Interessante, ma bisognerà vedere come sarà strutturato. Le nostre prime considerazioni
Dopo le ipotesi relative all’estensione a tutti della “pensione anticipata contributiva”, oggi riservata solo ai lavoratori assunti dal 1.1.1996 con 64 anni d’età e 20 anni di contributi, e a tal riguardo con requisiti però tutti ancora da definire a partire dal calcolo tutto contributivo dell’assegno pensionistico, e a quella relativa al varo della c.d. “quota 41” (collocamento in pensione con 41 anni di servizio indipendentemente dall’età anagrafica, anch’essa però con gli altri requisiti tutti ancora da individuare), ipotesi delle quali abbiamo parlato nel Notiziario n. 105 del 8 settembre 2026, diamo conto ora che, con riferimento alle misure in materia previdenziale che sono attualmente allo studio in vista della prossima manovra di bilancio, si sta facendo largo un’altra ipotesi di cui si sta parlando molto in questi giorni: la creazione di un fondo pensione per i nuovi nati.
La necessità di una scelta di questo tipo trova fondamento nel preoccupante andamento demografico: l’ISTAT ci ha ricordato recentemente che nell’anno 2025, a fronte di 355 mila nuovi nati, sono stati registrati ben 652 mila decessi.
Il saldo naturale tra nascite e decessi è risultato dunque ampiamente negativo (circa -296mila unità), e anche peggiorato rispetto al 2024 quando risultò pari a -283mila, con un calo della fecondità – scesa a 1,14 per donna rispetto all’1,18 del 2024 -, comunque accompagnato da un aumento della speranza di vita: 81,7 anni per gli uomini e 85,7 anni per le donne.
Le coppie con figli hanno costituito nel 2025 il 28,4% delle famiglie, quelle senza figli il 20,2%. A fronte di questi dati, si sta dunque facendo strada l’ipotesi di creare un fondo pensione per i nuovi nati.
Il primo a lanciare questa idea, era il 2019, fu l’allora Presidente INPS Pasquale Tridico, che lo immaginò a quel tempo come un fondo sovrano il cui capitale avrebbe potuto essere utilizzato anche per aiutare il lavoratore iscritto a raggiungere i requisiti per la pensione, ma poi non se ne fece nulla anche perché, come ha ricordato oggi lo stesso Tridico, ci fu qualcuno, in primis banche e assicurazioni, che si oppose perché sarebbe entrato in concorrenza con i fondi privati.
Ultimamente, hanno però riportato a galla la questione, prima il Presidente di COVIP (Commissione Vigilanza sui fondi Pensione) Mario Pepe e poi l’attuale Presidente dell’INPS Gabriele Fava, che l’ha rilanciata configurandone la natura come terzo pilastro previdenziale a regia pubblica.
La questione è stata successivamente ripresa dalla Ministra del Lavoro Calderone nell’intervista al “Corriere della Sera “del 23 agosto u.s. e, più recentemente, dal Ministro Giorgetti nel suo intervento a Cernobbio, che ha dichiarato che l’iniziativa fondo per i nuovi nati, da lui definita “proposta anti-deserto demografico”, è oggi effettivamente allo studio e trova sostanzialmente concorde la maggioranza di Governo.
In estrema sintesi, parrebbe di capire che il “fondo per i nuovi nati”:
- verrebbe costituito attraverso un versamento iniziale una tantum dello Stato, di importo ancora tutto da definire e che fungerebbe solo da innesco, poi seguito da successivi versamenti di genitori e familiari e infine eventualmente anche dello stesso beneficiario una volta entrato nel mondo del lavoro, e naturalmente le somme accumulate verrebbero investite nei mercati finanziari in un lungo periodo, dalla nascita fino al momento in cui il beneficiario lascerebbe il lavoro, e dovrebbero produrre rendite che andrebbero ad aggiungersi alla pensione obbligatoria;
- verrebbe gestito direttamente da INPS, mentre la vigilanza spetterebbe a COVIP e le funzioni di indirizzo a MEF e Ministero del Lavoro;
- punto di riferimento, da quel che si è letto, sarebbe una analoga iniziativa che è stata avviata nel corso del 2026 in Germania (“Frühstart-Rente”) ma che è ancora in attesa dell’esame del Parlamento per il varo definitivo, che però ha natura privata, vigilata e regolata (deposito individuale certificato presso banche, assicurazioni o altri operatori autorizzati), mentre da noi l’intendimento parrebbe quello di affidarne l’amministrazione direttamente ad INPS.
