Senza cultura non c’è futuro per l’umanità: con questo messaggio di ottimismo in un periodo d’ombra per il globo, apre a Bruxelles Kanal – Centre Pompidou, 40mila mq di museo ricavati nell’ex industria Citroën, dedicati all’arte e all’architettura. Il museo è concepito come una città nella città: con strade, un parco giochi, una biblioteca, un centro di ricerca, laboratori per studiare e lavorare e una sala stampa cooperativa, ossia uno spazio di co-creazione che funge anche da luogo di incontro e di confronto. E poi sale di proiezione e spazi espositivi che celebrano il cinema d’artista, dibattiti e festival cinematografici. «Il centro di gravità sono gli spazi pubblici», come dichiara il direttore generale, Yves Goldstein. L’apertura è prevista per il prossimo novembre.
Sarà un avamposto del parigino Beaubourg in territorio belga. Un progetto promosso dalla Regione Bruxelles-Capitale grazie ad un accordo di partenariato con il Centre Pompidou di Parigi. Il progetto, frutto di un concorso internazionale aggiudicato nel 2018, è degli studi noAarchitecten (Bruxelles), EM2N (Zurigo) e Sergison Bates architects (Londra), operanti sotto il nome di Atelier Kanal.
La collezione Kanal – specchio della diversità e della connettività internazionale della scena artistica cittadina si concentra sulle pratiche contemporanee di artisti che operano a Bruxelles e in Belgio, comprendendo anche opere internazionali di rilievo. Allo stesso tempo, la collaborazione con l’istituzione parigina dà al museo un accesso continuativo a una delle più importanti collezioni di arte moderna e contemporanea.
Kanal – Centre Pompidou, immagini dal drone © Atelier Kanal
Il progetto
L’ex fabbrica automobilistica Citroën (costruita tra il 1933 e il 1934), composta da un’iconica sala espositiva e da un ampio spazio produttivo retrostante, è trasformata in Kanal: un generoso spazio pubblico dedicato alla produzione culturale, che ospiterà arti visive e architettura, danza, teatro, cinema e musica.
Showroom, fotografie di © Koen Van Damme
Kanal diventerà un punto d’incontro per il variegato quartiere e per l’intera città di cui fa parte. Lo si potrebbe definire un “Terzo Luogo”, come originariamente formulato dal sociologo urbano Ray Oldenburg nel suo libro del 1989 “The Great Good Place”, per indicare gli spazi pubblici in cui le persone trascorrono del tempo al di fuori della casa (il primo luogo) e del lavoro o della scuola (il secondo luogo), un luogo familiare senza la necessità di consumare. Questo Terzo Luogo invita cittadini, organizzazioni, collettivi e comunità ad appropriarsi e abitare ampie porzioni dell’edificio, per produzioni, spettacoli, eventi o incontri informali. Il “museo” non appartiene più solo all’arte, ma diventa parte integrante della città e del suo tessuto sociale. In questo senso, Kanal si discosta dal museo tradizionale e offre invece un luogo di aggregazione civica, rispondendo alla crescente carenza di spazi pubblici condivisi nelle nostre città odierne.
La struttura di grandi dimensioni (100 × 200 metri) è stata subito vista dai progettisti come fonte di opportunità ineguagliabili, difficili da replicare con una nuova costruzione. Nessun intervento spettacolare, la proposta progettuale segue un atteggiamento di ottimismo radicale: aperto e non prescrittivo, spontaneo e istintivo, in linea con lo spirito di progresso moderno in cui la fabbrica è stata concepita.
Atelier Kanal, Kanal showroom, render © Atelier Kanal, Secchi Smith
L’obiettivo? Permettere all’edificio originale di tornare a essere un protagonista chiave della città. Gli interni sono un raffinato esempio di ingegneria industriale, mentre le facciate in vetro sono una chiara espressione del primo modernismo. «La nostra ambizione – spiegano gli architetti – è stata quella di rispettare l’edificio così com’era, di abbracciarne il carattere industriale e le molteplici funzioni. Lo stiamo trasformando con delicatezza e una deliberata economia di mezzi, aggiungendo al contempo nuovi elementi architettonici che trasformano l’esistente, creando spazi nuovi e variegati al suo interno e tra gli ambienti. Questo approccio ha guidato sia la strategia concettuale che i dettagli, influenzando tutte le decisioni, dai metodi di lavoro alla scelta dei materiali».
