#Finsubito news dalla rete – Il pacchetto ”Difesa” UE attacca le nostre leggi su pace, ambiente, sanità e sicurezza – Osservatorio Repressione



di Marco Manunta e Michela Bianchi


Tutti i pericoli delle norme approvate dal Parlamento europeo sulle attività militari

Due regolamenti e una direttiva approvati con larghissima maggioranza il 16 settembre scorso dal Parlamento europeo, nel silenzio quasi generale, entrano in conflitto non solo con la nostra Costituzione ma anche con le nostre leggi in materia di ambiente, salute, pace e sicurezza. Si tratta del c.d. pacchetto Defence Readiness omnibus (Omnibus V), che ha lo scopo di accelerare e centralizzare il rilascio delle autorizzazioni per progetti militari, incrementando gli investimenti per la difesa e deregolamentando in buona parte i trasferimenti di armi tra i Paesi membri. Il tutto per favorire in ogni modo la “prontezza alla difesa” dell’Unione europea, obiettivo da raggiungere entro il 2030.

La motivazione di tanto impegno, che comporterà l’impiego in quattro anni dell’importo di almeno 800 miliardi di euro, è ripetuta fino alla nausea nelle premesse e nel testo dei provvedimenti: “L’invasione russa dell’Ucraina ha evidenziato la necessità di un mercato di prodotti per la difesa rafforzato a livello dell’UE in grado di sostenere la prontezza alla difesa degli Stati membri di fronte alle minacce emergenti per la sicurezza”.

I provvedimenti non sono ancora efficaci e definitivi: manca l’approvazione del Consiglio che, peraltro, da tutti è data per scontata, in quanto i testi sono stati preventivamente concordati con il Consiglio stesso.

Da sottolineare che la forma scelta, soprattutto con riguardo ai due regolamenti, rispettivamente per l’accelerazione delle autorizzazioni dei progetti militari e per l’agevolazione dei finanziamenti, intende rendere immediatamente operative le norme in tutti i Paesi membri.

L’accelerazione delle autorizzazioni e il silenzio assenso

Nel testo del Regolamento si dichiara che “La procedura di autorizzazione accelerata istituita dalla presente proposta faciliterà la rapida realizzazione di progetti per la prontezza alla difesa e dei previsti investimenti in tale settore pari almeno a 800 miliardi di EUR nei prossimi quattro anni”.

E pur conclamando (punto 10 dei “considerando”) che “l’acqua, la gestione dei rifiuti, l’aria, gli ecosistemi, gli habitat, l’archeologia, la biodiversità e la protezione degli uccelli” costituiscono “parte integrante della procedura di rilascio delle autorizzazioni, anche per il settore della difesa”, nel testo normativo i tempi per valutazioni di impatto ambientale, per i rischi per la popolazione o i lavoratori sono resi inesistenti e assoggettati alla tagliola del silenzio assenso: la procedura di autorizzazione deve concludersi entro 60 giorni e solo nel caso che lo Stato membro rilevi che “il progetto per la prontezza alla difesa comporti rischi eccezionali per la salute e la sicurezza dei lavoratori o della popolazione in generale e qualora sia necessario un periodo di tempo supplementare” può disporre una proroga non superiore a 60 giorni.

Tutte le valutazioni di impatto sull’ambiente, sugli habitat e sui corpi idrici vanno compiute in forma “combinata”, cioè in un unico contesto, e vanno comunque completate nel termine massimo di 60 giorni, o al massimo di 60 + 60 giorni, altrimenti l’autorizzazione si considera concessa.

Ovvio è, poi, il corollario del taglio dei tempi anche per quanto riguarda l’eventuale contenzioso: tutte le procedure, i ricorsi e gli arbitrati o mediazioni, anche se proposti da cittadini, comunità o enti locali “sono considerati urgenti” e devono avere definizione prioritaria.

