di Andrea Maria Conti
La difesa richiede capacità operative, tecnologie avanzate e una base industriale in grado di trasformare la ricerca in sistemi affidabili. È attorno a questo rapporto che si è sviluppato il confronto organizzato a Villa Blanc, a Roma, per la festa annuale di Airpress. Tra i temi affrontati, il ruolo dello spazio nella sicurezza nazionale e la necessità di coordinare istituzioni, Forze armate, grandi aziende e piccole e medie imprese per rafforzare le capacità tecnologiche del Paese.
All’incontro hanno partecipato il presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir) Lorenzo Guerini, il sottosegretario alla Difesa Isabella Rauti e il rappresentante permanente italiano presso la NATO, l’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord, Alessandro Azzoni. Il confronto ha riguardato la deterrenza, il futuro della sicurezza europea e atlantica e le trasformazioni tecnologiche che stanno modificando il settore, dall’intelligenza artificiale alla robotica, fino alle tecnologie quantistiche.
Guerini ha richiamato la responsabilità della politica nel presentare ai cittadini le scelte in materia di difesa, affermando che «Serve un approccio più responsabile della politica a questi temi. Senza mentire all’opinione pubblica per un voto in più». Rauti ha sottolineato invece il rapporto tra investimenti militari e prevenzione dei conflitti: «Per decenni abbiamo dato la pace per scontata, oggi sappiamo che va difesa ogni giorno. Le spese per la difesa servono per prevenire ed evitare i conflitti; si chiama deterrenza difensiva».
Le dimensioni economiche del comparto confermano il peso crescente della difesa nelle strategie industriali. Secondo lo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), la spesa militare mondiale ha raggiunto nel 2025 2.887 miliardi di dollari, con un incremento reale del 2,9% rispetto all’anno precedente e un’incidenza pari al 2,5% del prodotto interno lordo globale. In Europa, la spesa è aumentata del 14%, arrivando a 864 miliardi di dollari. Sono cifre che descrivono un mercato in espansione, ma anche una crescente domanda di tecnologie, sistemi di comunicazione e capacità di sorveglianza.
Per l’industria italiana, la sfida consiste nel consolidare le competenze esistenti e assicurare che lo sviluppo tecnologico si traduca in prodotti utilizzabili, sostenibili e competitivi. Francesco Miraglia, di CBRE-Hitrac, ha collegato difesa e sicurezza alla stabilità economica e alla capacità di attrarre investimenti. Paolo Graziano, amministratore delegato di Magnaghi Aerospace, ha richiamato il valore dell’innovazione per preservare le competenze nazionali, mentre Frank Spina, amministratore delegato di Northrop Grumman Italia, ha posto l’accento sulla necessità di rendere le tecnologie avanzate producibili su scala.
È nello spazio, tuttavia, che il rapporto tra industria, sicurezza e servizi civili assume una dimensione sempre più trasversale. Le reti satellitari sostengono le telecomunicazioni, la navigazione, la meteorologia, la gestione delle emergenze e il monitoraggio del territorio. Le stesse infrastrutture possono contribuire alle esigenze della difesa, attraverso comunicazioni protette, osservazione della Terra e raccolta di informazioni. Un’interruzione o una compromissione dei servizi spaziali può quindi ripercuotersi non soltanto sulle operazioni militari, ma anche sui trasporti, sull’energia e sulle attività economiche.
Massimo Claudio Comparini, amministratore delegato della divisione Spazio di Leonardo, ha richiamato proprio questa estensione del concetto di sicurezza, che comprende le infrastrutture critiche, le attività economiche e la mobilità. Il settore, ha spiegato, deve essere raccontato andando oltre la sola applicazione militare delle tecnologie. La sicurezza spaziale riguarda infatti anche la continuità dei servizi da cui dipendono imprese, amministrazioni pubbliche e cittadini.
I dati dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), pubblicati nel rapporto The Space Economy at a Glance 2026, confermano il peso dell’Italia nel settore. Il Paese è tra le principali nazioni spaziali europee e figura fra i tre maggiori contributori dell’Agenzia spaziale europea (ESA). Nel giugno 2026 risultava settimo al mondo per numero di satelliti attivi di proprietà, con 80 satelliti, il 53% dei quali gestiti da operatori commerciali. L’Italia occupava inoltre il sesto posto per numero di satelliti lanciati dal 2019.
Le competenze nazionali coprono diversi segmenti della filiera: trasporto spaziale, osservazione della Terra, telecomunicazioni, infrastrutture per l’esplorazione e servizi basati sui dati satellitari. La famiglia di lanciatori Vega e Vega-C, le capacità di osservazione a uso civile e militare e la presenza a Frascati del centro europeo per l’osservazione della Terra ESRIN costituiscono alcuni degli elementi di questa base industriale e scientifica.
La dimensione economica del comparto emerge anche dalla prima ricostruzione tematica italiana richiamata dall’OCSE: nel 2021 l’economia spaziale nazionale ha generato circa 8 miliardi di euro di produzione, con oltre 23 mila occupati e circa 2 miliardi di valore aggiunto. Il sistema comprende più di 350 imprese, dalle grandi aziende integratrici ai fornitori specializzati e alle start-up. Una filiera nella quale la capacità di collaborare e di accedere ai programmi nazionali ed europei incide sulla possibilità di sostenere investimenti, sviluppare nuove tecnologie e raggiungere mercati internazionali.
Nel 2025, secondo lo stesso rapporto dell’OCSE, il bilancio pubblico italiano per le attività spaziali civili ha raggiunto 1,968 miliardi di euro in valori costanti, considerando le attività nazionali e i contributi ai programmi europei e internazionali inclusi nella metodologia. L’osservazione della Terra ha rappresentato la principale voce di spesa. Tra le iniziative nazionali figura IRIDE, il programma di osservazione terrestre basato su più famiglie di costellazioni, destinato a fornire dati e servizi per applicazioni ambientali, territoriali e di protezione civile.
L’espansione delle attività spaziali comporta però nuove esigenze di protezione. La crescita del numero di satelliti, la congestione delle orbite, i detriti spaziali e la dipendenza da pochi operatori pongono questioni di resilienza e continuità dei servizi. A queste si aggiungono le vulnerabilità delle comunicazioni e dei sistemi di controllo, che rendono necessaria una cooperazione tra settore pubblico, industria e ricerca. La distinzione tra applicazioni civili e militari, inoltre, non sempre coincide con quella tra tecnologie: molte capacità possono servire a finalità diverse, rendendo essenziale una valutazione attenta delle esigenze operative e delle garanzie di sicurezza.
Per Comparini, il coordinamento tra gli attori nazionali è una condizione per valorizzare le capacità già sviluppate. «Se riusciremo a lavorare tutti di concerto, i risultati arriveranno», ha affermato, ricordando il ruolo raggiunto dall’Italia in ambito europeo e internazionale. Il tema del sistema Italia riguarda quindi la possibilità di integrare competenze scientifiche, produzione industriale, programmi pubblici e domanda di servizi, evitando che la frammentazione delle iniziative riduca l’efficacia degli investimenti.
Il confronto di Airpress ha riportato così al centro una questione che interessa insieme difesa ed economia spaziale: trasformare una base tecnologica consolidata in capacità operative e opportunità industriali durature. Per l’Italia, il risultato dipenderà dalla continuità degli investimenti, dalla collaborazione con i partner europei e atlantici e dalla capacità di coinvolgere l’intera filiera, comprese le imprese più piccole, nello sviluppo delle tecnologie da cui dipenderanno sicurezza e competitività.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link





