Presentati oggi al CNEL i rapporti dell’OCSE Studi economici: Italia 2026 e l’aggiornamento intermedio delle Prospettive economiche (Interim Economic Outlook “Weathering Successive Shocks”). L’incontro – con il titolo “Dalla resilienza alla crescita di lungo periodo: alcune priorità per guidare le sfide future dell’Italia” – è stato aperto dal presidente del CNEL Renato Brunetta, cui ha fatto seguito l’intervento del capo economista dell’OCSE Stefano Scarpetta.
BRUNETTA: SIAMO UN PAESE RESILIENTE E CREDIBILE
“L’Italia ha fatto la sua parte – ha detto il presidente Brunetta – ora tocca all’Europa. Il giudizio dell’OCSE sull’Italia è positivo e lo condivido. Siamo un Paese resiliente e credibile, che ha superato la crisi pandemica, ha rafforzato la propria reputazione sui mercati e ha ridotto lo spread. Abbiamo attuato il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che ha funzionato e ha cambiato la nostra pubblica amministrazione, e abbiamo portato l’occupazione oltre i 24 milioni. Restano i nodi strutturali, ma la tendenza, come ci dice l’OCSE, è sicuramente positiva. Oggi però le sfide decisive vanno oltre i confini nazionali”, ha proseguito il presidente del CNEL. “Lo shock energetico e l’inflazione che ne deriva colpiscono tutti i Paesi europei. Sicurezza, energia e prezzi richiedono strategie europee, perché nessuno Stato può affrontarli da solo con la stessa efficacia. Nel 2020 l’Unione ha saputo rispondere alla pandemia con un momento Hamilton e con Next Generation EU. Quella stessa Europa deve essere capace di vincere anche l’inflazione”.
FLESSIBILITÀ CONTRO L’INFLAZIONE, L’EUROPA FACCIA PRESTO
“La flessibilità su sicurezza ed energia, già autorizzata dal Parlamento con lo scostamento, è un primo passo importante. Da sola però non è sufficiente”, ha sottolineato Brunetta. “Condivido la richiesta del governo italiano di una seconda flessibilità per contrastare l’inflazione, nel pieno rispetto delle regole del nuovo Patto di stabilità”, ha aggiunto. “La regola del Patto è quella della spesa netta. Quando la spesa netta incorpora aumenti automatici legati all’inflazione, determinati dalla congiuntura e indipendenti dalle scelte degli Stati, non è giusto che siano gli Stati a farsene carico. È la ragione per cui la presidente del Consiglio ha scritto, a mio avviso giustamente, alla presidente della Commissione europea”. Nella lettera del 1° ottobre a Ursula von der Leyen, Giorgia Meloni ha indicato nel 20,4 per cento del PIL la spesa italiana direttamente esposta all’inflazione.
“Il fattore decisivo è il tempo. Per la pandemia l’Europa trovò le risposte in pochi mesi. Se l’inflazione da offerta rischia di trasformarsi in recessione, aspettare la recessione per mettere in campo la stessa capacità di intervento sarebbe un errore. Bisogna fare presto”, ha concluso Brunetta, richiamando le parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che venerdì al vertice del gruppo Arraiolos in Slovenia ha chiesto all’Unione modalità di decisione più snelle e veloci.
LA PANDEMIA DI OGGI SI CHIAMA INFLAZIONE
“La pandemia di oggi si chiama inflazione. Ed è un’inflazione da offerta, non da domanda”, ha detto il presidente del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro. “La pandemia è stata uno shock recessivo. Lo shock di oggi è geostrategico e si è costruito nel tempo, dalla guerra in Ucraina a quella con l’Iran, con le tensioni su Hormuz. Non siamo in recessione, anche grazie al PNRR. Proprio per questo l’Europa non deve attendere per mettere in campo la flessibilità”, ha sottolineato Brunetta. “Con il massimo rispetto per la Banca centrale europea, che sta facendo il suo dovere con rialzi di 25 punti base, se l’Unione non interviene, la politica monetaria resta l’unica leva. E su un’inflazione da offerta il rischio è trasformarla in recessione”. L’OCSE stima per l’Italia una crescita dello 0,9 per cento quest’anno e dello 0,6 nel 2027. “Una crescita che verrebbe compromessa, e con essa la sostenibilità dei conti pubblici. Alzare i tassi di fronte a un’inflazione da offerta è come prescrivere un antibiotico quando servirebbe un antipiretico. Si rischia di deprimere l’economia senza agire sulle cause. Non possiamo permettercelo”.
