Pensioni, welfare, sostegno ai giovani professionisti: tanti gli argomenti di interesse al centro del partecipato convegno dal titolo “La previdenza e l’assistenza ENPAM, le sfide presenti e future”, organizzato sabato 24 ottobre al Park Hotel dall’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Piacenza.
L’appuntamento – significativa occasione di approfondimento sulle prospettive previdenziali e assistenziali per medici e odontoiatri – ha visto la partecipazione del presidente dell’ENPAM (l’ente previdenziale di categoria) Alberto Oliveti, insieme al vice presidente Luigi Mario Daleffe e ai consiglieri Concetta (Titti) D’Ambrosio e Renato Mele. “E’ importante parlare di previdenza, essere aggiornati e informati – ha evidenziato in apertura il presidente dell’OMCeO Piacenza Augusto Pagani, che ha moderato il convegno insieme al Presidente della Commissione Albo Odontoiatri Antonio Tosciri -. E’ necessario che anche i colleghi più giovani si interessino delle questioni previdenziali, per capire qual è la situazione attuale e quali le difficoltà, così da poter compiere scelte responsabili e informate”.
ENPAM TRA PRESENTE E FUTURO – “Non può esistere una buona previdenza senza un lavoro sottostante funzionante: se il lavoro non funziona, i contributi vengono a mancare e l’intero sistema collassa”. Ha aperto così il suo intervento il Presidente della Fondazione ENPAM Alberto Oliveti, che ha descritto il sistema previdenziale come un patto tra generazioni subentranti: chi lavora mantiene chi ha lavorato con la fiducia che, a sua volta, sarà mantenuto. Un equilibrio spiegato adottando la metafora della leva: nonostante l’asimmetria tra il “braccio di potenza” (contribuenti attivi) e il “braccio di resistenza” (pensionati), un “buon fulcro” – il patrimonio dell’ente gestito con accortezza – può mantenere l’equilibrio. L’iconica allegoria raffigurata nella celebre scultura del Bernini di Enea, Anchise e Ascanio in fuga da Troia – con il primo che rappresenta il presente, il secondo il passato e il terzo il futuro – ribadisce il rischio di un Anchise “pletorico”, un Enea “non particolarmente tonico” e un Ascanio “distrofico”, rovesciando l’attenzione sul futuro: sono gli Ascanio che dovranno sostenere la previdenza di domani. Da qui – sottolinea Oliveti – l’imperativo di generare convenienza e interesse per i giovani alla partecipazione a questo sistema progressivo, superando il mero vincolo di legge.
Un contesto che si inserisce uno scenario macroeconomico segnato da dinamiche tecnologiche e squilibri finanziari: come illustrato da Oliveti, l’Italia, nel 2026, si colloca con 3.200 miliardi di debito pubblico (rapporto debito/PIL 136,7% su PIL di 2.258 miliardi) e crescita prospettica intorno all’1%. A fronte di conti pubblici fragili, la ricchezza privata delle famiglie è però ingente – 11.732 miliardi (oltre 3,5 volte il debito) – anche se la disuguaglianza è estrema: il 50% meno abbiente della popolazione detiene il 7,5% del risparmio, il 5% più ricco possiede il 50%. Il tutto in una nazione in cui la fecondità è ai minimi storici e la longevità aumenta – speranza di vita di 81,7 anni per gli uomini e 85,7 per le donne – con un costo sociale e assistenziale crescente e dove vi sono 1,2 milioni di giovani che non studiano né lavorano. Sul fronte del lavoro, sono 24,4 milioni gli occupati, 19 milioni i lavoratori indipendenti e 5,3 milioni gli autonomi, un terzo dei quali iscritti alle Casse di Previdenza dei professionisti, riunite nell’Adepp ((Associazione degli Enti Previdenziali Privati). Le casse professionali sono privatizzate dal 1° gennaio 1995: le regole iniziali prevedevano obbligo di iscrizione e contribuzione, nessun trasferimento (diretto o indiretto) dallo Stato, una verifica attuariale triennale basata su proiezioni a 15 anni e una riserva legale pari a 5 volte quello che si era pagato in prestazioni; con il decreto Monti-Fornero (2012) si stabilì di portare la tenuta temporale a 30, e adesso a 50, anni. “I fondi – mette in evidenza Oliveti – devono quindi costituire riserve più ampie per coprire la “tabella di marcia” cinquantennale: questa regola di ingaggio ci impone di tenere i soldi fermi, di investirli e averne proventi, ma non di distribuirli in prestazioni. Ma nonostante previsioni pessimistiche – sottolinea Oliveti – il “paradosso del calabrone” (che aerodinamicamente non avrebbe le caratteristiche adatte per volare, ma riesce a farlo solo perché non sa di non poterlo fare) ha prevalso: “Nessuna cassa dei lavoratori autonomi è fallita e il patrimonio complessivo è cresciuto fino a 136 miliardi. Le casse Adepp incassano circa 14 miliardi e pagano 9,5 miliardi di prestazioni, con ulteriore welfare integrato pari a 200 milioni, contribuendo all’economia del Paese con investimenti e pagando tasse per 2,65 miliardi”.
