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Inflazione persistente, tensioni geopolitiche e politiche monetarie restrittive aumentano il rischio di volatilità sui mercati obbligazionari. Per Gareth Simmons, gestore del CT (Lux) European Short-Term High Yield Bond, le scadenze brevi permettono di contenere l’esposizione ai tassi senza rinunciare al carry
Dopo una prima parte del 2026 sostenuta da economia resiliente e solidità degli utili societari, il quadro sui mercati finanziari si fa più complesso e riporta il rischio di duration al centro delle strategie obbligazionarie: le banche centrali sono infatti tornate a confrontarsi con un’inflazione persistente, mentre le tensioni geopolitiche e l’aumento dei prezzi del petrolio o delle altre materie prime non smettono di creare incertezza. In questo contesto, secondo Columbia Threadneedle, la soluzione per mantenere un’esposizione al credito riducendo la sensibilità alle oscillazioni dei rendimenti passa da uno snodo ben preciso: le strategie high yield a breve scadenza. Una consapevolezza che prende corpo nella gestione del fondo CT (Lux) European Short-Term High Yield Bond.
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Torna il rischio di rialzo dei tassi
A rendere più delicato il quadro per gli investitori obbligazionari è soprattutto il cambiamento delle aspettative sulla politica monetaria. Dopo mesi in cui il mercato aveva scommesso su un allentamento delle condizioni finanziarie, le condizioni macro stanno infatti riaprendo la possibilità di nuovi rialzi dei tassi sia negli Stati Uniti sia in Europa. Un’eventualità che il gestore del fondo, Gareth Simmons, ritiene possa penalizzare soprattutto i titoli con scadenze più lunghe. “La Fed ha margini limitati per un cambio di rotta e anche in Europa le prospettive si sono allontanate dalla narrativa di allentamento che aveva dominato gran parte del 2025”, ha detto, sottolineando come il tasso sui depositi della BCE al 2,5% stia inducendo i mercati a prezzare un possibile aumento fino al 2,8% entro dicembre. A rafforzare le pressioni sui rendimenti contribuiscono inoltre i deficit pubblici e l’aumento dell’offerta di titoli governativi pluriennali. “Le passività USA hanno superato i 40.000 miliardi di dollari mentre le preoccupazioni sulla sostenibilità dei conti coinvolgono anche Regno Unito e Francia”, ha osservato.
Petrolio e geopolitica alimentano la volatilità
Un ulteriore fattore di rischio è rappresentato dal conflitto in Medio Oriente e dalle tensioni sullo Stretto di Hormuz, snodo fondamentale per i flussi energetici globali. Le difficoltà nelle spedizioni e il livello ancora elevato del prezzo del Brent possono infatti alimentare nuove pressioni inflazionistiche soprattutto attraverso i costi dell’energia e dei prodotti raffinati. In assenza di una soluzione diplomatica, il rischio è quindi che queste dinamiche continuino a condizionare le aspettative sui tassi fino alla fine dell’anno. “Le materie prime più care alimentano la corsa dei prezzi e rafforzano le ragioni per una politica monetaria restrittiva”, è la lettura che emerge dall’analisi di Simmons. Tensioni alle quali si aggiungono fattori strutturali come la deglobalizzazione e politiche fiscali ancora espansive nelle economie del G7, imponendo agli investitori obbligazionari di confrontarsi con una maggiore incertezza sulla traiettoria dei rendimenti. “Non è un caso se la volatilità dei Treasury statunitensi si sia mantenuta nel 2026 su livelli superiori ai minimi registrati a gennaio”, ha sottolineato l’esperto, facendo notare che anche “il ritorno dei rendimenti sopra i livelli precedenti all’annuncio di un ampliamento del programma di riacquisto di titoli a lunga scadenza da parte del Tesoro americano evidenzia i limiti delle misure di sostegno alla domanda”. Per le obbligazioni con duration elevata, è la sua conclusione, queste oscillazioni possono tradursi sia in perdite di prezzo sia in maggiori costi di copertura e spread denaro-lettera più larghi. Il problema non riguarda soltanto l’entità dei movimenti, ma anche la loro asimmetria. Come sottolineato, un rialzo di 50 punti base del decennale può provocare una perdita di prezzo maggiore del guadagno ottenibile con una discesa della stessa entità. È una dinamica che rende più fragile il rapporto rischio-rendimento sulle duration elevate, come già emerso nel 2022. Alle potenziali perdite in conto capitale si aggiungono, nelle fasi più turbolente, costi di copertura più alti e spread denaro-lettera più ampi.
Nell’high yield a breve È in questo scenario che si inserisce il CT (Lux) European Short-Term High Yield Bond, strategia progettata per combinare rendimento e contenimento del rischio di tasso. Almeno l’80% del patrimonio deve essere investito in titoli con scadenza legale pari o inferiore a quattro anni, un vincolo che limita l’esposizione alle oscillazioni dei rendimenti. Sulla base delle caratteristiche del portafoglio, il team stima che i rendimenti potrebbero aumentare di circa 260 punti base nell’arco di dodici mesi prima che il fondo registri una perdita: una stima, non una garanzia, che non elimina i rischi legati al credito e all’andamento degli spread. Un elemento distintivo del comparto è il vincolo sulle scadenze legali: almeno l’80% del patrimonio deve cioè essere investito in titoli con scadenza pari o inferiore a quattro anni, scelta che mira a rendere più stabile il profilo di rischio rispetto alle strategie con soli obiettivi di duration. Anche la composizione per rating contribuisce al posizionamento, con il 63,4% del portafoglio che è investito in titoli BB e un’esposizione ai CCC limitata al 2,2%. Il team stima per l’universo high yield europeo un tasso di default del 2,7% nei prossimi dodici mesi e del 4,7% su base cumulata a ventiquattro mesi, entrambi inferiori alle medie storiche di lungo periodo. La selezione creditizia rimane quindi centrale, in una fase in cui gli spread si collocano su livelli storicamente contenuti e lasciano meno spazio a ulteriori compressioni per generare rendimento. Il processo d’investimento integra analisi bottom-up degli emittenti e valutazioni top-down sul quadro macroeconomico, sulle prospettive di insolvenza e sulle condizioni tecniche del mercato.
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Data center e gaming tra le opportunità
Il posizionamento del portafoglio riflette anche la ricerca di opportunità settoriali. In estate, ad esempio, ha incrementato l’esposizione a società che operano nel settore dei data center per l’intelligenza artificiale, le cui valutazioni sono state penalizzate dal boom di nuove emissioni nonostante la crescita strutturale della domanda di capacità di calcolo. È aumentato però anche il peso del gaming, comparto rimasto indietro rispetto al recupero più ampio del mercato ma caratterizzato da generazione di cassa resiliente e bilanci solidi. Per Simmons, l’obiettivo di questa fase non è scommettere su un’immediata riduzione dei rendimenti o degli spread ma mantenere un’esposizione al credito capace di generare reddito senza assumere rischi eccessivi sulla componente dei tassi. In un contesto segnato da inflazione, incertezza geopolitica e politiche monetarie restrittive, la combinazione di scadenze brevi, selezione degli emittenti e disciplina nella gestione del rischio può aiutare a contenere gli effetti di eventuali correzioni e a cogliere le opportunità che dovessero emergere sul mercato.
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