SERVE UN MERCATO EUROPEO DELL’ENERGIA
“Lo shock da offerta mette in luce l’assenza di un vero mercato europeo dell’energia. Il prezzo dell’elettricità si forma sul costo marginale del gas, in un quadro frammentato tra chi dispone del nucleare, del fotovoltaico, dell’eolico e chi no”, ha proseguito Brunetta, che ha poi richiamato i rapporti di Enrico Letta e Mario Draghi sul completamento del mercato unico. “Se l’Europa non riesce a governare la trasmissione dello shock ai prezzi dell’energia, ne esce indebolita. Per l’Italia il differenziale dei costi energetici pesa su competitività, produttività e salari. Una dimensione europea più forte e più operativa darebbe a cittadini e imprese ragioni di fiducia”. Per Brunetta “servirebbe un nuovo momento Hamilton, perché il contrasto all’inflazione non ricada soltanto sulla Banca centrale europea e sulla leva dei tassi. Le strategie devono essere europee. Va superato lo schema per cui le risorse si trovano in comune e poi ciascuno le spende per conto proprio. Vale per la sicurezza, per l’energia, per l’inflazione”. Il nuovo Patto di stabilità, in vigore dall’aprile 2024, “è più intelligente del precedente”, ha riconosciuto il presidente del CNEL. “È costruito su misura, Paese per Paese, con un orizzonte di medio periodo. Prevede anch’esso margini di flessibilità, pensati però per gli shock recessivi, mentre oggi siamo di fronte a uno shock di natura diversa che va affrontato con incisività e velocità, come chiesto dall’Italia”.
SCARPETTA: L’ITALIA HA DIMOSTRATO UNA SIGNIFICATIVA CAPACITÀ DI TENUTA
“L’economia italiana ha dimostrato una significativa capacità di tenuta di fronte alle crisi internazionali e dispone di importanti margini per rafforzare le proprie prospettive di crescita”. È questo il messaggio di fondo di Stefano Scarpetta. Anche sul piano mondiale, ha aggiunto il capo economista dell’OCSE, l’economia ha mostrato “una resilienza superiore a quello che gli economisti potevano avere immaginato, nonostante le tensioni geopolitiche e lo shock energetico”. I mercati petroliferi hanno reagito meglio delle attese, grazie alla diversificazione degli approvvigionamenti e all’adattamento dei consumi, mentre gli investimenti nell’intelligenza artificiale e nelle tecnologie digitali hanno sostenuto l’attività economica. Una dinamica che, secondo Scarpetta, dimostra come “l’economia a livello globale fino ad oggi è riuscita a sopportare e affrontare questa crisi forse meglio di quanto non avessimo previsto”.
“Tra le previsioni che abbiamo rivisto al rialzo c’è l’Italia”, ha evidenziato Scarpetta, richiamando il contributo dei consumi interni e degli investimenti del PNRR. L’OCSE prevede una crescita del PIL dello 0,9% nel 2026 e dello 0,6% nel 2027, con un moderato rallentamento legato soprattutto alla persistenza degli elevati prezzi energetici. Il Paese ha comunque dimostrato una “significativa resilienza”, sostenuta in particolare dalla crescita dell’occupazione in tutte le regioni, anche nel Mezzogiorno, dove permangono divari importanti ma si registrano progressi significativi. Il rafforzamento della produttività rappresenta ora la condizione essenziale per trasformare questi risultati in una crescita più sostenuta e duratura.
SERVONO POLITICHE CAPACI DI AUMENTARE LA PRODUTTIVITÀ E IL POTENZIALE DI CRESCITA
Un ruolo fondamentale è stato svolto dal PNRR e dal Piano strutturale di bilancio a medio termine, che hanno permesso di programmare investimenti strategici e definire un percorso di gestione delle finanze pubbliche. Scarpetta ha evidenziato come questi strumenti abbiano consentito di “fare investimenti significativi” e di “avere un piano di medio periodo”, sottolineando la necessità di dare continuità alle riforme e agli interventi anche dopo la conclusione del PNRR. In questo quadro, il consolidamento dei conti pubblici, necessario a fronte di un debito superiore al 137% del PIL, deve accompagnarsi a politiche capaci di aumentare la produttività e il potenziale di crescita.