Quanto a ENPAM, la platea conta circa 363.000 iscritti (189.000 donne, 173.000 uomini); ma gli attivi calano e i pensionati crescono, un dato che si riscontra anche a Piacenza al pari di quasi tutto il resto dell’Italia. Un trend ovviamente non privo di conseguenze: il bilancio 2025 dell’ente per la prima volta ha fatto segnare un saldo previdenziale (differenza tra le entrate contributive e le uscite per prestazioni previdenziali) negativo, “destinato – ha spiegato Oliveti – a rimanere tale, sulla base delle ultime proiezioni effettuate, fino al 2044, Addirittura il saldo corrente diventerà negativo dal 2030 al 2040”. Una dinamica che – rassicura il Presidente – non compromette però la tenuta dell’ente: “Il patrimonio resterà sempre positivo, una parte di quanto accumulato la consumeremo per passare quella che molti chiamano “gobba” pensionistica, ma in realtà è una vera e propria fossa. E servirà una bella arca di Noè per uscire da questo diluvio prestazionale, ma ce la faremo. Del resto il patrimonio, più che raddoppiato dal 2012 ad oggi e arrivato a circa 32 miliardi, è stato costruito per poterlo utilizzare in caso di necessità: l’ENPAM da questo punto di vista è solido, anche se sconterà un periodo difficile”. “Abbiamo fatto – ha aggiunto – una policy di investimenti, con un portafoglio di passività, che attualmente è circa il 10% dell’intero investito, e un portafoglio di performance, un secondo strato più consistente, pari al 90%, tenendo presente che siamo un ente previdenziale che non fa speculazione. Probabilmente negli anni della “fossa” dovremo utilizzare più portafoglio di passività e meno portafoglio di performance, quindi i rendimenti per definizione ridurranno; ma lo sappiamo già e controlleremo, come una guida attenta, freno e acceleratore per non andare fuori strada. Anche se passeremo un periodo di deflessione, non abbiamo intenzione di ridurre le prestazioni, né aumentare i contributi, ma di far rendere al massimo il patrimonio”. Oliveti ha voluto chiudere il suo intervento con una riflessione sulle nuove tecnologie e la centralità del rapporto medico-paziente: “Credo che l’intelligenza artificiale e l’evoluzione tecnologica modificheranno in maniera significativa anche il modo di pensare e di approcciarsi alle questioni mediche, quello che non potrà cambiare è la relazione col paziente. Gli algoritmi possono fornici mappe per aiutare a muoverci meglio, ma la mappa non è il territorio, che va visto e conosciuto tutti i giorni. La mappa aiuta, ma il territorio va vissuto e quindi la continuità della relazione è fondamentale”.
