Avevano senso questi maxi – gironi?


Ieri, mentre guardavo Egitto-Argentina, dopo la rimonta firmata Enzo Fernández il commentatore di Dazn ha esclamato: “i Mondiali iniziano davvero dagli ottavi in poi”. Accanto a lui Marinozzi, prima voce della famosa emittente sportiva, ha provato a correggere il tiro dicendo: “sì, è vero, però anche i gironi sono stati belli”. Quasi costretto a dirlo.

E allora anche noi, ripensando agli ottavi che ci siamo appena lasciati alle spalle, ci chiediamo, quanto aveva davvero senso ingozzarsi di partite fondamentalmente inutili durante la fase a gironi? Francamente: abbastanza poco. Almeno io ho già dimenticato la favola Curaçao, così come il pareggio di Capo Verde contro la Spagna. O altre partite del tutto inutili. La formula anche non aiuta. Le prime due di ogni girone passava il turno insieme alle migliori terze. Il famoso carrozzone che va avanti e che non rende quasi nessuna sfida appetibile.

Ovviamente, il motivo del Mondiale a 48 squadre e quindi di questa abbuffata inutile lo sappiamo e ha a che fare più con la politica che con il pallone. Ma sul campo, almeno fin qui, l’esperimento è sembrato soprattutto questo: un lungo antipasto per iniziare a divertirci davvero quando ne restano otto.

E quelle otto, finalmente, hanno dato spettacolo in diversi modi.


La Francia ha affrontato una partita di calcio fiorentino più che una partita di calcio, contro un Paraguay che ha scelto di non giocare a pallone, ma di mirare alle caviglie e ai nervi tesi dei francesi. Tanto che Mbappé, a fine partita, ha voluto ricordare a tutti una cosa: la Francia non è solo bella, ricca e piena di talento. Sa anche quando sporcarsi le mani, se necessario. Un altro lato della medaglia che rende giustizia ad una delle papabili vincitrici di questo torneo.

La Spagna ha trovato il jolly per battere il Portogallo da un centravanti che di mestiere fa il centrocampista. Mikel Merino, uomo da inserimento e da destino, che ha deciso di festeggiare con un “Viva San Fermín” in ricordo delle sue origini. Il Portogallo di Cristiano Ronaldo, invece, è rimasto spento per tutta la partita. Qualche lampo, qualche accelerazione, qualche sguardo verso il cielo. Ma niente gol. Dimissioni per il CT Martínez e, soprattutto, ultimo tango di CR7. Lo sapevamo tutti che il tramonto sarebbe arrivato. Però vederlo così fa male lo stesso per chiunque sia cresciuto calcisticamente in questo ultimo ventennio.

Altre lacrime, di delusione e di rabbia, sono state quelle di O Ney. Neymar ha giocato mezz’ora in Brasile-Norvegia. Mezz’ora con addosso un’intera nazione, quella che aveva spinto per la sua convocazione e che al triplice fischio ha sentito tutto il peso del muro giallo venire giù. La sua entrata in campo è sembrata più una mossa disperata di Ancelotti più che una scelta tattica. Neymar non ha creato nulla, ha segnato un rigore e si è accasciato per terra in una valle di lacrime. Addirittura si parla di ritiro dal calcio. Applausi, invece, alla Norvegia. Squadra forte, organizzata, ormai nazionale che può competere con tutti. Ovviamente se davanti hai un vichingo biondo di due metri che segna quasi senza sforzarsi, diventa tutto un po’ più semplice ma non è l’unico. Nusa, Bobb, Odegaard hanno saputo regalare qualità e gestione del tempo dimostrando una maturità elevata. Occhio anche a Berg, centrocampista del Bodo, che ha giocato un match da veterano vero.

Norvegia che affronterà l’Inghilterra che nel frattempo, ha fatto l’Inghilterra. Non benissimo, non pulitissima, non sempre convincente. Ma viva. Contro il Messico, all’Azteca, ha vinto una partita sporca, nervosa, complicata, giocata anche in dieci uomini. Bellingham si è preso la scena con la naturalezza dei predestinati, Kane continua a segnare e Pickford ha tenuto in piedi il muro quando serviva dimostrando di essere un portiere in grande crescita. Non è stata una prova di dominio vera e propria, anche perchè il Messico, spinto dai tifosi di casa, ha dato filo da torcere alla squadra di Tuchel fino all’ultimo. Attenzione, l’Inghilterra questa capacità di soffrire fino all’ultimo non l’ha mai avuta e neanche questa concretezza. Chissà che non sia l’anno buono per portare la coppa finalmente dove cantano da anni i tifosi.

Il Belgio, invece, ha vinto di rabbia. Contro gli Stati Uniti, ma anche contro tutto quello che quella partita si portava dietro. Il caso Balogun aveva trasformato l’ottavo in qualcosa di più grande di un ottavo: politica, FIFA, pressioni, sospetti, lettere, ricorsi, accuse. Poi però è arrivato il campo. E il campo, ogni tanto, ha ancora il buon gusto di rimettere le cose al loro posto. Belgio dominante, Lukaku che balla la Trump – dance e USA adesso staranno cercando qualche cavillo per andare avanti lo stesso.


Chi gioisce, piange ed esulta, invece, è sempre Messi. Che ormai ha deciso di sfidare ogni legge del tempo, della fisica e dello spazio. Ieri l’Argentina perdeva 2-0 contro l’Egitto. Così il Diez ha deciso che no, semplicemente non poteva andare così. Assist al bacio per Romero, poi gol del pareggio. Un gol bellissimo per rabbia, cattiveria e destino. Se fossi Federico Buffa, racconterei che il Dio del calcio ha cercato in tutti i modi di far arrivare quel pallone sul sinistro di questo alieno. Rimpalli, mezze rovesciate, mischie. La palla ha sempre cercato di tornare sul sinistro di Leo.

Il 3-2 finale, lo ha firmato Enzo Fernández, su un cioccolatino regalato da Lautaro Martínez. L’Albiceleste non muore mai. Messi è ancora Messi. E la seconda Coppa del Mondo consecutiva non è più soltanto un sogno romantico: è un obiettivo vero.

Il Marocco, infine, ha confermato ancora una volta la propria forza. Non è più una sorpresa, non è più una favola, non è più la squadra simpatica che “arriva fin dove può”. È una nazionale top. Punto. E il quarto di finale contro la Francia sa già di derby, per tutto quello che c’è dentro e fuori dal campo: calcio, identità, storia, contaminazioni sociali e politiche.

Le lacrime le abbiamo messe da parte. Chi di gioia, chi di pianto, chi di rabbia. Messi continua ad essere il dio del calcio. Per Argentina e Inghilterra il destino sembra mettersi bene, ma la Francia e la Spagna sono qualitativamente più forti. Marocco e Norvegia sono outsider, ma solidissime. Sinceramente non nutro speranza per Belgio e Svizzera.

Questo paragrafo segnatevelo, quando la finale sarà proprio Belgio – Svizzera. Ci vediamo lì.





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 Bernardo Mancini

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