«Alla luce della crescente frammentazione globale e dei conflitti geopolitici, molti governi e aziende stanno investendo nella resilienza. Questa necessità è coincisa con l’avvento dell’intelligenza artificiale, una tecnologia che può ampliare i confini del possibile. Di conseguenza, la sicurezza tecnologica sta diventando un pilastro della strategia di sicurezza economica nazionale», dichiara Tiffany Wilding, economista di Pimco.
Come illustriamo nell’ultimo Cyclical Outlook, “Crescita resiliente, rischi in aumento”, il risultato è stata un’ondata senza precedenti di impegni di investimento volti ad ampliare le infrastrutture legate all’intelligenza artificiale. «Al momento della stesura del presente documento, la spesa in conto capitale annunciata dalle grandi aziende tecnologiche statunitensi indica oltre 1.000 miliardi di dollari di investimenti nel 2026, secondo i documenti depositati dalle società, con una previsione di ulteriori esborsi pari a circa 1.500 miliardi di dollari negli anni successivi», prosegue l’esperta.
Secondo l’analista, «l’intelligenza artificiale non è mai stata semplicemente una questione di investimenti statunitensi. Lo sviluppo delle infrastrutture sta sostenendo la domanda statunitense, la produzione lungo tutta la catena di approvvigionamento tecnologica globale e, in misura crescente, gli investimenti in altre economie. Ciò ha reso l’intelligenza artificiale un’importante fonte di sostegno sia per l’espansione degli Stati Uniti che per quella globale».
L’impatto dell’AI sui rischi ciclici e la crescita
«Allo stesso modo», prosegue l’esperta, «sta diventando anche un importante rischio ciclico. È fondamentale sottolineare che non è necessario che gli investimenti nell’AI subiscano un crollo affinché il loro contributo alla crescita si affievolisca. Poiché la crescita economica dipende dalla variazione della spesa piuttosto che dal suo livello, anche un livello di investimenti ancora elevato può fornire un impulso sempre minore se il suo tasso di crescita rallenta». «Di seguito, mettiamo in evidenza tre osservazioni su come il ciclo degli investimenti nell’intelligenza artificiale stia già ridefinendo l’economia globale», prosegue Wilding.
Secondo l’esperta, «l’intelligenza artificiale sta sostenendo l’economia statunitense non solo attraverso gli investimenti», in quanto gli investimenti nel campo dell’AI «stanno stimolando la domanda interna degli Stati Uniti, ma l’elevato contenuto di importazioni riduce sostanzialmente l’impatto diretto sulla crescita reale del pil statunitense. Ciononostante, l’intelligenza artificiale sta sostenendo l’economia statunitense anche in altri modi. Le aspettative di una maggiore produttività hanno dato slancio al mercato azionario statunitense e sembrano aver indotto i consumatori a spendere di più – e questo “effetto ricchezza” sta contribuendo a rafforzare la domanda». «A questo proposito è utile fornire alcune informazioni di base su come viene misurato il prodotto economico degli Stati Uniti», precisa l’analista.
Come viene misurato l’impatto dell’AI nel pil degli Stati Uniti
«Il pil registra dove avviene la produzione, non semplicemente dove vengono effettuate le spese di investimento. Un server o una scheda grafica acquistati da un data center statunitense aumentano gli investimenti statunitensi indipendentemente dal luogo in cui sono stati prodotti. Tuttavia, se tali apparecchiature sono importate, la transazione fa aumentare anche le importazioni, che vengono sottratte nel calcolo del pil basato sulla spesa. In altre parole, i dati sugli investimenti riflettono l’acquisizione di capitale produttivo, mentre l’adeguamento relativo alle importazioni garantisce che la produzione estera non venga conteggiata come produzione statunitense».
