Il deficit mette a rischio le risorse per la prossima legge di Bilancio, complicando i piani del governo sulle misure fissate come priorità nel proprio programma.
I dati pubblicati dall’Istat il 22 settembre confermano infatti che nel 2025 il rapporto tra deficit e Pil si è fermato al 3,1%, ancora sopra la soglia del 3% prevista dalle regole europee. Sfuma così l’uscita anticipata dalla procedura per disavanzo eccessivo sulla quale il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti aveva sperato per affrontare la manovra finanziaria con maggiori margini.
Il problema è soprattutto politico: dopo la Legge di Bilancio 2026, l’esecutivo punta a una manovra per il 2027 con cui presentarsi alle prossime elezioni politiche, dando risposte a lavoratori, pensionati e famiglie. Ma la permanenza nei vincoli della procedura europea rende più difficile finanziare nuovi interventi, imponendo una selezione delle priorità e delle promesse da mantenere.
Questo non significa che ogni nuova misura sia esclusa, ma che le risorse aggiuntive non possono essere date per scontate. Il governo dovrà quindi conciliare le richieste dei partiti di maggioranza con il percorso di risanamento dei conti, individuando le coperture necessarie prima di trasformare gli annunci in provvedimenti.
Dagli interventi sull’Irpef alle agevolazioni sugli stipendi, passando per le pensioni e i finanziamenti a Sanità e Sicurezza, le proposte sul tavolo restano numerose.
La loro presenza nel testo della legge di Bilancio, però, dipenderà dalle disponibilità effettive e dall’esito del confronto politico delle prossime settimane.
In attesa che venga definita la manovra finanziaria, vediamo quindi quali misure potrebbero trovare spazio e quali dovranno fare i conti con risorse più limitate delle attese.
Dove troverà il governo le risorse per la legge di Bilancio 2027
Prima di ragionare sulle misure bisognerà intervenire sulle risorse a disposizione, visto che il governo deve fare i conti con i vincoli di bilancio e gli impegni presi tanto sul fronte dell’energia quanto sul riarmo.
A tal proposito, una parte dei margini aggiuntivi potrebbe arrivare dalla cosiddetta clausola di salvaguardia europea, con cui l’Italia chiede maggiore flessibilità rispetto ai limiti di spesa per finanziare interventi destinati alla sicurezza energetica e alla difesa. La richiesta illustrata dal ministro Giorgetti riguarda complessivamente circa 35-36 miliardi di euro entro il 2028, di cui circa 14 miliardi per l’energia e 21-22 miliardi per la difesa.
Nel dettaglio, l’operazione ipotizzata dal ministero dell’Economia consiste nel far rientrare nella clausola anche alcune spese già programmate, liberando così risorse ordinarie da destinare ad altri interventi. Un meccanismo che dipende, però, dalle spese effettivamente ammesse alla flessibilità e dal confronto con Bruxelles.
Rispetto alle attese iniziali, il quadro si è complicato: l’Istat ha confermato il deficit del 2025 al 3,1% del Pil, facendo sfumare l’uscita anticipata dalla procedura europea per disavanzo eccessivo. Il governo dovrà quindi preparare la legge di Bilancio 2027 continuando a rispettare il percorso di rientro concordato con l’Unione europea.
Questo non esclude automaticamente l’attivazione della clausola, sulla quale un passaggio decisivo potrebbe arrivare all’Ecofin del 9 ottobre, ma rende più difficile sfruttarne i margini. La flessibilità, infatti, consente di derogare ai limiti di spesa, ma non cancella l’impatto delle misure sul deficit e sul debito.
Il “tesoretto” sul quale contavano i partiti di maggioranza resta quindi incerto. Per finanziare le misure da inserire nel testo della legge di Bilancio serviranno coperture effettive, attraverso risparmi di spesa o maggiori entrate: una condizione che potrebbe imporre di ridimensionare o rinviare alcune delle proposte avanzate nelle ultime settimane.