LE TUTELE DELLA LIBERA PROFESSIONE E DELLA PENSIONE – “Quando parliamo di ENPAM – ha precisato il Dottor Renato Mele -, ci riferiamo ad un ente che vede al suo interno categorie professionali legate dalla laurea in Medicina, Chirurgia e Odontoiatria, ma con attività completamente diverse: questo ne spiega la complessità dal punto di vista amministrativo, storico, economico e demografico”. Il medico chirurgo e l’odontoiatra convenzionato – e per convenzionato si intende il medico di medicina generale, ambulatoriale e il convenzionato esterno – hanno tre elementi di versamento: tutti versano nella cosiddetta quota A, nel loro fondo specifico di convenzione, e, se esercitano la libera professione, anche nel relativo fondo; lo stesso vale per il medico chirurgo e l’odontoiatra dipendente, mentre il libero professionista verserà nella quota A e nel fondo della libera professione. La libera professione esclusiva comporta un versamento sul reddito libero professionale che equivale al 19,50%, mentre gli iscritti ad altre forme di previdenza obbligatoria, ad esempio il medico di medicina generale che svolge anche la libera professione, verseranno nella quota B, quella della libera professione, il 9,75%, così come i cosiddetti “pensionati attivi“, cioè chi, come libero professionista, al compimento del 68esimo anno va in pensione, ricevendo la pensione da quota B, continuando però a lavorare. Gli ospedalieri che esercitano la libera professione intramoenia e i corsisti del corso di medicina generale versano invece il 2%”. Come spiegato dal dottor Mele, da alcuni anni è entrato nella Quota B un nuovo soggetto contributivo – le società operanti nel settore odontoiatrico – per le quali è previsto il versamento di un contributo pari allo 0,5% del fatturato annuo, sempre nella Quota B, dovuto solo se la società, in qualsiasi modo costituita, è dotata di un direttore sanitario. Le società tra professionisti, non avendo invece bisogno di tale figura, non rientrano tra quelle tenute a versare la quota. Un’altra situazione riguarda le cosiddette partecipazioni sanitarie: “In questo caso i compensi vengono inquadrati dal punto di vista previdenziale sulla base di un principio stabilito da un regolamento approvato a livello ministeriale nel 2018, secondo cui i redditi, i compensi, gli utili e gli emolumenti derivanti dallo svolgimento in qualunque forma dell’attività medica e odontoiatrica o di attività comunque attribuita agli iscritti in ragione della particolare competenza professionale, vanno a confluire nella quota B della libera professione e non all’Inps”.
Ma come viene distribuito il contributo? “Per quanto riguarda quello legato al reddito professionale, la cifra fino a 11.132 euro va a coprire l’impegno verso la Quota A, mentre a partire da quella immediatamente superiore si entra nel mondo della quota B. Il versamento contributivo è legato, almeno dal punto di vista percentuale, ad un tetto reddituale – in questo momento pari a circa 150mila euro – oltre il quale viene concesso di pagare un’aliquota pari solamente all’1% rispetto al 19,5%. Per i medici libero professionisti la pensione matura a 68 anni di età, ma – ha precisato il relatore – è possibile anticipare questa data rispettando alcuni parametri: “Si può andare in pensione a partire dai 62 anni, ma servono almeno 30 anni di laurea e 35 anni di versamento, oppure 42 anni di contributi. Dall’altro lato, è possibile continuare a lavorare anche dopo i 68 anni: in questo caso, rimanendo in attività, si continuano a versare i contributi, ma si può accedere alla riduzione del 50% del contributo previdenziale (dal 19,5% al 9,5%), mentre cessa l’indennità per invalidità temporanea e i successivi versamenti godranno di un rendimento pensionistico ridotto. Chi invece va in pensione dopo i 68 anni, entro due anni dal 68esimo può presentare domanda chiedendo che la pensione parta dal compimento del 68° anno; trascorso tale periodo, la pensione partirà dal mese successivo alla domanda”. Mele ha quindi evidenziato l’importanza dei riscatti contributivi (anni di laurea e specializzazione, periodi pre contributivi, servizio militare e civile, di allineamento) – che consentono di acquisire anzianità contributiva virtuale per aumentare l’assegno pensionistico o, nel caso, raggiungere prima l’età pensionabile – esaminando poi il cosiddetto regime forfettario, che garantisce una aliquota del 15% sull’imponibile, ridotta al 5% per i primi cinque anni di attività (le entrate non devono superare gli 85mila euro). “Ma qualsiasi decisione in materia previdenziale – ha voluto sottolineare – non può essere disgiunta da una attenta analisi delle sue ricadute fiscali”.
LE TUTELE DELLA MEDICINA GENERALE E DEI GIOVANI – Le tutele ENPAM della medicina generale, dei giovani professionisti e delle dottoresse e odontoiatre I giovani professionisti e dalle donne medico e odontoiatre sono invece strade al centro dell’intervento della Dottoressa Titti D’Ambrosio, partito dall’analisi del contesto sociale, economico e previdenziale italiano: dall’inverno demografico (dal 2016 al 2026, abbiamo perso 1,6 milioni di abitanti e siamo il Paese più vecchio d’Europa), alle debolezze strutturali del sistema pensionistico (evidenziate dal Global Pension Index), alle barriere nell’accesso al credito per gli under 40 (con tanti giovani che diventano “finanziariamente invisibili”), a cui si aggiungono il marcato divario di genere occupazionale e retributivo e l’analfabetismo finanziario. In ambito sanitario, si registra una carenza di medici di medicina generale, stimata in 5.500 unità: “Ed entro il 2027 – ha spiegato D’Ambrosio – ci saranno altri 7.730 colleghi che andranno in quiescenza. Allo stesso tempo, le proiezioni ci dicono che tra il 2021 e il 2030 ci sarà anche un surplus di 32.000 laureati in medicina rispetto ai pensionamenti: il problema come sempre è l’imbuto formativo, quest’anno sono a disposizione soltanto 2651 borse su tutto il territorio nazionale, a fronte però di circa 6000 candidature. Il dislivello è evidente”.
