La premessa è necessaria: occorre attendere il testo del decreto-legge. Nei gruppi Facebook dedicati alle questioni quotidiane, concrete, dell’inclusione scolastica degli alunni con disabilità, però, l’alert rosso si è già acceso.
L’annuncio di Valditara: il Pei non andrà più fatto ogni anno
Nel pomeriggio del 24 settembre, nella conferenza stampa dopo il Consiglio dei Ministri, l’attenzione era concentrata sull’annunciato e dibattuto tetto alla presenza di alunni con cittadinanza non italiana che non sono nati in Italia, non hanno frequentato le scuole italiane e non hanno una adeguata conoscenza della lingua italiana (un decreto legge molto diverso da quello che si immagina quando si afferma che in classe non ci potranno essere più del 30% di stranieri).
Ma ecco il punto passato sotto silenzio. C’è un annuncio del ministro Valditara che però ha sorpreso. Un flash che affronta un tema di cui – e questa è già una notizia – non si è mai discusso in sede di Osservatorio sull’inclusione scolastica e su cui non c’è stata alcuna concertazione con le associazioni. Una decisione unilaterale del ministero, quindi.
Queste le parole, alla lettera, del ministro Valditara in conferenza stampa: «L’adozione dei Pei-Piano Educativo Individualizzato per gli alunni con disabilità non sarà più necessaria ogni anno. Questo favorisce fra l’altro anche una tempestiva assegnazione dei docenti, taglia la burocrazia, riduce gli adempimenti sia per le famiglie che per le scuole». Nel comunicato stampa che nelle ore successive è stato pubblicato sul sito del Governo, il passaggio è più enigmatico: «Per garantire il sostegno didattico agli alunni con disabilità, il piano educativo individualizzato definisce le ore di sostegno necessarie alla classe, secondo un calendario che consente di determinare l’organico dei docenti di sostegno prima dell’inizio dell’anno scolastico. Il piano è aggiornato, ai fini delle ore di sostegno, nei passaggi tra i diversi gradi di istruzione, per assicurare continuità nelle risorse».
La norma attuale: Pei definitivo entro ottobre
Per dovere di cronaca, un articolo di La Tecnica della Scuola, un sito specializzato, pare ridimensionare la novità: solo la proposta delle ore di sostegno rimarrebbe la stessa per tutto il ciclo scolastico, salvo ovviamente che nelle condizioni dell’alunno sopravvengono delle novità significative che giustifichino una modifica del numero delle ore assegnate, ma il Pei resterebbe da fare ogni anno.
A cambiare sarebbero i tempi. La normativa attuale prevede che il Pei sia redatto in via provvisoria entro giugno e «redatto in via definitiva, di norma, entro il mese di ottobre». Con l’obiettivo – positivo – di determinare l’organico dei docenti di sostegno prima dell’inizio dell’anno scolastico, invece, il nuovo decreto anticiperebbe i tempi a giugno.

Il problema non è la disabilità. Il problema è un mondo progettato come se le persone con disabilità non esistessero. Parte da qui l’inchiesta di VITA magazine di giugno, un numero che scardina il principio dell’inclusione alla ricerca di una convivenza possibile.
DISABILITÀ, L’INCLUSIONE NON BASTA
Il Pei non è burocrazia
A indignare le famiglie, però, è la visione sottostante: quella per cui redigere il Piano Educativo Individualizzato sarebbe un mero e fastidioso adempimento burocratico. Tutto il contrario di quella nuova pratica dell’inclusione scolastica che è stata disegnata negli ultimi dieci anni, con la Legge 107/2015, che delega il Governo a intervenire sull’inclusione scolastica degli studenti con disabilità, il D.Lgs. 66/2017 che cambia il modello, il D.Lgs. 96/2019 che corregge e integra il D.Lgs. 66, Il D.I. 182/2020 introduce il modello nazionale di Pei e Linee guida e infine il D.I. 153/2023 che dà l’assetto definitivo della questione. Prima, lo ricordiamo, le famiglie non sapevano quale fosse il progetto di lavoro che la scuola aveva su loro figlio.