Strada interna, render © Atelier Kanal, Secchi Smith
Belvedere, render © Atelier Kanal, Secchi Smith
L’asse trasversale esistente, costituito da strade larghe 18 metri che attraversano l’ex complesso industriale e showroom, presenta ingressi a ciascuna delle sue quattro estremità, collegando tutte le attività di Kanal e protendendosi verso la città circostante. Insieme al piano nobile, questi assi coprono quasi metà della superficie totale dell’edificio, offrendo uno spazio pubblico inutilizzato di cui istituzioni, artisti e cittadini possono appropriarsi.
Orientato verso il centro città, l’iconico ex showroom, una struttura in vetro e acciaio alta 24 metri e simbolo di Citroën, funge da immagine pubblica di Kanal. Come nuovo palcoscenico per Bruxelles, lo showroom è stato restaurato e trasformato per tornare a essere il grandioso interno urbano che era un tempo. Diventa una piazza pubblica coperta che può ospitare installazioni, spettacoli e concerti e che ai piani superiori ospita un ristorante e un’ampia terrazza sul tetto ad accesso libero con bar e vista su Bruxelles.
Galleria all’ultimo piano, render © Atelier Kanal, Secchi Smith
Interni dello showroom, render © Atelier Kanal, Secchi Smith
Poiché l’ex fabbrica automobilistica, con il suo involucro sottile, non soddisfaceva i criteri di prestazione strutturale, climatica e acustica richiesti per uno spazio espositivo di alto livello, tre nuovi edifici sono stati inseriti all’interno dell’ampio volume, fornendo spazi a temperatura e umidità controllate. Uno ospita gli spazi comuni come auditorium e uffici, un altro Kanal Architecture (ex CIVA) e il terzo il nuovo museo di arte moderna e contemporanea.
La strategia energetica sviluppata con Buro Happold e Bureau Greisch definisce tre zone climatiche: un ampio spazio interno pubblico (54% della superficie) che offre comfort stagionale come ambiente inondato di luce naturale e aria fresca, e due nuove sale espositive monolitiche (21% della superficie) che garantiscono prestazioni climatiche di alto livello per opere d’arte di fama mondiale. A collegare questi estremi si trovano spazi espositivi intermedi vetrati che fungono da isolanti termici, assicurando la massima efficienza energetica in tutto l’edificio.
Community print room – Werker Collective, studio portrait of Werker. Rijksakademie van Beeldende Kunsten. Amsterdam 2022. Fotografia © Verena Blok
Community print room – Werker Collective, Amator Archives: On Queer Reproduction. Werker Collective. Rijksakademie Open Studios. Amsterdam 2022. Fotografia: © Sander van Wettun
Il Playground di Assemble
Al primo piano, lontano dal trambusto delle principali vie di circolazione, il collettivo di architetti e artisti Assemble ha creato un’area giochi di 700 m² per bambini dai quattro anni in su, su commissione di Kanal. Lo spazio principale assume la forma di un paesaggio immaginario di colline, che richiamano le cataste di carbone un tempo trasportate lungo il canale, così come vulcani e pianeti lontani. Corde, pneumatici, maschere e altri elementi mobili incoraggiano i bambini a sperimentare liberamente. Il paesaggio si estende in uno spazio laboratorio dedicato al gioco, al movimento e agli incontri intergenerazionali.
Il progetto trae ispirazione dal mondo dei bambini ed è stato sviluppato in stretta collaborazione con le scuole dei quartieri circostanti. Si rifà all’eredità dei parchi giochi d’avventura britannici e scandinavi del dopoguerra, spesso progettati e plasmati dai bambini stessi, così come ai “paesaggi ludici” immaginati da artisti e architetti del XX secolo. Al suo centro, il progetto afferma il gioco come fonte fondamentale di libertà, immaginazione e trasformazione, nella società in generale e all’interno di Kanal.
Playground, Kanal cantiere © Bart Grietens
Kanal Playground – Bonnevie park play session © Jan Locus
Playground, © Assemble
Il progetto è una collaborazione con Kanal-Centre Pompidou e Kanal Architecture.
Riflessione aperta sul museo del futuro
«Dieci mostre per inaugurare Kanal. Dieci mostre per fornire una prima risposta a una domanda aperta: qual è il ruolo di un museo d’arte e architettura nel XXI secolo? Qual è lo scopo di Kanal in un’epoca in cui lo spettro dell’estremismo e i sogni imperiali ritornano? A cosa serve Kanal quando l’intelligenza umana è sfidata dalle macchine? Qual è il senso di Kanal in un’epoca di politiche identitarie sempre più polarizzate? Qual è il significato di Kanal in un mondo che brucia e affoga allo stesso tempo? Tutto e niente allo stesso tempo», così Yves Goldstein, direttore generale di Kanal-Centre Pompidou.
