Riceviamo e pubblichiamo da Stefano Cianciotta*
PESCARA – Negli ultimi anni l’Abruzzo ha progressivamente cambiato il proprio posizionamento nel panorama economico nazionale, passando da regione percepita come periferica a territorio capace di attrarre investimenti, produrre innovazione e costruire nuove opportunità di sviluppo.
L’Abruzzo, infatti, sta vivendo una fase di trasformazione che lo sta portando a diventare uno dei principali laboratori di sviluppo industriale del Mezzogiorno. La capacità di attrarre investimenti, valorizzare le competenze e costruire una pubblica amministrazione proattiva ed efficiente, rappresentano oggi il principale fattore competitivo di un territorio.
L’Abruzzo sta dimostrando di possedere queste caratteristiche grazie a una solida capacità di interlocuzione con il Governo nazionale e ad una crescente managerialità delle amministrazioni locali.
Ne sono testimonianza il rilascio in soli 35 giorni dell’autorizzazione ZES per il nuovo stabilimento De Cecco ad Ortona e la capacità dei Comuni di Penne, San Salvo, Atessa ed Oricola, di favorire in tempi rapidi investimenti strategici come quelli di Cucinelli, Amazon, Irplast e Coca-Cola, oltre al revamping dell’altoforno della Pilkington a San Salvo del valore di 80 milioni. Un metodo di lavoro che rafforza l’attrattività dell’intero territorio regionale e valorizza gli ecosistemi industriali già consolidati.
Tra questi spicca il comparto aerospaziale, oggi uno degli asset strategici dell’economia regionale. Il Distretto Aerospaziale Abruzzo, con la presenza di Leonardo, Thales Alenia Space e Telespazio, rappresenta uno dei risultati più significativi dell’azione di coordinamento della Regione. La recente assegnazione di ulteriori risorse a Telespazio nell’ambito del Progetto Galileo e il bilaterale italo-francese sull’innovazione aerospaziale svolto in Abruzzo, confermano la crescente centralità del territorio nel settore.
Questi risultati arrivano mentre il settore automotive mostra i primi concreti segnali di ripresa, con un eloquente +17,3% in termini di produzione nei primi mesi del 2026 alla Stellantis di Atessa, rispetto allo stesso periodo del 2025.
Il riavvio del terzo turno e i nuovi investimenti annunciati nello stabilimento Stellantis di Atessa del valore di un miliardo di euro,e le eccellenti performance dello stabilimento Honda, indicano una ritrovata vitalità di una filiera determinante per l’economia regionale.
Anche il cluster farmaceutico continua a rafforzarsi. Con circa 2 miliardi di euro di export nel 2025, aziende come Menarini, Sanofi, Angelini Pharma, Dompé e Alfasigma confermano il ruolo dell’Abruzzo come uno dei principali poli farmaceutici del Paese.
A questa base industriale si affianca una straordinaria dotazione di infrastrutture della conoscenza. I Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale e il sistema universitario regionale, che conta circa 45.000 studenti (l’Abruzzo è la prima regione italianain proporzione ai residenti per numero di studenti universitari), costituiscono un patrimonio strategico per lo sviluppo futuro.
Se i risultati economici rappresentano il principale punto di forza della regione, la valorizzazione del capitale umano ne costituisce la sfida decisiva.
In un contesto globale caratterizzato dalla mobilità dei talenti, la competitività dei territori dipende sempre più dalla capacità di attrarre competenze qualificate e accelerare l’innovazione delle piccole e medie imprese.
In questo quadro il sistema universitario regionale, inserito nel progetto HAMU dell’Italia centrale, guidato dal Rettore dell’Università degli Studi de L’Aquila Fabio Graziosi, è chiamato a svolgere un ruolo decisivo per progettare insieme il futuro di queste comunità.
Anche la cybersecurity e la difesa rappresentano per l’Abruzzo settori ad alto potenziale. La presenza del Security Operation Centre di Leonardo a Chieti, il contributo di Thales e la futura sede distaccata dell’Agenzia Nazionale per la Cybersicurezza presso l’Università di Chieti-Pescara, rafforzano ulteriormente il posizionamento dell’Abruzzo nelle tecnologie geostrategiche.
Tutto questo delinea una regione che investe nelle competenze, nelle infrastrutture e negli ecosistemi dell’innovazione, rafforzando il proprio ruolo anche nelle sedi europee.
Il contributo fornito dal presidente Marsilio al dibattito sul futuro della politica industriale europea e sulla transizione giusta all’interno del Comitato Europeo delle Regioni, nel quale guida il Gruppo dei Conservatori ECR, testimonia una presenza istituzionale sempre più rilevante nei processi decisionali continentali.
