Per decenni il Sud ha esportato intelligenze. Ora basta


Bari è oggi una delle città italiane che sta vivendo una trasformazione significativa, tra crescita del turismo, investimenti, innovazione e rigenerazione urbana. Ma le sfide restano numerose: dall’occupazione giovanile al costo della vita, fino al ruolo strategico della città nel Mezzogiorno. Ne abbiamo parlato con il sindaco Vito Leccese, affrontando i temi che più incidono sul futuro economico e sociale del capoluogo pugliese, con uno sguardo rivolto alle opportunità e alle responsabilità di una città che ambisce a essere protagonista nel Mediterraneo. 

Bari cresce nei numeri del turismo, ma molti cittadini non percepiscono un reale miglioramento economico. Qual è l’indicatore concreto che dimostra che questa crescita sta producendo benessere diffuso e non solo una ricchezza per pochi? 

Bari ha superato il milione di pernottamenti in cinque mesi, segnando un +22,9%. Ma l’errore più grande che potremmo fare a livello nazionale è confondere la ricchezza con la felicità di una comunità. La nostra bellezza ha valore se genera dignità, per questo l’indicatore che rivendico è una scelta politica e culturale: ogni euro della tassa di soggiorno viene reinvestito in servizi, a partire dal potenziamento dell’Amiu e della cura dei quartieri. Quindi più risorse per la pulizia, per il decoro urbano, per la manutenzione, per tutto ciò che rende migliore la vita di chi Bari la abita ogni giorno. È questo il punto. Il turismo deve diventare un patto tra chi arriva e chi resta. Se cresce il turismo ma peggiora la qualità della vita dei residenti, abbiamo sbagliato strada. Se invece una famiglia vede una città più curata e servizi migliori allora quei numeri acquistano un significato diverso. Per me il successo di Bari si misura così. 

 Molti giovani laureati continuano a lasciare Bari per trovare lavoro. Quali investimenti strategici intende introdurre nei prossimi due anni per creare occupazione?


Per decenni il Sud ha esportato intelligenze. Ora basta. Noi stiamo costruendo una città in cui i giovani vogliano costruire il proprio futuro. I 75 milioni di euro di Deloitte alla Fiera del Levante e il nuovo GenAI Center sono il segno che Bari sta crescendo e punta a diventare capitale dell’innovazione tecnologica attraendo risorse e valorizzando quel 16% di PMI innovative del Sud che operano qui. Adesso dobbiamo fare il passo successivo: costruire un collegamento stabile tra università, imprese e pubblica amministrazione, perché chi si laurea a Bari non debba pensare che l’unica prospettiva sia prendere un treno o un aereo. Stiamo lavorando per offrire opportunità e fiducia a chi vuole restare e una città nella quale valga la pena immaginare il proprio futuro. Se riusciremo a fare questo, potremo valorizzare i nostri giovani e allo stesso tempo diventare una città capace di attrarre competenze anche da fuori. 

Le imprese lamentano burocrazia e tempi lunghi per autorizzazioni e investimenti. È disposto a fissare obiettivi pubblici e misurabili per ridurre i tempi amministrativi? 

Sì, perché la pubblica amministrazione deve meritare fiducia. Abbiamo gestito, e lo stiamo ancora facendo, 533 milioni di euro di opere pubbliche nel 2026, dieci volte la nostra media storica. Se da un lato questo vuol dire che abbiamo affrontato la sfida del PNRR a testa alta, dall’altro abbiamo dovuto cambiare mentalità. Ho chiesto che gli obiettivi siano pubblici e verificabili. Oggi possiamo digitalizzare i procedimenti, utilizzare l’intelligenza artificiale dove davvero aiuta a semplificare il lavoro degli uffici e consentire ai cittadini di seguire in tempo reale lo stato delle proprie pratiche. È così che si rendono le procedure più rapide e più trasparenti. Pretendo rispetto per il tempo delle persone e per chi investe nella nostra città

Bari desidera essere la capitale economica del Mezzogiorno. Qual è il progetto industriale o infrastrutturale che potrebbe davvero cambiare il volto economico della città? 

Bari ha tutte le caratteristiche per essere il principale polo economico del Mezzogiorno. Non lo dico per orgoglio di appartenenza, ma perché i numeri e la sua posizione geografica ci consegnano questa responsabilità. Abbiamo un porto che cresce, un aeroporto tra i più dinamici del Paese, un sistema universitario competitivo e un tessuto imprenditoriale che continua ad attrarre investimenti. La colmata di Marisabella e l’elettrificazione delle banchine sono i tasselli di un porto che punta sulla sostenibilità come fattore di competitività. C’è però un’opera che considero decisiva: la Camionale di collegamento tra il porto, l’interporto e la rete ferroviaria nazionale. Riguarda la logistica dell’intero Mezzogiorno e la competitività dell’Italia nel Mediterraneo. Lo Stato ha già compiuto un primo passo, ma servono tutte le risorse necessarie per completarla. Su questo continueremo a confrontarci con il Governo con determinazione, perché sarebbe un errore fermarsi a metà, e non parlo di noi ma di tutto il Paese.


Il costo della vita e degli affitti è aumentato. Come può una città attrarre investimenti e giovani professionisti se vivere a Bari sta diventando sempre meno sostenibile? 

È una questione che non possiamo sottovalutare. Una città che cresce deve evitare che i benefici dello sviluppo siano accompagnati da nuove disuguaglianze. Gli affitti, soprattutto in alcune zone, stanno aumentando e questo rischia di mettere in difficoltà giovani coppie, studenti e lavoratori. Gli interventi di rigenerazione urbana che stiamo realizzando, dal PINQUA ai nuovi quartieri pubblici, vanno proprio nella direzione di aumentare la qualità dell’abitare. Allo stesso tempo serve una riflessione seria sul tema degli affitti brevi, per trovare un equilibrio tra una città che accoglie i visitatori e una città che continua a essere abitata dai suoi residenti. Bari continua ad avere una qualità della vita che molte città hanno perso, per questo abbiamo una forza che nessuna statistica riesce a raccontare fino in fondo: qui si può ancora costruire una qualità della vita fatta di prossimità, servizi, spazi pubblici e relazioni. Sono i valori che dobbiamo difendere, mentre la città cresce.

 Quale obiettivo concreto si sente di promettere oggi ai baresi?

Per troppo tempo il Mezzogiorno è stato raccontato quasi esclusivamente attraverso ciò che gli mancava. Io vorrei che la nostra città contribuisca a cambiare questo racconto, perché oggi il Sud chiede di poter esprimere fino in fondo il suo valore. Bari può essere il luogo dove innovazione e coesione sociale camminano insieme, dove lo sviluppo economico non cancella l’identità dei quartieri, dove la crescita non lascia indietro nessuno. So che è una sfida difficile, certo. Le città migliori sono quelle che non hanno paura delle sfide. Se alla fine del mio mandato avremo lasciato ai giovani qualche motivo in più per restare, alle imprese qualche ragione in più per investire e ai baresi l’orgoglio di sentirsi parte di una città che guarda al futuro senza dimenticare se stessa, allora avrò la sensazione di aver fatto bene il mio lavoro. Non sogno una Bari più grande, sogno una Bari più autorevole.



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 Daniela Salemi

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