Il nuovo taglio Irpef per i redditi fino a 60.000 euro
Tra le principali richieste di Forza Italia figura l’ampliamento del secondo scaglione Irpef, oggi applicato con un’aliquota del 33% ai redditi compresi tra 28.000 e 50.000 euro, dopo la riduzione introdotta dalla legge di Bilancio 2026.
La proposta, rilanciata dal leader di Forza Italia Antonio Tajani e sostenuta anche dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo, consiste nell’estendere questo scaglione fino a 60.000 euro. In questo modo, la quota di reddito compresa tra 50.000 e 60.000 euro non verrebbe più tassata al 43%, bensì al 33%.
Il risparmio sarebbe pari al 10% della parte di reddito imponibile compresa in questa fascia: quindi, chi dichiara un imponibile di 52.000 euro otterrebbe un beneficio di circa 200 euro l’anno, mentre per chi raggiunge o supera i 60.000 euro il vantaggio massimo arriverebbe a 1.000 euro, salvo eventuali limiti previsti dal testo definitivo.
L’estensione, da sola, non produrrebbe invece benefici per chi ha un reddito imponibile fino a 50.000 euro. Il costo dell’intervento viene stimato in circa 3 miliardi di euro.
Accanto a questa proposta è emersa anche l’ipotesi, sostenuta dal presidente della commissione Finanze della Camera Marco Osnato, di ridurre la prima aliquota Irpef dal 23% al 22%, intervenendo così anche sui redditi più bassi. Restano però da definire il perimetro dell’agevolazione e le relative coperture.
Il mancato rientro del deficit sotto il 3% rende più difficile finanziare questi interventi: nessuno dei due tagli può quindi considerarsi acquisito e la loro presenza nella manovra finanziaria dipenderà dalle risorse che il governo riuscirà a individuare.
Una tassazione agevolata per la tredicesima
Sempre Forza Italia è tornata a proporre un intervento sulla tredicesima, con l’obiettivo di garantire ai lavoratori una gratifica natalizia più alta. Antonio Tajani ha rilanciato la richiesta di ridurre il prelievo, fino ad azzerarlo per chi ha l’Isee più basso, senza però indicare una soglia definitiva.
Attualmente la tredicesima viene tassata secondo le normali aliquote Irpef applicate al reddito da lavoro dipendente. L’ipotesi sostenuta dal responsabile economico di Fratelli d’Italia Marco Osnato prevede invece un’imposta sostitutiva del 15% per i lavoratori con redditi fino a 15.000 euro, con un costo stimato di circa 500 milioni di euro. Una versione più ampia potrebbe abbassare l’aliquota al 10% e innalzare il limite di reddito, ma richiederebbe maggiori risorse.
Restano quindi proposte da finanziare e definire nel testo della legge di Bilancio: aliquota, beneficiari e decorrenza dell’eventuale agevolazione non sono ancora stabiliti.
Dal bollo auto alle agevolazioni per le start-up
Forza Italia ha messo sul tavolo anche una serie di ulteriori proposte fiscali. Sul bollo auto e moto, però, il governo ha già anticipato un primo intervento rispetto alla legge di Bilancio: il decreto-legge n. 162 del 2026 ha introdotto un’esenzione per i versamenti con scadenza ordinaria nel 2027, limitata a un solo veicolo regolarmente assicurato per persona fisica.
Per le autovetture, il beneficio riguarda quelle a benzina o gasolio, anche ibride, con potenza non superiore a 80 kW. Chi non ha un’auto che rientra nei requisiti può beneficiare dell’esenzione per una moto o un ciclomotore a benzina, secondo le condizioni previste dal decreto, che deve ancora essere convertito in legge.
Il compito della prossima manovra finanziaria sarà quindi valutare come rendere strutturale l’agevolazione, oggi prevista soltanto per il 2027, individuando le coperture necessarie anche per gli anni successivi. È questo l’obiettivo indicato dal governo nel comunicato che ha accompagnato l’approvazione del provvedimento.
Tra le altre proposte resta la possibilità di recuperare le detrazioni per le spese sanitarie nello stesso anno in cui vengono sostenute, senza dover attendere la dichiarazione dei redditi successiva.
Per i giovani si valuta invece l’esenzione dalle imposte per i primi cinque anni di attività delle start-up, insieme ad agevolazioni per chi vi investe. Anche in questo caso si tratta di proposte politiche, la cui traduzione nel testo della legge di Bilancio dipenderà dalle risorse disponibili.
La detassazione degli aumenti contrattuali
Tra le misure che il governo intende confermare c’è la tassazione agevolata sugli aumenti di stipendio riconosciuti con i rinnovi dei contratti collettivi. Giorgia Meloni ha ribadito l’impegno il 22 settembre, durante la trasmissione Porta a Porta, annunciando di voler mantenere nella prossima legge di Bilancio l’imposta sostitutiva del 5%. Secondo i dati del ministero del Lavoro citati dalla presidente del Consiglio, la misura ha interessato oltre 4 milioni di lavoratori.
Attualmente l’agevolazione riguarda gli incrementi retributivi corrisposti nel 2026 ai dipendenti del settore privato, in attuazione di rinnovi contrattuali sottoscritti nel periodo 2024-2026, a condizione che il reddito da lavoro dipendente percepito nel 2025 non superi 33.000 euro. Il 5% sostituisce l’Irpef e le addizionali regionali e comunali sugli aumenti agevolabili.
Per il 2027 servirà quindi una proroga esplicita, mentre il testo della legge di Bilancio dovrà chiarire se saranno mantenuti o modificati i limiti di reddito e i requisiti di accesso.
Sconti sugli affitti per gli under 36
Un’altra misura allo studio riguarda i giovani che vogliono lasciare la casa dei genitori e prendere in affitto un’abitazione.
L’ipotesi prevede la riduzione dell’Iva dal 10% al 5% per gli under 36, limitatamente alle locazioni abitative soggette a questa imposta, come quelle stipulate con le imprese di costruzione. L’agevolazione non riguarderebbe quindi tutti gli affitti e non si applicherebbe ai normali contratti stipulati con proprietari privati.
La proposta resta subordinata alla disponibilità delle risorse, come precisato dallo stesso viceministro dell’Economia Maurizio Leo. Per conoscere requisiti definitivi e decorrenza bisognerà quindi attendere l’eventuale inserimento nel testo della legge di Bilancio.
Riforma delle pensioni, gli obiettivi del governo Meloni
Sul fronte delle pensioni, le principali richieste arrivano dalla Lega. Il primo obiettivo resta bloccare l’aumento di un mese dei requisiti pensionistici previsto per il 2027.
Senza un nuovo intervento, la pensione di vecchiaia salirà a 67 anni e 1 mese, mentre per quella anticipata ordinaria serviranno 42 anni e 11 mesi di contributi, un anno in meno per le donne. Dal 2028 l’incremento complessivo rispetto ai requisiti attuali raggiungerà i tre mesi.
Un’altra proposta riguarda l’estensione della pensione anticipata a 64 anni anche a chi ha versato contributi prima del 1996, attraverso una sperimentazione per il triennio 2027-2029. L’uscita sarebbe subordinata al ricalcolo interamente contributivo dell’assegno, con una possibile riduzione dell’importo rispetto al sistema misto.
Rispetto alle prime ipotesi, però, i requisiti restano da definire. Il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon ha spiegato il 17 settembre che si sta valutando di ridurre la soglia minima della pensione necessaria per accedere, oggi generalmente pari a tre volte l’Assegno sociale, soprattutto per disoccupati e categorie fragili. Anche l’anzianità contributiva è ancora in discussione: tra le possibilità figura un requisito di 25 anni di contributi.
Il governo dovrà poi decidere cosa fare con le pensioni minime. L’incremento straordinario dell’1,3% scade alla fine del 2026 e, senza una proroga, resterà solamente l’adeguamento ordinario all’inflazione.
Forza Italia chiede inoltre un intervento selettivo che porti gli assegni dei pensionati più svantaggiati verso 800-850 euro mensili, anche attraverso le maggiorazioni sociali. Si tratta però di una proposta da finanziare e delimitare nei requisiti, non di un aumento già previsto per tutti i titolari di pensione minima.
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