L’affermazione dell’Abruzzo si inserisce inoltre in una fase positiva per il Mezzogiorno, che da diversi anni cresce a ritmi superiori alla media nazionale. In questo contesto la regione si distingue per i risultati ottenuti in termini di Pil, occupazione, manifattura, servizi e costruzioni.
Anche il turismo continua a registrare performance positive, sostenuto dagli investimenti nella promozione territoriale, mentre l’aeroporto d’Abruzzo ha superato per la prima volta il milione di passeggeri, rafforzando la sua funzione di infrastruttura strategica per l’internazionalizzazione della regione.
La crescita dell’Abruzzo si colloca pienamente nelle nuove direttrici della politica industriale europea, orientata a rafforzare competitività, sicurezza delle filiere e autonomia tecnologica. Non è un caso che molti dei settori che oggi trainano lo sviluppo regionale, dalla farmaceutica all’aerospazio, siano gli stessi individuati come strategici dall’Unione europea.
Dietro il successo dell’export italiano, che ha consentito al nostro Paese di rafforzare la propria posizione tra le principali economie manifatturiere mondiali, vi è anche il contributo delle imprese abruzzesi. Aziende che investono in innovazione, qualità e internazionalizzazione, generando valore aggiunto per l’intero sistema Paese.
Particolarmente significativo è anche l’andamento del mercato del lavoro. In pochi anni il tasso di disoccupazione regionale si è più che dimezzato, passando dal 10,9% al 4,4%, mentre la disoccupazione femminile è scesa al 7,1%, il valore più basso tra le regioni del Mezzogiorno. Oggi gli occupati sono circa 535.000, con un tasso di occupazione superiore alla media nazionale e nettamente più elevato rispetto al resto del Sud.
Questi numeri descrivono una trasformazione profonda.
L’Abruzzo non è più una regione che attende opportunità dall’esterno, ma un territorio che le crea. Una realtà che investe nell’innovazione, attrae capitali e genera occupazione qualificata, contribuendo concretamente agli obiettivi della politica di coesione europea.
Accanto ai risultati raggiunti restano però aperte sfide decisive. L’inverno demografico, la capacità di attrarre e trattenere competenze qualificate, la crescita dimensionale delle imprese e la diffusione dell’innovazione nelle PMI rappresentano le principali priorità strategiche dei prossimi anni. Sarà inoltre necessario rafforzare ulteriormente il collegamento tra università, ricerca e sistema produttivo.
La sfida non sarà soltanto attrarre nuovi investimenti, ma trasformare l’Abruzzo in una piattaforma europea dell’innovazione, della manifattura avanzata, delle scienze della vita, dell’aerospazio e delle tecnologie per la sostenibilità. Un luogo in cui imprese, università, centri di ricerca e istituzioni collaborino stabilmente per generare conoscenza, occupazione qualificata e opportunità per le nuove generazioni.
In un tempo in cui molte aree europee affrontano il declino demografico e la perdita di competitività, l’Abruzzo può dimostrare che esiste una strada diversa: quella di una regione che investe sul merito, valorizza i talenti, sostiene l’impresa e guarda al futuro con ambizione. Non una periferia che rincorre il cambiamento, ma un territorio che contribuisce a determinarlo.
È questa la direttrice lungo la quale dovranno muoversi le scelte dei prossimi anni: fare dell’Abruzzo una delle regioni più dinamiche del Mediterraneo e un punto di riferimento europeo per innovazione, sostenibilità e qualità della vita. La competitività di un territorio, infatti, non si misura soltanto attraverso gli indicatori economici o l’andamento dell’occupazione, ma nella sua capacità di attrarre investimenti, valorizzare il capitale umano, generare conoscenza e trasformarla in sviluppo diffuso.
La posizione dell’Abruzzo lungo il corridoio adriatico, la crescita della blue economy e gli investimenti nelle energie rinnovabili e nell’economia circolare rappresentano ulteriori fattori competitivi, capaci di integrare manifattura, sostenibilità e internazionalizzazione.
L’Abruzzo dispone oggi degli elementi necessari per affrontare una nuova stagione di sviluppo: una solida base industriale, un patrimonio di competenze, istituzioni sempre più capaci di accompagnare gli investimenti e un ecosistema dell’innovazione in costante crescita.
La sfida che si apre non consiste soltanto nel consolidare i risultati raggiunti, ma nel trasformare la regione in uno dei laboratori europei della manifattura avanzata, della ricerca e delle tecnologie strategiche.
In un tempo segnato da profonde transizioni economiche, tecnologiche e geopolitiche, l’Abruzzo può dimostrare che anche una regione di medie dimensioni può diventare protagonista del cambiamento. Non una periferia che osserva il futuro, ma uno dei luoghi in cui il futuro prende forma.
*economista, Capo di Gabinetto della Presidenza della Giunta Regionale
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