E’ anche utile ricordare a tal proposito, che un fondo previdenziale per i nuovi nati, a carattere regionale, esiste già in Italia e precisamente in Trentino Alto Adige, dove la Regione versa 300 € alla nascita (o all’adozione o all’affidamento) aprendo così una posizione previdenziale al neonato, poi seguiti da altri 200 € annui per i quattro anni successivi.
Questi i pochissimi elementi di informazione oggi disponibili, rispetto ai quali diventa difficile dare un qualche giudizio. In attesa di saperne di più, alcune primissime considerazioni ci sentiamo comunque di avanzarle.
- Se l’idea della costituzione del “fondo per i nuovi nati” nasce dalla previsione allarmante di future pensioni molto ridotte e dall’intento di irrobustirle a fronte di carriere oramai stabilmente povere e discontinue (il terzo pilastro previdenziale a regia pubblica, come ha detto il Presidente INPS), pensiamo possa essere un’operazione tampone a corto respiro atteso che le pensioni basse sono dovute in primo luogo a lavoro instabile, salari inadeguati e sistemi di welfare insufficiente, ed è questa la tendenza che occorrerebbe invertire con politiche economiche molto diverse
- Rispetto all’ipotesi di gestione del fondo affidata a INPS, nel ricordare che l’Istituto amministra oggi un sistema previdenziale a ripartizione nel quale i contributi dei lavoratori attivi servono a finanziare le pensioni in pagamento, è utile ricordare che il fondo per i nuovi nati sarebbe per sua natura un sistema a capitalizzazione, dove i contributi versati dovrebbero essere investiti sui mercati per produrre rendimenti significativi, il che rappresenterebbe di certo un mestiere nuovo per INPS, rispetto alla quale circostanza occorre una attenta e ponderata valutazione.
- Il contributo pubblico dovrebbe funzionare solo come innesco iniziale, mentre la dimensione del capitale finale dipenderebbe quasi interamente dalla capacità di versamento della famiglia e di quella eventuale del beneficiario al momento dell’entrata nel mondo del lavoro, e dunque saremmo di fronte a una operazione pensata per chi se lo può permettere, mentre a nostro giudizio occorrerebbe immaginare un contributo pubblico più consistente rispetto alle somme di cui si parla (100 € una tantum….) e più lungo nel tempo, che faccia da volano all’operazione;
- ovviamente, come ha riconosciuto lo stesso Ministro Giorgetti a Cernobbio, la reale efficacia dello strumento dipenderà anche dalla deducibilità dei contributi versati, e su questo occorrerà che il legislatore operi una seria riflessione atteso che l’attuale deducibilità (€ 5.300, + 135,43 in più rispetto a prima, in virtù della norma varata con la legge 199/2025) produce un beneficio proporzionale all’aliquota marginale del contribuente, quindi premia di più i redditi alti, meno quelli più bassi e proprio niente i redditi in area esente.
Ovviamente, sono queste solo alcune nostre prime considerazioni sull’ipotesi di costituzione di un fondo previdenziale per i nuovi nati.
Attendiamo di capire se l’operazione “fondo per i nuovi nati” decolli effettivamente nel senso di trovare posto all’interno del DDL Bilancio 2027, e attendiamo soprattutto di capire come verrà strutturata l’operazione (in primis, che natura avrà il fondo e chi lo amministrerà) e con quali impegni finanziari pubblici.
A tal riguardo, comunque, non possiamo che ribadire la richiesta, da noi già più volte avanzata, di una convocazione a breve delle Parti Sociali per un coinvolgimento preventivo in merito alle scelte di carattere previdenziale da recepire nel bilancio 2027, e non, come avvenuto purtroppo anche lo scorso anno, una convocazione pro forma e praticamente a scelte già fatte, a solo poche ore di distanza dall’entrata del testo in Consiglio dei Ministri per la sua adozione.
A cura del Coordinamento Nazionale CSE FLP Pensionati
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