Il Sistema Ets (Emission Trading System) venne costituito con la Direttiva 2003/87/CE che istituisce un sistema di scambio per le quote di emissioni dei gas a effetto serra nell’Unione Europea. L’obiettivo è affrontare i cambiamenti climatici riducendo le emissioni in modo economicamente efficiente. Questo sistema si basa sul principio del “cap and trade” (limitazione e scambio). Il tetto (cap) si riferisce al limite fissato sulla quantità totale di emissioni generate, il quale viene ridotto ogni anno in linea con l’obiettivo climatico. Questo limite viene espresso in quote di emissione, in cui una quota dà diritto a emettere una tonnellata di CO2 equivalente; le quote vengono vendute all’asta e possono essere scambiate. In certi casi le imprese ricevono alcune quote a titolo gratuito; questa allocazione si basa al momento su 54 parametri di performance; uno dei criteri principali riguarda il cosiddetto Carbon Leakage Risk (ossia il rischio di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio).
Le entrate dell’Ets confluiscono principalmente nei bilanci nazionali e, dal 2023, gli Stati membri devono utilizzarle per sostenere investimenti volti alla transizione energetica.
Evoluzione normativa
Il Protocollo di Kyoto del 1997 fissò per la prima volta obiettivi di riduzione delle emissioni giuridicamente vincolanti; questo determinò la necessità di strumenti politici per raggiungere tali obiettivi. Nel marzo 2000, la Commissione europea presentò un Libro Verde contenente le prime idee sulla progettazione del sistema Ets dell’UE. La Direttiva Ets venne successivamente adottata nel 2003 e il sistema fu avviato nel 2005; nel corso degli anni fu sottoposta a diverse revisioni. Il sistema si trova attualmente nella sua quarta fase (2021-2030). La Direttiva Ets per la quarta fase di scambio fu revisionata una prima volta nel 2018; successivamente, il 14 luglio 2021, la Commissione europea presentò “Pronti per il 55%” (“Fit for 55”), un insieme di proposte volte a riformare la politica climatica ed energetica dell’UE, incluso il sistema Ets, per attuare il Green Deal.
Il Parlamento europeo e il Consiglio dell’UE approvarono tutte le proposte relative all’ETS entro giugno 2023. Le principali modifiche concordate nella revisione 2023 della Direttiva ETS includono un inasprimento del tetto per ridurre le emissioni del 62% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2005; l’assegnazione gratuita di quote alle imprese fu ridotta e resa condizionata agli sforzi di decarbonizzazione delle imprese; furono mobilitate maggiori risorse per sostenere cittadini e imprese nella transizione verde. Inoltre, gli Stati membri si impegnarono a destinare tutte le entrate dell’ETS all’azione per il clima e a una transizione verde ed equa; di conseguenza, i bilanci del Fondo per l’innovazione e del Fondo di modernizzazione vennero aumentati.
L’ultima proposta: luglio 2026
Venerdì 17 luglio 2026, la Commissione europea ha presentato la nuova proposta di revisione dell’Ets. L’obiettivo di quest’ultima revisione è ridurre la pressione sull’industria mantenendo lo stesso obiettivo climatico. In altre parole, la Commissione punta a rallentare il ritmo di riduzione delle emissioni concesse, sostenendo che il target al 2040 resti raggiungibile poiché l’orizzonte si allunga e altri strumenti coprono la differenza.
Modifiche chiave
- Linear Reduction Factor (LRF): scende al 3,7% nel periodo 2031-2035 e all’1,7% nel 2036-2040; il tetto alle emissioni diminuisce quindi più lentamente, rendendo disponibili più permessi CO2 per l’industria.
- Crediti internazionali: consentiti fino al 2%, per finanziare progetti di decarbonizzazione fuori dall’UE invece di tagliare le emissioni all’interno dell’Unione, offrendo maggiore flessibilità soprattutto nel periodo 2036-2040.
- Assegnazioni gratuite: prolungate oltre il 2030 e legate più strettamente agli investimenti in decarbonizzazione in Europa.
- Reinvestimento diretto: la Banca per la Decarbonizzazione Industriale avrà a disposizione 100 miliardi di euro da investire nella decarbonizzazione industriale europea, insieme all’obbligo per gli Stati membri di destinare il 50% delle entrate nazionali ETS alla decarbonizzazione.