Il Pei è il documento attraverso il quale la scuola, insieme alla famiglia e agli altri soggetti coinvolti, dice cosa bisogna fare – concretamente – affinché uno specifico alunno possa sviluppare le sue potenzialità: nell’apprendimento, nella comunicazione, nelle relazioni e nella socializzazione. Viene elaborato dal Glo – Gruppo di Lavoro Operativo per l’Inclusione, costituito per ciascun alunno con disabilità. Ne fanno parte il team dei docenti contitolari / consiglio di classe; il docente di sostegno; i genitori (o chi esercita la responsabilità genitoriale); le figure professionali specifiche interne ed esterne che interagiscono con l’alunno.
Il Glo si riunisce come minimo tre volte in un anno scolastico: entro ottobre per redigere il Pei definitivo, almeno una volta fra novembre e aprile per una verifica intermedia e apportare eventuali modifiche, entro giugno per la verifica finale e proporre le risorse per l’anno successivo. Il Pei – e quindi il gruppo di lavoro che lo stende – non si limita a proporre il numero di ore di sostegno necessarie all’alunno, ma dice quali obiettivi educativi e didattici si intendono raggiungere, come verrà organizzato l’apprendimento, quali strategie, metodologie e strumenti verranno utilizzati; quali interventi di sostegno e inclusione sono necessari; come deve essere organizzato l’ambiente di apprendimento; quali risorse professionali sono necessarie (docente di sostegno, assistenza all’autonomia/comunicazione, ecc.); come verranno effettuate verifiche e valutazioni.
La diagnosi è la stessa, un bambino no
Molto difficile immaginare che tutto questo possa rimanere invariato per un intero ciclo scolastico. Per dirla semplice, anzi, un Pei che duri per “n“ anni è una sciocchezza madornale. Va verificato. Perché la diagnosi magari è sempre la stessa, ma il bambino no.
«Parlare di una sburocratizzazione del Pei va contro il senso dell’inclusione scolastica. Il Pei non è uno strumento burocratico, abbiamo impiegato anni per farlo capire, abbiamo scritto delle linee guida per i nuovi modelli di Pei che dicono esattamente il contrario, perché il Pei è uno strumento quotidiano di incontro tra i docenti curricolari, di sostegno, gli enti locali, la sanità e le famiglie. Le famiglie vogliono incontrarsi per ragionare insieme del Pei dei propri figli, non è affatto un peso burocratico per le famiglie tantomeno per le scuole», afferma Francesca Palmas, responsabile Scuola e centro Studi Abc Italia – Associazione Bambini Cerebrolesi, nonché autrice


Nemmeno per le scuole? «No, perché anche per gli insegnanti il Pei è uno strumento di lavoro. L’inclusione necessita di un confronto continuo, è ovvio che l’alunno incontriamo a settembre non è più lo stesso alunno che abbiamo a maggio dello stesso anno scolastico. Già questo fa capire quanto sia importante avere gli spazi e i tempi per un monitoraggio e una valutazione periodica del Pei e quindi dell’andamento educativo e didattico dell’alunno con disabilità durante l’anno. Il Glo è un momento di incontro collettivo, democratico, multidisciplinare e abbiamo impiegato anni per arrivare a questa conquista. Se la scelta di rinunciare all’obbligatorietà del Pei annuale fosse confermata, la trovo veramente offensiva», afferma Palmas.
Peraltro, aggiungiamo noi, il ministero dell’Istruzione e del Merito ha predisposto un Pei digitale/informatizzato all’interno del sistema ministeriale SIDI che consente alla scuola di compilare e gestire il Pei online, con il documento che può essere condiviso con i componenti del Glo. Il 2025/26 è il primo anno scolastico in cui il Pei informatizzato tramite SIDI è stato messo concretamente a disposizione e implementato su scala nazionale: abbiamo già cambiato idea?
Foto da governo.it
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