«Tutto, perché l’arte – prosegue – è la forza di emancipazione più straordinaria. Tutto, perché l’architettura si occupa di costruire la città del futuro. Tutto, perché l’arte è un potente catalizzatore per la convivenza a Bruxelles. Tutto, perché il mondo ha bisogno di immaginazione, sogni e di evasione, ora più che mai». «Niente… – aggiunge – se tutto questo non viene difeso. Niente, se le autorità pubbliche non permettono lo sviluppo di questo spazio creativo, che dovrebbe essere protetto dalle soffocanti pressioni del mercato e dal ritmo frenetico dei media. Niente, se il museo non è anche un luogo di riflessione sul futuro dell’umanità. Nulla, se il museo non è all’avanguardia in termini di circolarità e sostenibilità. Nulla, se il museo non è democratico, aperto, universale e inclusivo».
«Kanal – sottolinea – si erge come un’affermazione radicalmente ottimistica del futuro, anche quando le ombre si addensano all’orizzonte. L’arte e la cultura devono essere raggi di speranza in un mondo sempre più ansioso e diviso, un mondo che forse si trova ad affrontare la sua sfida più grande degli ultimi 80 anni». «L’inaugurazione di Kanal – conclude – lancia un messaggio chiaro: senza cultura, senza musei, senza artisti, non c’è futuro per l’umanità».
Un museo per un vasto pubblico
«Nel 2017, un accordo di partenariato tra la Regione di Bruxelles-Capitale, la Fondazione Kanal e il Centre Pompidou ha gettato le basi per un nuovo polo culturale multidisciplinare. In dialogo con il vivace panorama culturale di Bruxelles, Kanal-Centre Pompidou sta ora sviluppando un programma che rispecchia profondamente il Dna del Centre, riflettendone l’approccio multidisciplinare, l’architettura iconica, il forte impegno sociale e la generosa apertura a tutti i pubblici», afferma Laurent Le Bon, presidente del Centre Pompidou.
«Durante la durata del partenariato, che si protrarrà fino al 2031– prosegue -, Kanal e il Centre Pompidou co-produrranno mostre permanenti tratte dalla collezione del Musée national d’art moderne. La prima di queste, “Un viaggio davvero immenso”, aprirà a novembre 2026. Parallelamente, i team del Centre Pompidou presenteranno ogni anno due mostre temporanee dedicate a grandi figure dell’arte moderna».
«Kanal apre un nuovo capitolo nella storia culturale di Bruxelles e non solo. Concepito fin dall’inizio come museo, l’istituzione nasce in una città caratterizzata da un’intensa attività artistica e da una carenza di istituzioni: un luogo dove le pratiche contemporanee prosperano da tempo senza un museo dedicato all’arte moderna e contemporanea. Kanal nasce in risposta a questa situazione, non come soluzione correttiva, ma come proposta», spiega Kasia Redzisz, direttore artistico Kanal-Centre Pompidou.
Una delle parole chiave: partecipazione
Non è un caso che l’architettura sia concepita come una città: la partecipazione e il coinvolgimento della società è un punto centrale per il museo. «Kanal – spiega ancora Kasia Redzisz – ripercorre la storia delle pratiche collettive e socialmente impegnate, sostenendo al contempo forme contemporanee di collaborazione e coinvolgimento del pubblico in tutto il suo programma. L’apertura architettonica del museo consente forme di aggregazione e fruizione che trascendono la tradizionale fruizione da parte del pubblico. La partecipazione si concretizza attraverso la co-creazione, la compresenza e la ridistribuzione del potere, invitando a un passaggio da spettatore a utente. Artisti e comunità vengono supportati nello sviluppo di opere che evolvono attraverso contributi e incontri, permettendo alla partecipazione di funzionare sia come approccio curatoriale che come etica istituzionale».
