Ancora una vittima in Italia del Metodo Hamer, il focus dopo la morte della madre di Eleonora Bottaro
Sembra quasi una maledizione. Aveva 18 anni Eleonora Bottaro quando morì per una leucemia linfoblastica acuta nel 2016. Dieci anni dopo la madre – seguace del Metodo Hamer, che aveva scelto per la figlia – si è spenta per un tumore, rinunciando a sua volta alle terapie. A raccontare la vicenda di Rita Benini- che insieme al marito Lino era stata condannata in Cassazione nel 2023 con l’accusa di omicidio colposo per la morte di Eleonora – sono stati i cronisti del Mattino di Padova e del Gazzettino. Il caso di Eleonora Bottaro e della sua famiglia “affonda le sue radici nel potere della suggestione: quando la suggestione incrocia fragilità e disperazione si genera un mix micidiale, capace di compromettere il pensiero critico e l’esame della realtà”, dice a LaSalute di LaPresse lo psichiatra Tonino Cantelmi, professore dell’Università Gregoriana.
Predatori di vittime fragili e disperate
“I santoni – ragiona lo psichiatra – sono persone dall’elevato potere suggestivo, predatori di vittime fragili e disperate. Un ragionamento che riguarda in generale il fenomeno di santoni e guru. L’adesione così tenace di Eleonora e della sua famiglia al Metodo Hamer comporta qualcosa in più, a mio parere”. A colpire in questa particolare vicenda, infatti, è la nettezza del rifiuto di ogni terapia medica da parte della famiglia. Una coerenza, per così dire, che è costata la vita prima alla figlia e poi alla madre. E questo nonostante il guru in questo caso sia morto da anni.
Una vicenda “triste ma forse inevitabile in un contesto nel quale sono presenti convinzioni antiscientifiche e rifiuto delle normalità. Perché questo tipo di persona rifiuta tutto ciò che è istituzionale e cerca altrove, dove spesso però si nascondono furbi e ciarlatani”, dice a LaPresse Salvo Di Grazia, specialista in Ginecologia e divulgatore che da anni, sul sito MedBunker – Le scomode verità, smonta le fake news in medicina.
Il Metodo Hamer “fa leva sulle nostre speranze e paure. Questa falsa cura fa una cosa semplice: ti dice che non hai un tumore, ma il risultato delle tue paure e dei tuoi traumi. Quindi si propone come alternativa alla medicina. Se capisci quale paura o quale trauma causa il tuo problema guarisci. Passa tutto, senza fare niente, nessuna cura. Tra il sottoporsi a chirurgia e chemioterapia e non fare niente spesso la disperazione, l’ingenuità e la fuga dalla realtà fanno scegliere la via più semplice, non fare nulla. Che però è anche condanna a morte sicura. Al 100%”, scandisce Di Grazia.
Che cos’è il metodo Hamer e chi lo ha ideato
Ma come mai la Nuova Medicina Germanica ideata negli anni Ottanta ha ancora tanta presa? Il medico internista tedesco Ryke Geerd Hamer era convinto che ogni malattia fisica rappresentasse in realtà la manifestazione di un conflitto psichico. Di conseguenza i trattamenti proposti in base al suo metodo – mai dimostrato scientificamente – prevedono la risoluzione della tensione psicologica alla base del problema, senza bisogno di farmaci o di altre terapie organiche, considerate inutili e dannose.
“Hamer riteneva che il cancro non è mai, di per sé, una malattia mortale. Al contrario, le patologie oncologiche causerebbero la morte del paziente solo indirettamente, per la perdita di peso e di energie prodotte dallo stress psichico associato alla diagnosi”, ricordano i medici anti-bufale di Dottoremaeveroche.it, il portale contro le fake news della Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici).
L’incidente di Cavallo
Il Metodo Hamer ha un’origine particolare. Nel 1978 il figlio del medico tedesco, Dirk, fu implicato in un incidente sull’Isola di Cavallo, in Corsica. Colpito nel sonno da un colpo di fucile partito, sembrerebbe, dalla carabina di Vittorio Emanuele di Savoia, Dirk Hamer morì a distanza di qualche mese. Secondo lo stesso Hamer, proprio il trauma legato alla vicenda gli causò lo sviluppo di un cancro ai testicoli.
Una volta guarito, il medico si convinse della relazione tra i due eventi e gettò le basi della Nuova Medicina Germanica. Nel 1986, dopo essere stato ritenuto responsabile della morte di numerosi pazienti, Hamer venne radiato dall’Ordine dei medici tedesco. Morì in Norvegia nel luglio del 2017.
Cosa dice la ricerca sul Metodo Hamer
È bene essere chiari. Come sottolinea l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (Airc) “la teoria alla base del Metodo Hamer non ha nulla di scientifico, e anzi contraddice molto di ciò che si sa essere dimostrato sul funzionamento del corpo umano e sullo sviluppo delle patologie tumorali”.
I pericoli della Nuova Medicina Germanica
I dottori anti-bufale sottolineano che questa metodica “è molto pericolosa”. Come si legge nella relazione dello Swiss Group for Complementary and Alternative Methods in Cancer “i pazienti che si affidano esclusivamente ai trattamenti oncologici proposti dal metodo Hamer rischiano di perdere tempo prezioso”. Per l’ex medico tedesco la chemio e la radioterapia erano assolutamente inutili, così come le biopsie e altre tipologie di chirurgia esplorativa. Dal suo punto di vista un tumore doveva essere operato solo in caso di pressione su nervi vitali, arterie e vasi escretori.
Inoltre Hamer riteneva che il dolore non dovesse essere trattato e invitava i pazienti a sopportare sofferenze estreme, convinto che fossero utili al processo di cura. Un dettaglio che, forse più degli altri, lascia sgomenti. “Non sappiamo spiegare cosa significa curare e non sappiamo farlo nel modo più empatico. Oggi non c’è tempo per dedicarsi alla cura dell’anima accanto a quella del corpo. E così qualcuno ne approfitta. Di certo chi ne approfitta non è motivato da sentimenti puri e gentili”, conclude Salvo Di Grazia.
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Margherita Lopes
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