- Carbon Border Adjustment Mechanism (Cbam): per i settori coperti dal meccanismo, applicato ai prodotti ad alta intensità energetica importati nell’UE, la riduzione delle assegnazioni gratuite rallenta e la loro eliminazione progressiva viene estesa fino al 2038.
La proposta introduce ulteriori modifiche, tra cui la riforma della Market Stability Reserve (MSR). L’MSR è uno strumento volto a correggere gli squilibri causati dalla circolazione di quote sul mercato. Se sul mercato circolano troppe quote, il prezzo della CO₂ tende a diminuire; se ce ne sono troppo poche, tende invece a crescere. Attualmente la riserva può contenere al massimo 400 milioni di quote e ogni eccedenza viene automaticamente cancellata. La proposta della Commissione prevedeva l’eliminazione di questo limite. Il 15 settembre, tuttavia, il Parlamento europeo ha adottato la propria posizione sulla componente MSR (367 voti favorevoli, 240 contrari e 59 astensioni), innalzando la soglia di cancellazione da 400 a 650 milioni di quote a partire dal 1° febbraio 2027, in una logica di maggiore stabilità dei prezzi della CO₂.
Inoltre, per ridurre il rischio di carbon leakage nei settori energivori, la Commissione proponeva di utilizzare circa 88 milioni di quote ETS aggiuntive da allocare gratuitamente; secondo le stime dell’esecutivo europeo, ciò corrisponderebbe a circa 6 miliardi di euro di risparmi per l’industria. Il 16 settembre il Consiglio dell’Unione europea ha definito la propria posizione sulla revisione dei benchmark heat and fuel per il periodo 2026-2030, aggiungendo ulteriori 33 milioni di quote rispetto alla proposta iniziale.
Tra le altre modifiche figurano il rafforzamento dell’Ets per i settori dell’aviazione e del trasporto marittimo e l’estensione del sistema all’incenerimento dei rifiuti. Parallelamente alla revisione dell’Ets è stato presentato anche il Piano di Elettrificazione, volto a rendere l’elettrificazione economicamente più conveniente rispetto ai combustibili fossili, rafforzando così gli incentivi agli investimenti.
Obiettivi prefissati
Il sistema Ets ha come principale obiettivo il contributo al raggiungimento dei target climatici dell’Unione Europea. Nel marzo 2026 l’UE ha modificato la Legge europea sul clima, introducendo per il 2040 un obiettivo di riduzione delle emissioni del 90% rispetto ai livelli del 1990. Di questa riduzione, almeno l’85% dovrà essere conseguito attraverso misure interne all’Unione, mentre fino al 5% potrà essere coperto mediante crediti internazionali di carbonio. L’obiettivo finale resta il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050, passando per una riduzione delle emissioni nette di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990.
I recenti sviluppi geopolitici hanno inoltre evidenziato la dipendenza europea dai combustibili fossili importati, con conseguenze significative sui prezzi dell’energia per famiglie e imprese e sulla competitività del sistema economico. In questo contesto è stato presentato il Piano di Elettrificazione, che fissa un obiettivo indicativo del 46%.
Monitoraggio dell’efficacia del sistema
Nell’ambito del sistema Ets, le imprese sono tenute a monitorare e comunicare annualmente le proprie emissioni, nonché a restituire un numero sufficiente di quote per coprirle integralmente. Il mancato rispetto di tali obblighi comporta sanzioni pari a 100 euro per ogni tonnellata di emissioni eccedente.
Prima dell’inizio del periodo di monitoraggio, gli impianti industriali e gli operatori aerei devono sottoporre il proprio piano di monitoraggio all’approvazione dell’autorità competente. Per gli impianti industriali, tale piano costituisce parte integrante dell’autorizzazione alle emissioni di gas a effetto serra.
Contestualmente all’introduzione del nuovo obiettivo climatico per il 2040, definito nel marzo 2026, è stata inoltre prevista una valutazione biennale dei traguardi intermedi e delle traiettorie di decarbonizzazione, applicabile dal 6 marzo 2027. Al momento non sono previsti ulteriori strumenti di rendicontazione per valutare l’efficacia della proposta della Commissione.
Nella fase attuale nessuna delle proposte è definitiva e il negoziato tra Commissione europea, Parlamento europeo e Consiglio dell’Unione europea è ancora in corso.
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