MAGGIORE PARTECIPAZIONE AL MERCATO DEL LAVORO
Le prospettive più promettenti riguardano il capitale umano e una maggiore partecipazione al mercato del lavoro. Di fronte alla possibile riduzione di circa il 34% della popolazione in età lavorativa entro il 2060, Scarpetta ha ricordato che “l’Italia ha dei margini per in qualche modo far fronte a questa glaciazione demografica”, grazie alla possibilità di valorizzare risorse lavorative ancora sottoutilizzate. “L’Italia riuscirebbe a chiudere completamente questo gap nel PIL pro capite che si verrebbe a realizzare a seguito dell’invecchiamento della popolazione”, ha spiegato, ipotizzando il raggiungimento di tassi di occupazione analoghi a quelli dei Paesi OCSE più virtuosi. Una prospettiva che potrebbe essere ulteriormente rafforzata da una maggiore partecipazione femminile: “Potremmo passare a un ciclo virtuoso di crescita economica positiva”, ha affermato, ribadendo che “i margini nel nostro Paese sono enormi”. Anche il miglioramento dell’occupazione giovanile, pur con una quota di NEET ancora superiore al 15%, indica l’esistenza di ampi spazi per valorizzare competenze e talenti.
UN CAPITOLO FONDAMENTALE È QUELLO DEL CAPITALE UMANO
Il messaggio conclusivo è dunque quello di un’Italia che può rafforzare il proprio percorso di crescita facendo leva sui risultati raggiunti e sulle opportunità ancora da valorizzare. Servono continuità negli investimenti, semplificazione normativa, transizione energetica, innovazione e maggiore inclusione lavorativa. Priorità che Scarpetta ha ricondotto a “un capitolo fondamentale che è quello del capitale umano”, indicando nelle riforme strutturali e nella valorizzazione delle persone le condizioni per costruire un’economia più produttiva, competitiva e inclusiva.
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L’evento è proseguito con due sessioni di approfondimento. La prima, dedicata al divario di produttività dell’Italia, è stata introdotta da Emilia Soldani, economista OCSE, con gli interventi di Lucio Scandizzo e Giovanni Tria, componenti del Comitato nazionale per la produttività del CNEL, e della presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio Lilia Cavallari.
La seconda sessione, dedicata a competenze, formazione e attrattività dell’Italia in una società che invecchia, è stata introdotta da Emilia Soldani con la partecipazione di Luca Paolazzi, curatore del Rapporto CNEL sull’attrattività dell’Italia per i giovani dei Paesi avanzati, dell’economista della Banca d’Italia Francesca Carta e di Carlo Rizzuto, già presidente del Forum Strategico Europeo sulle Infrastrutture di Ricerca (ESFRI).
L’incontro di oggi consolida la collaborazione tra il CNEL e l’OCSE, avviata con il Protocollo d’intesa sottoscritto nel giugno 2025. Un percorso che ha già visto la presentazione dell’Employment Outlook 2025, dei rapporti OCSE sulla sanità e l’organizzazione, con l’Ufficio parlamentare di bilancio, di un recente seminario sulla congiuntura economica e sul ciclo di bilancio.
IL PAESE HA SAPUTO RESISTERE AGLI SHOCK DEGLI ULTIMI ANNI
Il quadro delineato dall’OCSE nei due report presentati oggi al CNEL è di un Paese in grado di resistere agli shock degli ultimi anni, ma con un ritmo di espansione ancora moderato. Di qui la necessità di rafforzare le prospettive di crescita nel lungo periodo. Da una parte, i dati positivi sull’occupazione, l’impatto virtuoso del PNRR e i conti pubblici più ordinati hanno sostenuto l’economia dopo la pandemia. Dall’altra, i processi di invecchiamento della popolazione, la debole crescita della produttività, il debito elevato e il caro-energia rischiano di frenare la crescita potenziale. Anche a livello internazionale, l’OCSE rileva una capacità di tenuta dell’economia mondiale superiore alle attese, nonostante la crisi energetica provocata dal conflitto in Medio Oriente. Tuttavia, il recente aumento dei prezzi dell’energia può rallentare la crescita e alimentare l’inflazione.
PROGESSI RILEVANTI DOPO LA PANDEMIA GRAZIE AL PNRR E AL PIANO STRUTTURALE DI BILANCIO
Sul piano economico, dalla fine della pandemia, l’Italia ha fatto progressi rilevanti. Tra il 2019 e il 2025 il PIL reale è cresciuto del 6,4%, più della media dell’area euro (6,3%), sostenuto in primo luogo dal PNRR. L’occupazione ha raggiunto livelli record, i redditi reali sono migliorati soprattutto per i lavoratori meno qualificati e nelle Regioni in ritardo, il sistema finanziario è solido e i bilanci di famiglie e imprese si sono rafforzati. Il PNRR e il Piano strutturale di bilancio di medio termine sono stati i due binari di una stagione di riforme che l’OCSE giudica significativa, dalla giustizia alla concorrenza, dalla digitalizzazione al ringiovanimento della pubblica amministrazione.