Kanal Architecture
Col trasferimento, nei nuovi spazi museali di Civa, un’affermata istituzione scientifica e culturale creata nel 2016 su iniziativa della regione di Bruxelles-Capitale, nasce il museo di architettura, paesaggio ed ecosistemi urbani di Kanal. Questo nuovo contesto per il Civa, oltre a rendere meglio accessibili archivi e documenti storici, permette al museo di interagire di più con il pubblico, continuando al contempo il dialogo con architetti, paesaggisti, ricercatori e attivisti. L’obiettivo è diffondere la conoscenza e alimentare il dibattito, nonché porre l’architettura al centro delle problematiche sociali contemporanee.
Con il nome di Kanal Architecture, il museo afferma chiaramente il proprio campo d’azione e il proprio approccio: architettura, architettura del paesaggio ed ecosistemi urbani, visti attraverso una prospettiva transdisciplinare. L’architettura è sempre intesa come un fenomeno culturale, sociale e ambientale, indissolubilmente legato alle grandi trasformazioni che plasmano il nostro mondo odierno. Attraverso mostre, programmi pubblici, ricerca, pubblicazioni e iniziative di divulgazione, esplora le relazioni tra ambienti costruiti, ecosistemi, società e stili di vita. Il museo si propone come spazio di riflessione critica e dialogo, attento alla diversità di prospettive e alle sfide del XXI secolo, in particolare quelle climatiche e ambientali, sociali e culturali.
L’inaugurazione con 10 mostre, tra cui Kanal Architecture
È amplissimo il programma inaugurale delle mostre: nove di arte cui si aggiunge la grande esposizione Kanal Architecture.
“Right to the city – Right to the future” (28 novembre 2026 – 14 marzo 2027), è la mostra che, innanzi alla concezione di Bruxelles come la causa di ogni male, simbolo di disfunzione, burocrazia e frammentazione, presenta una prospettiva diversa: un omaggio critico che guarda alla città come laboratorio pionieristico per una nuova pratica spaziale. Una pratica che si basa meno sulla logica lineare di un piano regolatore e più su processi conflittuali, antagonistici e partecipativi che definiscono, rinegoziano e reinventano i nostri modi di vivere insieme in città. La mostra rende omaggio a un approccio trasversale all’architettura: mette in primo piano una pratica che ibrida la competenza di architetti, paesaggisti e urbanisti con l’impegno civico di associazioni, attivisti e cittadini.
“Right to the city” collega la memoria dei quartieri circostanti al museo a urgenti questioni contemporanee: la crisi climatica, l’economia circolare, il genere e il post-colonialismo. La mostra e il programma che l’accompagna seguono una duplice logica. Da un lato, presentano Kanal Architecture come un nuovo forum per il dibattito spaziale, riunendo esperti e residenti. Dall’altro, affermano il Dna dell’istituzione come luogo di pratica interdisciplinare incentrata su architettura, paesaggio ed ecosistemi urbani.
Kanal Architecture, Right to the City – Right to the Future, © Kanal Architecture Collections
Kanal Architecture, Right to the City – Right to the Future, © Open Air Swimming Pool, by Decoratelier Jozef Wouters; POOL IS COOL. 2024.
Anche le mostre d’arte si intrecciano con il mondo dell’architettura, ne è un esempio “La première fois” (28 novembre 2026 – 29 marzo 2027), in cui Joëlle Tuerlinckx – artista sempre pronta a esplorare nuovi modi di percepire e attribuire significato – condivide le prime impressioni che le ha suscitato la costruzione del museo, da lei seguita da vicino: il pompaggio dell’acqua di falda nel canale, la costruzione dei muri, il rumore dei martelli in cantiere. Attraverso “Figure di luce” che tessono un universo di tempo reale e immaginario, e una composizione sonora realizzata in collaborazione con l’artista Christoph Fink, guida i visitatori attraverso il vuoto della sala sotterranea.
Kanal’s Lower Room © Bart Grietens / Kanal-Centre Pompidou
Études figures de lumière, sur photo © Joëlle Tuerlinckx
E poi mostre che invitano a riflettere sui diritti dell’uomo, sulla loro necessità di essere difesi, sul lavoro e sulle strutture economiche che sono alla base delle istituzioni culturali e del mondo in generale. Ad ancora esposizioni che danno spazio a icone dell’arte moderna come Lygia Clark, Sonia Delaunay, Natalia Goncharova, Henri Matisse, Wifredo Lam, Katarzyna Kobro, Pablo Picasso e Alberto Giacometti, accanto ad artisti contemporanei internazionali e residenti a Bruxelles, tra cui Sammy Baloji, Edith Dekyndt, Aglaia Konrad e Hana Miletić.
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