Più Europa, ma come? Le incognite del piano von der Leyen analizzate da Zecchini


Il discorso sullo Stato dell’Unione di Ursula von der Leyen rilancia l’ambizione di un’Europa più integrata su difesa, energia, IA e partenariati strategici, a partire dal Canada. Una visione ampia e coraggiosa, secondo Salvatore Zecchini, economista Ocse, che però resta ancora carente di risposte concrete sui nodi della crescita economica e della competitività europea

19/09/2026

In un’Europa attraversata dai forti venti del nazionalismo ed autoritarismo, il discorso del presidente della Commissione sullo stato dell’Ue appare come un atto di coraggio e di fede nella crescente coesione dei suoi membri nel giungere a rappresentare posizioni comuni, come quelle realizzabili in una confederazione. Posizioni comuni nel fronteggiare le minacce potenziali ed attuali di paesi aggressori alle sue frontiere, nel creare le condizioni di una minore dipendenza se non proprio di indipendenza dall’alleanza con gli Usa, e nel rendersi autonoma dai contributi materiali e tecnologici di paesi distanti in termini geopolitici o di valori democratici. Nel quadro tracciato dalla von der Leyen l’ambizione è notevole, ma la declinazione dei passi necessari sembra disorganica ed incompleta. A tratti si avverte un senso di celebrazione dei punti di forza dell’Unione e non lo stimolo a rafforzarli ed allargarli.

In realtà l’Ue sta attraversando uno dei periodi più difficili della sua costruzione, con le maggiori economie in una fase di prolungata stagnazione, di distanziamento dai paesi leader in campo tecnologico e di inverno demografico. Gli stessi valori di solidarietà sociale, welfare e benessere diffuso sono a rischio di sostenibilità in assenza di una forte reazione dei governi per innovare e riformare i sistemi nazionali. Ma quanto maggiore è l’esigenza di cambiamento tanto più intense si fanno le resistenze, mentre si diffondono le credenze negli estremismi e nei populismi, o peggio, che è meglio fare da sé piuttosto che mantenere una convergenza di interessi ed azioni con i paesi partner.

Contro queste derive si è pronunciata la von der Leyen, andando anche al di là dei campi di stretta competenza dell’Unione. Ha avuto il coraggio di tracciare alcune linee di intervento nei campi della difesa, dell’immigrazione incontrollata, del controllo dei social media, della questione palestinese, e della cooperazione politica con paesi terzi. La mossa politica più appariscente è senza dubbio l’offerta di un partenariato Ue-Canada, per elevare l’attuale accordo di libero scambio Ceta al livello di un’Alleanza per il Futuro. In sostanza ha proposto di fare di questo paese il primo membro associato dell’Ue.

Molti si chiedono in cosa dovrebbe consistere questa alleanza, oppure associazione. La prima risposta l’ha data la stessa von der Leyen, parlando di collaborazione nei campi dell’energia, manifattura intelligente, materiali critici, IA, quantum computing e progetti di punta nell’Artico. Di particolare importanza, inoltre, dovrebbero essere i processi di integrazione delle basi industriali per la difesa e la cooperazione per la sicurezza economica e quella informatica. Potrebbero sembrare iniziative difficilmente realizzabili, ma aprirebbero nuovi spazi di sviluppo economico e tecnologico per i paesi europei.

Nella stessa linea si collocano i riferimenti fatti ai trattati commerciali firmati con paesi di grande peso, ovvero India, Mercosur, Messico, Indonesia e Australia. Al rifiuto della globalizzazione da parte del Presidente Trump e di molti paesi si contrappone l’approccio europeo per regioni, in cui un’apertura dei mercati esterni, in gran parte analoga a quella della globalizzazione, è perseguita con accordi bilaterali per area geografica. Nella stessa ottica è lanciato un nuovo progetto di collegamento internazionale, il Corridoio Centrale, che colleghi il Caucaso Meridionale e l’Asia Centrale direttamente al mercato europeo.

L’obiettivo è diversificare le vie di comunicazione, accorciare i tempi di transito e favorire gli scambi, ma sul potenziale economico e fattibilità rimangono molti dubbi perché si contrappone agli interessi di Mosca e il potenziale di mercato non è comparabile ai mercati del Sud-Est Asiatico. Altre proposte nel campo ampio sono quelle sulla difesa comune. Come reazione agli attacchi informatici, le incursioni di droni e i sabotaggi, propone un Consiglio Europeo per la Sicurezza e un nuovo Strumento europeo per gli abilitatori strategici, comprendenti difesa aerea e missilistica, trasporti e rifornimenti in volo. In essenza, si intende affiancare alla cooperazione Nato secondo l’art.4 un meccanismo di difesa europea. Di fatto, l’Ue diverrebbe un luogo istituzionale in cui si trattano e programmano iniziative strategiche per la difesa comune.