All’interno di questo scenario come si posiziona la Fondazione ENPAM? Sono numerosi gli strumenti messi in campo nei vari ambiti – ha spiegato la dottoressa D’Ambrosio -, a partire dall’assistenza nei momenti di difficoltà con le tutele in caso di indennità temporanea o permanente al lavoro e la copertura dal rischio di non autosufficienza (Long Term Care); e poi le misure a sostegno della genitorialità – indennità di maternità, gravidanza a rischio, adozione e affidamento – le agevolazioni creditizie, gli strumenti di previdenza complementare, fino alle iniziative di solidarietà e ricerca promosse dalla Fondazione ENPAM 5X1000. Tutele che si estendono anche agli studenti (in regola o fuori corso) del quinto e sesto anno di Medicina e Odontoiatria, che possono iscriversi ad ENPAM in qualsiasi momento dell’anno accademico. “Le tutele ci sono – ha concluso la Dottoressa D’Ambrosio – ma una tutela è davvero efficace soltanto se sappiamo che esiste, se conosciamo quando entra in gioco e, soprattutto, i meccanismi attraverso i quali è possibile attivarla”.
L’ASSISTENZA ENPAM – Sulla necessità di una educazione finanziaria per compiere scelte consapevoli è tornato il vice presidente dell’ente previdenziale Luigi Mario Daleffe: “Parlando di previdenza, un concetto che dovremmo imparare a comprendere è che il nostro versamento all’ENPAM non può essere considerato una tassa – ha affermato -. Non è una tassa, ma una contribuzione, qualcosa che ci torna indietro: sono due cose completamente diverse”. Nella sua relazione, Daleffe ha fornito una panoramica sulle prestazioni erogate dell’ente previdenziale a favore degli iscritti: “Tutele in grado di coprire tante necessità – ha sottolineato -. La Fondazione interviene con prestazioni assistenziali in caso di spese mediche o straordinarie e disagio economico, contributi per l’ospitalità in case di riposo, sussidi per l’assistenza domiciliare, Long Term Care, aiuti economici per calamità naturali, sussidi a sostegno della neonatalità, borse di studio per gli orfani e i figli dei liberi professionisti, contributi per la retta nei collegi universitari di merito, prestito d’onore per gli iscritti con età inferiore a 36 anni”.
“Per il 2026 – ha spiegato – abbiamo destinato all’assistenza oltre 25milioni e 300mila euro, pari al 5% del dell’onere previsto per l’erogazione delle pensioni di Quota A nel 2026, a cui si aggiungono 8 milioni di euro per l’assistenza alla Quota B e altrettanti per la neonatalità Quota A, per un totale di 41milioni e 357mila euro”. Daleffe ha poi richiamato il ruolo della Fondazione ENPAM 5×1000 e descritto la mutua sanitaria “Salute Mia”, ente del terzo settore costituito per fornire assistenza agli iscritti senza alcun fine di lucro, e il fondo di previdenza complementare “FondoPro” (ex FondoSanità). “E’ importante, in particolare per i giovani iscritti – il messaggio del Dottor Daleffe – costruire individualmente la previdenza sulla base delle proprie possibilità ed esigenze”.
La mattinata si è chiusa con una tavola rotonda, che ha dato la possibilità ai partecipanti di confrontarsi con i relatori ed approfondire i temi trattati. Durante il convegno sono rimaste attive quattro postazioni grazie alle quali gli iscritti che si erano prenotati hanno potuto ricevere informazioni e chiarimenti in merito alla propria posizione previdenziale. L’evento è stato anticipato – nel pomeriggio del 23 ottobre – da un corso in presenza dedicato alla telemedicina, organizzato sempre con la collaborazione della Fondazione ENPAM, che ha visto la partecipazione del Professor Franco Gabrielli, medico pioniere nel campo delle innovazioni digitali e della chirurgia sperimentale e telematica e responsabile scientifico del corso FAD “Fondamenti di telemedicina per il medico, offerto gratuitamente da ENPAM e fruibile sulla piattaforma Tech2Doc.
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