BUONE PERFOMANCE NELL’EXPORT E OCCUPAZIONE AI MASSIMI STORICI
Tra i punti di forza del Paese l’OCSE evidenzia innanzitutto le buone performance sul piano dell’export. Nel 2025 l’Italia è stata il quarto esportatore mondiale di merci, con la farmaceutica come settore trainante. L’occupazione in Italia è ai suoi massimi storici. A inizio 2026 il tasso di occupazione fra 15 e 64 anni era al record del 62,6% e la disoccupazione al 5,1%, il minimo dagli anni Novanta. I nuovi posti sono stati in prevalenza a tempo indeterminato e la quota di contratti a termine è scesa al 13%, il valore più basso da quindici anni. La crescita è stata più forte al Sud e nelle Isole.
MAGGIORE CREDIBILITÀ GRAZIE AI CONTI PUBBLICI PIÙ ORDINATI
Altro punto di forza del Paese è la maggiore credibilità acquisita grazie a conti pubblici più ordinati. L’OCSE sottolinea come il deficit sia sceso dal 7,2% del PIL nel 2023 al 3,1% nel 2025, il saldo primario è tornato in avanzo nel 2024. Le agenzie hanno migliorato il giudizio sul debito sovrano, con benefici sui costi di finanziamento di enti territoriali e imprese. Anche il sistema finanziario appare più solido: banche più capitalizzate e redditizie, crediti deteriorati vicini ai minimi, imprese meno indebitate e con ampia liquidità. La ricchezza privata rimane elevata: a fine 2024 la ricchezza netta delle famiglie ha raggiunto 11.732 miliardi di euro, pari al 532% del PIL.
PUBBLICA AMMINISTRAZIONE IN VIA DI TRASFORMAZIONE
La pubblica amministrazione è in via di trasformazione, evidenzia l’OCSE. Tra i punti di forza: nuovo sistema di valutazione della performance, rinnovo dei contratti con criteri legati ai risultati, abbassamento dell’età media del personale, oltre 60 mila funzionari in formazione sugli appalti e la diffusione delle gare competitive e degli appalti elettronici. Risultati ottenuti in primo luogo grazie al PNRR. L’Italia è tra i Paesi con i tassi più alti di attuazione delle riforme del Piano. A fine 2025 erano stati raggiunti circa tre quarti dei 575 traguardi e obiettivi.
CONCILIARE LA TENUTA DEI CONTI CON IL SOSTEGNO ALLA CRESCITA
Quanto ai punti di debolezza indicati dall’OCSE, viene segnalato come la produttività del lavoro cresca in Italia meno della media dell’area euro, dalla metà degli anni Novanta. Altro nodo critico è il debito elevato. E poi i fattori che rischiano di frenare la crescita, a partire dalla transizione demografica, con un progressivo invecchiamento della popolazione. Per l’Italia, particolarmente esposta alle oscillazioni dei mercati energetici internazionali, il caro energia costituisce un importante fattore di rischio per famiglie e imprese. Le difficoltà negli approvvigionamenti di petrolio e gas, anche a seguito delle interruzioni dei transiti attraverso lo Stretto di Hormuz, possono riflettersi sui costi di produzione, sulla competitività del sistema industriale e sul potere d’acquisto delle famiglie. Il quadro delineato dall’OCSE evidenzia dunque l’importanza di contenere gli effetti delle nuove pressioni energetiche sull’economia nazionale. Tra le raccomandazioni rivolte all’Italia, L’OCSE richiama l’esigenza prioritaria di conciliare la tenuta dei conti con il sostegno alla crescita e agli investimenti.
Il confronto ospitato dal CNEL ha dunque posto al centro i principali elementi da cui dipendono le prospettive di sviluppo del Paese: produttività, competitività delle imprese, formazione, partecipazione al mercato del lavoro e attrattività per i giovani qualificati. Questioni che assumono particolare rilevanza alla luce delle trasformazioni demografiche e tecnologiche e della necessità di rafforzare il potenziale di crescita dell’economia nazionale.
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- Cliccare qui per la presentazione a cura dell’economista dell’OCSE, Francesca Borgonovi
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