L’agevolazione degli investimenti per l’industria militare

L’affermazione ripetuta di mantenere fermi i principi di tutela dell’ambiente e della salute delle persone è platealmente contraddetta da deroghe ed eccezioni che riguardano l’uso di sostanze chimiche, etichettatura delle sostanze pericolose, uso di biocidi (insetticidi ecc…).

Gli Stati membri, infatti, “ove necessario nell’interesse della difesa”, sono autorizzati a disporre esenzioni in via generale:

  • dal regolamento sulla registrazione, la valutazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (REACH) (regolamento n. 1907/2006);
  • dal regolamento sugli obblighi di etichettatura e di imballaggio delle sostanze pericolose (regolamento 1272/2008);
  • dal regolamento sui biocidi (regolamento n. 528/2012).

E poi, visto che l’Ucraina è in guerra, appare opportuno approfittare della condizione ottimale per collaudare armamenti, software, attrezzature e quant’altro direttamente sul campo di battaglia.

È quindi previsto, in deroga ai principi generali in tema di finanziamenti per la “difesa”, che “le infrastrutture, le attrezzature, i beni e le risorse” impiegati per il collaudo di un prodotto, “possono essere situati o detenuti al di fuori del territorio degli Stati membri o dei paesi associati”.

La deregolamentazione dei trasferimenti di armi in ambito UE

Come esposto nella premessa della Direttiva “I trasferimenti di prodotti per la difesa all’interno dell’Unione sono soggetti ad un’autorizzazione preventiva consistente nel rilascio o nella pubblicazione di licenze di trasferimento generale, globale o individuale da parte dello Stato membro dal cui territorio il fornitore intende trasferire i prodotti per la difesa”.

L’intento dichiarato è ampliare e semplificare i trasferimenti all’interno dell’Unione e si prevede, quindi, una licenza generale per i trasferimenti tra fornitori certificati e destinatari certificati oppure tra soggetti ritenuti affidabili a priori. Le licenze generali di trasferimento coprono tutti i trasferimenti necessari per l’attuazione di progetti finanziati nell’ambito di programmi industriali dell’Unione nel settore della difesa. È grave, però, che licenze generali, che esonerano dalla richiesta di autorizzazione per i singoli trasferimenti, possano essere concesse a privati, persone fisiche o imprese. 

L’invasione di competenza da parte dell’UE in materia di difesa

Le Istituzioni dell’UE si stanno muovendo su un terreno giuridicamente “minato” e quindi suscettibile di reazioni da parte degli Stati membri.

La sicurezza e la difesa sono da sempre prerogativa degli Stati nazionali. L’assenza di un esercito europeo è sempre stata lamentata da tutti, ma nessuno Stato membro ha mai manifestato la disponibilità a cedere alle Istituzioni comunitarie parte della propria sovranità in materia.

E la “difficoltà” del legislatore comunitario è platealmente confessata: nell’indicare la “base giuridica” dell’intervento i due regolamenti e la direttiva richiamano unicamente l’articolo 114 del Trattato (TFUE – Trattato sul funzionamento dell’Unione europea); articolo che, in realtà, prevede l’adozione delle “misure relative al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri che hanno per oggetto l’instaurazione ed il funzionamento del mercato interno”. E il dichiarato “obiettivo di preservare il buon funzionamento del mercato interno, in particolare del mercato della difesa” è un’evidente foglia di fico: le autorizzazioni non riguardano il mercato interno delle armi nell’ambito del singolo Stato e, tantomeno, delle infrastrutture (basi militari, aeroporti, poligoni di tiro, siti di sperimentazione e quant’altro), che ovviamente non sono beni di mercato. Il riferimento al mercato interno degli Stati membri, quindi, appare addirittura ridicolo.

Ma con il consenso plebiscitario ottenuto nel Parlamento europeo si sta cercando di superare e far dimenticare la ripartizione di competenze (fra UE e Stati nazionali), che a torto o a ragione esiste da sempre in ambito comunitario.

