In breve
- Se il tuo primo contributo è stato versato dal 1° gennaio 1996 sei un contributivo puro: hai regole diverse da chi ha iniziato prima, e in parte più severe.
- Le porte di uscita sono quattro: vecchiaia a 67 anni, anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi, anticipata contributiva a 64 anni e vecchiaia contributiva a 71 anni.
- Per uscire a 64 anni serve un assegno di almeno 1.638,72 euro al mese nel 2026. È la condizione che ferma quasi tutti.
- Novità 2026: quella soglia non si può più raggiungere sommando la rendita del fondo pensione. Chi aveva pianificato l’uscita così deve rifare i conti.
- La pensione non dipende dall’ultimo stipendio ma da tutti i contributi versati in vita: ogni anno di lavoro nero, di buchi o di redditi bassi pesa per sempre.
- I requisiti salgono di un mese nel 2027 e di tre mesi dal 2028, poi continueranno ad adeguarsi alla speranza di vita.
Prima di tutto: sei davvero un contributivo puro?
La domanda sembra banale ma è quella da cui dipende tutto il resto. Sei un contributivo puro se non hai nemmeno una settimana di contributi versata prima del 1° gennaio 1996. Non conta quando sei nato, conta quando è stato versato il primo contributo.
Questo significa che un nato nel 1975 che ha iniziato a lavorare a 22 anni, nel 1997, è un contributivo puro; un nato nel 1978 che a 17 anni ha fatto una stagione estiva regolarmente contribuita nel 1995 non lo è, e ricade nel sistema misto, con regole in parte più favorevoli. È una differenza che vale anni di lavoro, e si verifica in un modo solo: leggendo l’estratto conto contributivo e guardando la prima riga in assoluto.
Tre casi che spostano la risposta
Contributi figurativi accreditati per periodi precedenti al 1996: disoccupazione, malattia e maternità di quegli anni. Il servizio militare è il caso più discusso, ma va chiesto: se non hai mai presentato la domanda di accredito, non è nel tuo estratto conto e non incide (ne parliamo nelle domande frequenti).
Periodi riscattati che si collocano prima di quella data, come una laurea conseguita nei primi anni Novanta: il riscatto colloca i contributi negli anni del corso di studi, non nell’anno in cui lo paghi.
Periodi di lavoro all’estero in un Paese UE, in Svizzera, nel Regno Unito o in uno Stato convenzionato con l’Italia: anche quelli, se collocati prima del 1996, si considerano per stabilire se hai anzianità contributiva a quella data. Non compaiono nell’estratto conto italiano, quindi vanno cercati apposta chiedendo l’estratto all’ente estero o l’estratto conto in regime internazionale all’INPS.
Se ne trovi anche uno solo, non sei un contributivo puro: cambia il sistema di calcolo e cambiano le porte di uscita.
Regno Unito: attenzione agli anni accreditati
Il conto contributivo britannico, il National Insurance record, non contiene solo gli anni effettivamente versati: contiene anche anni accreditati senza versamento. Fino alla riforma del 2010, per esempio, il Regno Unito accreditava automaticamente gli anni dei sedici, diciassette e diciotto anni, e altri crediti sono previsti per periodi di studio, disoccupazione o cura di familiari.
Significa che chi ha vissuto o studiato nel Regno Unito da ragazzo, prima del 1996, può avere anni nel proprio record senza avere mai lavorato lì davvero. Quegli anni risultano nel conto britannico e vanno verificati prima di dare per scontato di essere contributivi puri. Il record si consulta gratuitamente sul sito del governo britannico, con l’apposito servizio di controllo della propria posizione National Insurance.
Le quattro porte di uscita
Con le regole in vigore nel 2026, un contributivo puro ha quattro strade. Non se ne sceglie una: si esce dalla prima che si apre, e conviene sapere quali sono, perché due delle quattro hanno condizioni che non dipendono dall’età.
| Uscita | Età | Contributi | Condizione di importo | Finestra |
|---|---|---|---|---|
| Vecchiaia | 67 anni | 20 anni | Assegno almeno pari all’assegno sociale: 546,24 € al mese nel 2026 | Nessuna: primo giorno del mese successivo |
| Anticipata ordinaria | nessun limite | 42 anni e 10 mesi (41 e 10 per le donne) | Nessuna | 3 mesi · più lunga per i dipendenti pubblici |
| Anticipata contributiva | 64 anni | 20 anni effettivi | Assegno almeno 3 volte l’assegno sociale: 1.638,72 € al mese | 3 mesi |
| Vecchiaia contributiva | 71 anni | 5 anni effettivi | Nessuna | Nessuna: primo giorno del mese successivo |
La finestra è il tempo che passa tra il giorno in cui maturi il requisito e il giorno in cui la pensione decorre davvero: tre mesi per le due uscite anticipate, nessuna attesa per le due di vecchiaia. Nel conto vanno messi anche i mesi in cui non prendi né stipendio né pensione.
Dipendenti pubblici: la finestra è più lunga
Per chi ha la pensione a carico delle gestioni pubbliche CPDEL, CPS, CPI e CPUG (enti locali, sanità, scuola, ufficiali giudiziari), la pensione anticipata ordinaria non decorre dopo tre mesi ma dopo 5 mesi se i requisiti maturano nel 2026, 7 mesi nel 2027 e 9 mesi dal 2028 in poi. L’allungamento non si applica a chi accede con il cumulo dei periodi assicurativi.
La quarta riga è la rete di sicurezza: chi ha lavorato poco, in modo discontinuo o con redditi molto bassi, e non raggiunge né i venti anni né l’importo minimo, può comunque andare in pensione a 71 anni con soli cinque anni di contributi effettivi. È una consolazione amara, ma è il motivo per cui nessuno resta senza nulla.
Quale porta si apre per prima nel tuo caso? Inserisci data di nascita e anni di contributi: il calcolatore le confronta tutte e ti dà la prima data utile. Gratis, senza registrazione.
La soglia dei 1.638,72 euro: la condizione che ferma quasi tutti
L’uscita a 64 anni è la più desiderata e la meno accessibile. Oltre ai venti anni di contributi effettivi, richiede che la pensione calcolata raggiunga tre volte l’assegno sociale, cioè 1.638,72 euro lordi al mese nel 2026. Per le lavoratrici madri la soglia scende a 1.529,47 euro con un figlio e a 1.420,22 euro con due o più figli, e l’età si riduce di quattro mesi per figlio, fino a un massimo di dodici.
Tradotto: per uscire a 64 anni bisogna aver avuto una carriera continua e retribuzioni sopra la media. Con vent’anni di contributi e uno stipendio medio la soglia non si raggiunge, e la porta resta chiusa fino ai 67 anni.
Cosa è cambiato nel 2026 (e riguarda proprio te)
La legge di bilancio 2025 aveva introdotto una possibilità importante: sommare all’assegno INPS la rendita del fondo pensione per arrivare alla soglia. Molti contributivi puri ci avevano costruito sopra il proprio piano di uscita.
La legge di bilancio 2026 ha abrogato quella norma (articolo 1, comma 195, della legge 199/2025). L’INPS, con la circolare 19 del 2026, ha precisato che il computo non si applica nemmeno a chi ne aveva già fatto richiesta nella domanda di pensione. Dal 2026 la soglia va raggiunta con il solo assegno INPS.
Non è un buon motivo per abbandonare il fondo pensione, che resta il modo più efficiente per integrare l’assegno e permette la RITA. È un buon motivo per non contarci ai fini della data di uscita.
Un’altra data da segnare: dal 2030 la soglia sale a 3,2 volte l’assegno sociale, cioè 1.747,97 euro ai valori del 2026, e con la rivalutazione sarà di più. Le riduzioni per le lavoratrici madri restano ferme. Chi oggi ha quarantacinque anni e punta ai 64 deve fare i conti con quel valore, non con quello di oggi.
C’è infine un limite che sorprende chi lo scopre tardi: fino ai 67 anni la pensione anticipata contributiva non può superare cinque volte il trattamento minimo INPS. Chi avrebbe diritto a un assegno più alto lo riceve comunque, ma solo dal compimento dell’età di vecchiaia.
Quanto prenderai: come funziona davvero il contributivo
Nel sistema contributivo la pensione non ha alcun rapporto con l’ultimo stipendio. Funziona come un salvadanaio: ogni anno una quota della retribuzione (il 33% per i dipendenti, il 24-26% per gli autonomi) entra in un conto virtuale, il montante, che si rivaluta ogni anno in base alla crescita del PIL degli ultimi cinque anni. Al momento della pensione il montante viene moltiplicato per un coefficiente di trasformazione che dipende dall’età: più tardi esci, più alto è il coefficiente, più alta è la pensione.
Due carriere a confronto. Luca e Marco hanno lo stesso stipendio finale, 2.200 euro netti al mese.
Luca ha lavorato senza interruzioni dai 25 ai 67 anni. Marco ha iniziato a 32 anni dopo il dottorato, ha avuto tre anni di buchi tra un contratto e l’altro ed è stato due anni all’estero senza versare in Italia.
A 67 anni Luca ha 42 anni nel salvadanaio, Marco 30. La pensione di Marco sarà inferiore di circa un terzo, a parità di ultimo stipendio. Nel contributivo non conta dove arrivi: conta tutta la strada.
È il motivo per cui il tasso di sostituzione, cioè il rapporto tra la prima pensione e l’ultimo stipendio, per i contributivi puri si colloca in genere tra il 60 e il 75% per una carriera continua da dipendente, e scende sotto il 50% per carriere spezzate o per molti autonomi, che versano aliquote più basse. Se vuoi vedere cosa significa in euro sul tuo caso, il calcolatore della pensione netta parte dal lordo e ti dice quanto arriva davvero in banca.
I requisiti crescono: cosa è già deciso
Nessuno andrà in pensione con i requisiti di oggi, e vale la pena saperlo per tempo invece di scoprirlo a sessant’anni.
| Anno | Vecchiaia | Anticipata (uomini) | Anticipata contributiva |
|---|---|---|---|
| 2026 | 67 anni | 42 anni e 10 mesi | 64 anni |
| 2027 | 67 anni e 1 mese | 42 anni e 11 mesi | 64 anni e 1 mese |
| Dal 2028 | 67 anni e 3 mesi | 43 anni e 1 mese | 64 anni e 3 mesi |
L’aumento di tre mesi legato alla speranza di vita è stato spalmato su due anni per attenuarne l’impatto. Dopo il 2028 l’adeguamento continua ogni due anni, in base ai dati Istat: non è una previsione, è il meccanismo di legge. Per chi oggi ha trent’anni è ragionevole aspettarsi un’età di vecchiaia più vicina ai 69-70 anni che ai 67, ma nessuno può dirti oggi la cifra esatta, e chi te la dice sta indovinando.
Le cinque cose che puoi fare adesso
Qui sta la differenza tra leggere un articolo e cambiare qualcosa. A trenta o quarant’anni le leve che contano sono ancora tutte disponibili, e valgono molto più di qualunque riforma futura.
- Leggi l’estratto conto, oggi. Non a sessant’anni. È l’unico modo per sapere se sei contributivo puro, quante settimane hai davvero e se mancano periodi. Come si legge riga per riga, e come chiedere la correzione se qualcosa non torna. Un contributo omesso segnalato a trent’anni si recupera; a sessanta spesso no.
- Valuta i riscatti quando conviene, non quando è tardi. Il riscatto della laurea nella versione agevolata costa meno e si può detrarre; il costo cresce con il reddito, quindi farlo da giovani conviene quasi sempre di più. Tutti i casi in cui si può riscattare.
- Non perdere gli anni all’estero. Se hai lavorato in un Paese UE, in Svizzera, nel Regno Unito o in uno Stato convenzionato, quegli anni contano per il diritto. Non compaiono nell’estratto conto ordinario, quindi vanno recuperati apposta: come si sommano i contributi esteri.
- Apri un fondo pensione e non guardarlo più. Non serve più a raggiungere la soglia dei 64 anni, ma resta lo strumento con il miglior trattamento fiscale che esista in Italia, e con la RITA permette di smettere di lavorare prima usando il capitale accumulato. Il tempo qui vale più dei versamenti: vent’anni di piccoli contributi battono cinque anni di grandi contributi.
- Evita i buchi, quando puoi sceglierlo. Un anno senza contributi a trent’anni pesa più di un anno senza contributi a sessanta, perché perde tutta la rivalutazione. Nei periodi scoperti esistono i contributi figurativi e, in alcuni casi, i versamenti volontari.
Domande frequenti
Ho iniziato a lavorare nel 1996: cosa cambia rispetto a chi ha iniziato nel 1995?
Chi ha almeno un contributo prima del 1996 rientra nel sistema misto: la parte di pensione fino al 2011 si calcola con il metodo retributivo, legato alle ultime retribuzioni, che è più generoso. Chi ha iniziato dal 1996 ha tutto calcolato con il contributivo. In compenso il contributivo puro ha due porte in più, l’anticipata a 64 anni e la vecchiaia a 71, che al misto non spettano.
Ho solo contributi figurativi prima del 1996: posso rinunciarci per rientrare nel contributivo puro?
No, ed è proprio il caso in cui la rinuncia non è ammessa. In generale la normativa consente di rinunciare alla valutazione di periodi di contribuzione figurativa, ma non in due situazioni (circolare INPS n. 11/2013 e messaggio INPS n. 4987/2017):
- quando i periodi figurativi sono già stati utilizzati per liquidare precedenti prestazioni;
- quando l’accredito figurativo si riferisce a periodi precedenti il 1° gennaio 1996 e il lavoratore non aveva maturato alcun contributo al 31 dicembre 1995: in quel caso è proprio l’accredito figurativo ad attribuire la qualifica di “vecchio iscritto”.
C’è però un passaggio prima, e cambia tutto: alcuni accrediti figurativi, come quello del servizio militare, non sono automatici, si ottengono solo su domanda. Finché non la presenti, quel periodo non è nel tuo estratto conto e la tua posizione non cambia. Una volta chiesto e accreditato, invece, non puoi più rinunciarvi.
Quindi la domanda da farsi non è “come me ne libero”, ma “mi conviene chiederlo?”. Se sei un contributivo puro, chiedere l’accredito del servizio militare svolto prima del 1996 ti fa diventare vecchio iscritto: guadagni un anno di contributi e il calcolo misto, che è più favorevole sull’importo, ma perdi l’uscita a 64 anni e quella a 71. È una scelta da fare con i numeri davanti, una volta sola e senza ripensamenti.
Cosa sono i “venti anni effettivi” per l’uscita a 64 anni?
Sono anni di contribuzione da lavoro o da riscatto: non contano i contributi figurativi, per esempio quelli da disoccupazione o da malattia. È una differenza che può spostare la data anche di due o tre anni rispetto a quanto si legge nel totale dell’estratto conto.
Se cambio spesso lavoro perdo i contributi?
No, i contributi restano tuoi e si sommano, anche tra gestioni diverse. Il problema non sono i cambi di lavoro ma i periodi scoperti tra un contratto e l’altro, e le gestioni con aliquote più basse: chi passa anni in Gestione separata versa circa un quarto del reddito, contro il 33% di un dipendente, e il salvadanaio cresce più lentamente.
La pensione minima vale anche per me?
No, ed è una delle regole più dure del contributivo puro: l’integrazione al trattamento minimo non spetta. Se l’assegno calcolato è basso, resta basso. Al compimento dei 67 anni, in presenza dei requisiti di reddito, si può chiedere l’assegno sociale, che è una prestazione assistenziale e non una pensione.
Conviene versare di più per uscire prima?
Versare di più aumenta l’importo, e quindi può aprire la porta dei 64 anni, ma non riduce gli anni di contributi richiesti. La leva più efficace per anticipare l’uscita non è versare di più oggi: è non avere buchi e recuperare tutto quello che ti spetta già.
Vuoi sapere la tua data e il tuo importo, con i numeri veri? Nel check-up leggiamo il tuo estratto conto, verifichiamo se sei contributivo puro, calcoliamo la soglia dei 64 anni sul tuo caso e ti diciamo su quali leve conviene agire adesso.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link