Sull’immigrazione illegale, l’emergenza a Ceuta ha indotto a proporre un nuovo quadro europeo di risposta alle emergenze, in aggiunta all’accelerazione dei rimpatri, al miglioramento del sistema di allerta precoce e al rafforzamento delle operazioni di Frontex. Queste iniziative dimostrano che il recente Patto sulle Migrazioni e l’asilo non è sufficiente ad affrontare il problema. Si aggiunge anche una proposta per investire sulla formazione del capitale umano dei paesi di provenienza degli immigrati. È altresì coraggiosa la presa di posizione sulla questione palestinese, dando pieno sostegno alla soluzione dei due Stati, che tra l’altro era prevista nell’originaria risoluzione dell’Onu che diede vita ai due Stati.

Nell’ambito di stretta competenza dell’Ue, risalta l’assenza di commenti sul problema del rilancio della crescita economica dopo la fine del Pnrr e sulla ripresa del programma di stabilizzazione delle finanze pubbliche. Implicitamente, lascia intendere che la crescita dovrebbe derivare dall’impatto delle riforme, un risultato che in realtà può manifestarsi gradualmente dopo anni dalla loro introduzione. La semplificazione delle regolamentazioni, che non è come la più efficace deregolamentazione, potrebbe invece, stimolare gli investimenti e l’imprenditorialità qualora fosse estesa e di facile applicazione. Allo stesso scopo, ha insistito sulla costituzione di un unico mercato europeo per i risparmi e gli investimenti dopo anni di negoziazioni senza risultati sull’unione dei mercati finanziari.

I punti centrali del discorso sono indubbiamente l’energia e lo sviluppo dell’IA. Sul primo, propone di intervenire sul problema del cambiamento climatico e delle ondate di calore soffocante, come avvenuto di recente, presentando un Piano di emergenza e intervenendo sulla carenza di sottoscrizioni di assicurazioni contro le avversità climatiche. Non si parla di controlli sulle emissioni inquinanti, né dei costi della loro riduzione, emissioni che sono fattore principale del riscaldamento, ma si propende per un misto di misure tra mitigazione delle conseguenze ed adattamento. In altri termini, la strategia si è spostata in parte sulla gestione, oltre che riduzione dei rischi. In particolare, l’attenzione si concentrerà su un centinaio tra i territori europei più vulnerabili. Al centro della strategia energetica rimane, tuttavia, la riduzione dell’impiego di combustibili fossili e il passaggio alle energie pulite, con in primo piano le rinnovabili. Si precisa che il traguardo da raggiungere consiste nel raddoppiare le quota dell’elettricità nei consumi energetici entro il 2040, col beneficio di poter ridurre di 280 miliardi all’anno la fattura sulle importazioni di energia fossile.

Sul tema dell’IA, la strategia esposta prevede il contenimento dei rischi, particolarmente quelli dei modelli che si auto-migliorano continuamente senza intervento umano. In merito, riconosce che le regole del AI Act sono soltanto uno strumento per limitare il problema, ma mira a collaborare con altri paesi per valutare i modelli, verificarli e metterli in sicurezza. Riconosce, peraltro, che per trarre i maggiori benefici da questa tecnologia l’Ue deve investire massicciamente nella capacità computazionale ed impegnarsi nel trasferire l’IA dalla fase di sviluppo all’applicazione operativa nelle imprese manifatturiere e nei servizi, siano essi l’istruzione, la sanità, i trasporti e la sicurezza. La sfida è nota ma sul modo di vincerla mancano indicazioni. Nella consapevolezza, invece, dell’impatto sull’occupazione, intende puntare sul miglioramento della formazione del lavoro e sulla qualità dei posti di lavori. A tal fine anticipa che presenterà una proposta entro l’anno. La sensibilità verso lo spirito sociale è manifesta anche nel richiamo dell’approssimarsi del decimo anniversario del Pilastro Europeo dei Diritti Sociali.

Per riflettere sulla visione del futuro dell’Europa, in occasione del 70esimo del Trattato di Roma, si lancerà un nuovo Congresso d’Europa sull’esempio di quello che ebbe luogo nel 1949 e condusse all’origine della cooperazione europea. Ma alla fine, l’insieme del discorso della von der Leyen rimane su un piano di propositi e obiettivi seppur meritevoli, con pochi atti concreti ed importanti assenze di trattazione in campo economico. Intanto, il quadro geopolitico evolve rapidamente verso un nuovo anno di importanti appuntamenti elettorali e di possibili cambiamenti di governo. Quante di queste mete potranno essere raggiunte dipenderà dal grado di coesione intra-europea che emergerà e dalle sfide comuni con cui bisognerà confrontarsi.


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