«I Conti nazionali del reddito e del prodotto (National Income and Product Accounts, Nipa), pubblicati dal Bureau of Economic Analysis (Bea) degli Stati Uniti, non identificano gli investimenti nell’AI come una categoria a sé stante. Gli investimenti nell’AI rientrano invece in diverse componenti degli investimenti fissi non residenziali, tra cui le apparecchiature per l’elaborazione delle informazioni, il software, la ricerca e sviluppo, le strutture dei data center e le infrastrutture energetiche. Combinando le principali categorie di investimenti legati all’AI con i corrispondenti flussi commerciali e le variazioni delle scorte, è possibile stimare l’impulso netto alla crescita interna», prosegue Wilding.
«Sulla base di questi calcoli, stimiamo che, in media, dall’inizio del 2025 gli investimenti legati all’intelligenza artificiale abbiano contribuito direttamente solo per circa 0,4 punti percentuali alla crescita reale annualizzata del pil statunitense su base trimestrale, su una crescita complessiva del pil pari a circa il 2% in quel periodo, una quota relativamente modesta», dichiara l’esperta.
«Ma ciò sottostima notevolmente la portata del boom degli investimenti in sé», continua l’analista. «Stimiamo che gli investimenti legati all’intelligenza artificiale abbiano contribuito per circa 1,2 punti percentuali alla crescita media annualizzata del 2,7% della domanda interna statunitense nello stesso periodo. In altre parole, la spinta alla spesa statunitense è stata molto più consistente di quella alla produzione statunitense, poiché una quota significativa di tale spesa è stata destinata a beni importati».
«Gli investimenti diretti non sono l’unico canale attraverso il quale il boom dell’intelligenza artificiale sta sostenendo l’economia statunitense. L’ottimismo legato all’intelligenza artificiale sembra inoltre sostenere la crescita attraverso le condizioni finanziarie. Le aspettative di un aumento futuro della produttività e degli utili hanno contribuito alle elevate valutazioni dei titoli azionari statunitensi, incrementando il patrimonio delle famiglie e sostenendo i consumi», prosegue Wilding.
«Utilizzando il modello della Federal Reserve per stimare l’impulso alla crescita derivante dalle condizioni finanziarie (si veda il nostro Macro Signposts del 30 settembre 2026), stimiamo che l’equity wealth channel, ossia il canale dell’effetto ricchezza legato al mercato azionario abbia fornito un ulteriore sostegno alla crescita pari a circa 0,5-0,7 punti percentuali, ovvero circa da 1 a 1,5 volte l’impulso alla crescita generato dall’investimento stesso». «Nel loro insieme, queste stime indicano che i fattori legati all’intelligenza artificiale hanno fornito un sostegno significativo alla crescita degli Stati Uniti, anche se l’effetto diretto sugli investimenti interni è notevolmente inferiore a quanto potrebbero far supporre i dati complessivi relativi alle spese in conto capitale», afferma l’esperta.
Le ricadute globali sulle catene di approvvigionamento
«In secondo luogo, ciò che “fuoriesce” dal pil statunitense attraverso le importazioni non scompare dal pil globale», rileva Wilding. «I processori, i server e le apparecchiature di rete importati per costruire i data center statunitensi rappresentano produzione e reddito generati altrove. La forte domanda statunitense ha di conseguenza fornito un potente impulso alle economie inserite nella catena di approvvigionamento dell’hardware per l’AI. I nostri dati aggiornati sul commercio mostrano un’esposizione alle esportazioni legate all’AI particolarmente elevata, pari a circa il 30% del pil per Taiwan e a oltre il 15% per la Corea del Sud, a dimostrazione di quanto sia diventato ampio il ciclo tecnologico rispetto alle dimensioni delle economie interessate. Anche il Messico è diventato una parte importante della catena di approvvigionamento nordamericana».