Il pacchetto è stato infatti approvato con più di 530 voti (per l’Italia hanno votato a favore i parlamentari di Forza Italia, di Fratelli d’Italia e del Partito Democratico -con i voti personali contrari di Cecilia Strada e di Marco Tarquinio -; si è astenuta la Lega e hanno votato contro Alleanza Verdi-Sinistra, Movimento 5 Stelle e Futuro Nazionale).

In sostanza, il legislatore europeo confida che l’anelito bellicista, che sembra aver contagiato quasi tutti i paesi e la maggioranza delle forze politiche del Continente, possa conferire ai provvedimenti una legittimità di fatto, ma giuridicamente più che dubbia. Ci si deve chiedere quale degli Stati membri voglia ora sollevare eccezioni in ambito giuridico sulla validità delle norme comunitarie in questione. 

Il conflitto con la normativa italiana (Legge 185 del 1990)

Nello specifico le censure, per quanto ci riguarda, sarebbero e sono molto concrete.

Esaminando anche soltanto la normativa italiana in materia di armamenti (legge n. 185 del 1990) emerge che:

  • la legge 185 attualmente vieta il trasferimento di armamenti verso paesi belligeranti (senza distinzione tra aggressori e aggrediti); prevede, però, deroghe sia in caso di “obblighi internazionali dell’Italia” (come nell’ipotesi di interventi, autorizzati dall’ONU, a fini di interposizione fra belligeranti), sia in caso di “diverse deliberazioni del Consiglio dei Ministri, da adottare previo parere delle Camere” (come ripetutamente avvenuto per l’invio di armi all’Ucraina). Ma il regolamento UE sull’accelerazione delle autorizzazioni, anche solo per i termini strettissimi previsti, non consente neppure l’operazione di trasparenza nei confronti dei cittadini e, tantomeno, il parere del Parlamento nazionale;
  • la legge 185 vieta l’esportazione “quando manchino adeguate garanzie sulla definitiva destinazione dei materiali”. Ma nel pacchetto Omnibus V ai fini della concessione delle autorizzazioni non si richiede alcun accertamento o garanzia sui destinatari finali;
  • la legge 185 vieta il trasferimento di armamenti verso paesi i cui governi erano e sono responsabili di accertate violazioni dei diritti umani (articolo 1.6 D). Sebbene i governi italiani abbiano ignorato e stiano ignorando il divieto fornendo armamenti in gran quantità ad Israele, il divieto rimane, ma non è minimamente previsto dalla normativa comunitaria approvata dal Parlamento UE;
  • la legge 185, art. 1.7, vieta inderogabilmente “la fabbricazione, l’importazione, l’esportazione ed il transito di armi biologiche, chimiche e nucleari, nonché la ricerca preordinata alla loro produzione o la cessione della relativa tecnologia”. Ma, come abbiamo visto, il regolamento sulle autorizzazioni, “ove necessario nell’interesse della difesa”, prevede addirittura deroghe ai vigenti regolamenti sulle sostanze chimiche, sugli obblighi di etichettatura e di imballaggio delle sostanze pericolose (regolamento 1272/2008) e sui biocidi, di fatto consentendone produzione e trasferimenti.

Con l’entrata in vigore del “pacchetto omnibus V” principi e divieti posti dalla normativa italiana saranno spazzati via: nel caso di contrasto tra norme comunitarie e norme nazionali queste ultime vanno disapplicate, senza necessità di un provvedimento o di una pronuncia giurisdizionale.

Certo l’invasione di campo che sembra emergere relativamente alle materie della sicurezza e della difesa, riservate alla competenza degli Stati membri, sul piano giuridico potrebbe essere fondatamente sollevata. Occorre partire da qui.

*da mailchi.mp


Osservatorio Repressione è una Aps-Ets totalmente autofinanziata.

Puoi sostenerci donando il tuo 5×1000

News, aggiornamenti e approfondimenti sul canale telegram e canale WhatsApp


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

✨ Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม