Sono liriche dell’animo: volti pulsanti e vivi, sguardi catturati che comunicano, senza bisogno che si proferisca parola. Sono storie racchiuse in un istante, impresse nella potenza marcata di una ruga, nelle mani segnate dalla fatica. L’eloquenza è nel dettaglio. Sono emozioni sospese nel tempo, che arrivano dirette al cuore, toccandone le corde più profonde, mentre invitano a sostare per osservare, in un dialogo intimistico tra visitatore ed opera. Sono palpito e respiro, sottratti all’oblio per “incarnare” memoria, le fotopitture di Giuseppe Calabretta che potranno essere ammirate, fino a ottobre, presso la Gipsoteca “Giuseppe Maria Pisani” a Serra San Bruno.
Protagonisti delle fotopitture di Calabretta sono gli “ultimi”, i “dimenticati”, le persone più umili di un mondo rurale, povero, ma dignitoso. Affiora la “nobile fermezza di un popolo. È la Calabria che non si arrende” riferisce Domenico Pisani nel testo del catalogo.
Sono quasi tutte figure senili: personaggi barbuti, bevitori, fumatori di pipa e di sigaro, calderai, zampognari, suonatori di zufolo, spazzini, mendicanti dai vestiti laceri, con bastoni o ombrelli in mano, contadini con la zappa, donne con il fuso. Rappresentano un ponte tra microstoria e macrostoria, Sono opere che si distinguono per il taglio documentaristico, per l’estro creativo, per la sapiente mano di un artista che «padroneggiava il pennello, il colore e il senso del volume».
Il progetto espositivo è stato realizzato grazie alla collaborazione della famiglia Calabretta, presente all’inaugurazione con i figli del fotopittore: Leonardo, Silvana e Luciano.
“La mostra – ha introdotto Pisani – rappresenta il coronamento di un lungo lavoro di ricerca, durato circa un anno, condotto all’interno di un preziosissimo archivio che rappresenta uno spaccato sociale e storico di Serra San Bruno e del comprensorio, dal 1943 al 1975. L’esposizione offre un interessante percorso che, mediante le immagini, restituisce la realtà del territorio di quel periodo. Giuseppe Calabretta è stato un fotografo di rilievo, capace di raccontare, con acume e grande sensibilità, attraverso il suo obiettivo la vita della comunità, contribuendo a dare prestigio e lustro all’intellighentia e maestria serrese, della quale fece parte“.
Il contesto culturale nel quale opera Calabretta
La vita e l’attività di Giuseppe Calabretta sono costellate, infatti, da un susseguirsi di incontri e collaborazioni con personalità del panorama artistico e intellettuale del suo tempo.
Ne è la riprova, anche, ed è una curiosità della mostra, che tra i volti di popolani, spicchi un “ritratto”, in veste di contadina, con un fazzoletto colorato sulla testa, di Louiselle, pseudonimo di Maria Luisa Catricalà, cantante italiana, in auge negli anni Sessanta e Settanta, nata a Vallellonga.
Giuseppe Calabretta “sposa” la corrente artistica del pittorealismo, nata nel cuore dell’Europa con la finalità di elevare la fotografia a forma d’arte. I pittorialisti intervenivano manualmente sulle immagini, ricorrendo a tecniche e procedimenti che conferivano agli scatti l’aspetto e i canoni estetici di un’opera pittorica.
La corrente approdò in Italia alla fine dell’Ottocento, trovando a Torino uno dei suoi principali centri di diffusione. Proprio nel capoluogo piemontese, alcuni decenni più tardi, Calabretta si formò alla Scuola professionale di fotografia, fotomeccanica e ottica “Teofilo Rossi di Montelera”, promossa da Giuseppe Ratti, che ne fu anche docente. Ratti, tra i più importanti fotografi italiani dell’epoca, era nato ad Arena, paese non lontano da Serra San Bruno. Non è dato sapere se Calabretta lo conoscesse già prima di trasferirsi a Torino per gli studi.
Di certo, quell’istruzione rigorosa divenne il fondamento della sua carriera. Quando nel 1941 rientrò a Serra San Bruno e aprì il suo studio fotografico sul corso principale, poteva contare su una solida preparazione culturale e professionale, frutto di un percorso formativo di alto livello.
Arte e amicizia
La mostra suggella idealmente anche il profondo legame umano e artistico che unì Calabretta allo scultore Giuseppe Maria Pisani, cui è dedicata la Gipsoteca. Un sodalizio fondato su amicizia, confronto e collaborazione, come ha ricordato il figlio del fotografo, Leonardo Calabretta: «Mio padre e Giuseppe Maria Pisani sono cresciuti insieme, hanno condiviso idee e hanno sempre collaborato. Mio padre ha fotografato le opere di Pisani, artista autentico e di grande valore, e siamo lieti che Domenico Pisani abbia voluto dare spazio al suo lavoro, all’eredità artistica che ci ha lasciato».
Un rapporto che oggi rivive simbolicamente nell’allestimento espositivo, dove le opere dello scultore e le fotografie di Calabretta tornano a dialogare nello stesso contesto culturale, proprio come fecero i loro autori.
Gli interventi istituzionali
“C’è qualcosa, nei volti fotografati e dipinti da Giuseppe Calabretta, che ci riguarda da vicino. Sono i nostri nonni, i nostri padri, le donne che hanno tenuto in piedi le case delle Serre, quando il lavoro era fatica vera e il silenzio una forma di fierezza“, ha osservato Vitaliano Papillo, presidente del Gal Terre Vibonesi che ne ha finanziato il catalogo, “perché – ha spiegato – la valorizzazione di un territorio passa anche, e soprattutto, dalla cura della memoria. Un’opera come quella di Calabretta non appartiene solo a Serra San Bruno, appartiene a tutte le Terre Vibonesi, alla loro vocazione rurale, a quella civiltà contadina e pastorale che continua a definisci anche quando il mondo cambia“.
Il vicesindaco Rosanna Federico si è dichiarata “onorata di presenziare per il grande pregio dell’iniziativa, che offre l’opportunità di scoprire, ammirare e apprezzare: suggestive immagini di persone che sembrano tornare a vivere, restituendo uno spaccato autentico della realtà sociale di Serra San Bruno e dell’area più ampia delle Serre nel secolo scorso, unitamente ad attrezzature fotografiche di interesse storico, impiegate dall’artista nel suo studio. Un patrimonio che la famiglia Calabretta ha il merito di aver custodito con cura e che con la mostra ha inteso condividere con la comunità“.
Rosanna Federico si è espressa anche in ordine al luogo che accoglie le opere, la Gipsoteca “Giuseppe Maria Pisani” che ormai da anni rappresenta un importante “presidio” artistico, storico e culturale nell’intero comprensorio e nella Calabria.
Gli orari di visita della mostra
La Gipsoteca, nel periodo estivo, resterà aperta tutti i giorni dalle 10:30 -12:30 e dalle 17:00 alle 19:30. È comunque è preferibile prenotare.
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Mirko Spadaro
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