Secondo l’analista «questi indicatori misurano l’esposizione lorda alle esportazioni rispetto al pil, piuttosto che il contributo in termini di valore aggiunto interno delle esportazioni legate all’intelligenza artificiale. Ciononostante, illustrano la portata dell’esposizione della catena di approvvigionamento globale al boom degli investimenti». «In altre parole», chiarische Wilding, «l’elevata componente di importazioni limita il contributo diretto degli investimenti nell’intelligenza artificiale alla crescita degli Stati Uniti, ma allo stesso tempo gli Stati Uniti esportano parte dell’impulso degli investimenti nel resto del mondo. Il boom degli investimenti in conto capitale negli Stati Uniti sta quindi sostenendo sempre più un ciclo produttivo e commerciale molto più ampio, in particolare lungo la catena di approvvigionamento tecnologica asiatica».
L’espansione del mercato delle infrastrutture AI a livello globale
«In terzo e ultimo luogo», prosegue l’esperta, «gli Stati Uniti non sono più l’unica fonte significativa di domanda di infrastrutture per l’AI. Anche la Cina è stata tra i primi a muoversi in questo senso, mentre altre regioni dell’Asia e del Medio Oriente stanno investendo sempre di più in capacità di calcolo, data center e nelle infrastrutture di supporto necessarie per alimentarli. Man mano che un numero crescente di economie cerca di sviluppare capacità di calcolo interne, gli investimenti nelle infrastrutture per l’AI interagiscono sempre più con le priorità nazionali più ampie relative alla sicurezza tecnologica, alla disponibilità energetica e alla resilienza della catena di approvvigionamento».
«Il risultato è che il ciclo globale degli investimenti in AI è diventato un importante motore della produzione industriale e del commercio mondiali. Anche a fronte di una crescita complessiva della produzione industriale mondiale relativamente modesta, la produzione di computer, elettronica e apparecchiature correlate ha registrato risultati eccezionalmente positivi. In altre parole, si sta creando un ciclo industriale globale ben distinto che sta sostenendo la produzione mondiale, aumentando al contempo il numero di economie che potrebbero risentire di un eventuale rallentamento», prosegue l’analista.
Secondo Wilding, «l’intelligenza artificiale non è mai stata semplicemente una questione di investimenti statunitensi. Negli Stati Uniti, il contributo diretto degli investimenti è in realtà molto più modesto di quanto suggeriscano i dati di spesa complessivi, poiché gran parte delle attrezzature è importata. Tuttavia, l’effetto complessivo sulla crescita risulta maggiore se si include l’equity wealth channel, e ciò che sottrae alla crescita statunitense si aggiunge alla crescita globale». «L’intelligenza artificiale sta quindi generando diversi impulsi contemporaneamente: domanda di investimenti negli Stati Uniti e in altre economie, produzione ed esportazioni lungo l’intera catena di approvvigionamento tecnologica globale, nonché uno stimolo alle condizioni finanziarie attraverso i mercati azionari. Nel loro insieme, queste forze sono diventate un’importante fonte di sostegno per l’espansione globale», afferma l’esperta.
I rischi di concentrazione ciclica e lo slancio del mercato
Il problema, secondo l’analista, è che «tale sostegno crea anche una nuova fonte di concentrazione ciclica. Per le prospettive di crescita, ciò che conta non è semplicemente il livello degli investimenti nell’AI, ma per quanto tempo tali investimenti potranno continuare ad accelerare. Non è necessario che lo sviluppo delle infrastrutture subisca un crollo affinché l’impulso alla crescita si affievolisca. È sufficiente che subisca un rallentamento. E quando ciò accadrà, le implicazioni saranno globali – specialmente se gli aumenti di produttività non si concretizzeranno abbastanza rapidamente da fungere da contrappeso». «In sintesi: le stesse forze che hanno reso l’espansione globale più resiliente hanno quindi anche creato una nuova fonte di concentrazione ciclica. L’intelligenza artificiale sta sostenendo contemporaneamente la domanda statunitense, la produzione asiatica e gli investimenti globali. Ciò rende il boom un potente motore di crescita globale, ma anche una delle principali fonti di rischio al ribasso per le prospettive future, qualora lo slancio dovesse affievolirsi», conclude Wilding. (riproduzione riservata)
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