Il colpo di scena era nell’aria da settimane, ma la conferma è arrivata giovedì 6 agosto: EasyJet ha confermato l’acquisizione da parte del fondo statunitense Apollo per 5,7 miliardi di sterline, pari a 6,6 miliardi di euro, dopo il ritiro di un fondo rivale. Un’operazione che chiude una battaglia finanziaria durata mesi e che segna la fine dell’era di quotazione borsistica per una delle compagnie low cost più note d’Europa.
Castlelake si ritira, Apollo alza la posta
Con un premio dell’81% sui corsi precedenti all’offerta, il fondo americano Apollo ha convinto gli azionisti di easyJet — in primis la famiglia di origine greco-cipriota Haji-Ioannou, fondatori del vettore — aggiudicandosi la seconda low cost europea. Di fronte a questo rilancio, il concorrente Castlelake si è sfilato, comunicando che non avrebbe presentato un’altra offerta. Nel dettaglio, Apollo — attraverso il veicolo Eagle Bidco Limited — ha messo sul piatto circa 5,7 miliardi di sterline, pagando 7,15 sterline per ogni azione, ben oltre i circa 5 miliardi di sterline proposti in precedenza da Castlelake.
Per rispettare la normativa europea e britannica, che impone il controllo maggioritario europeo sulle compagnie aeree, il fondo americano manterrà una quota fino al 49,9%, mentre la maggioranza resterà europea grazie alla partecipazione della famiglia Haji-Ioannou — che da sempre resta tra i principali azionisti — insieme a un trust di gestione con sede nell’Unione europea, che potrà detenere fino al 5%. Stelios Haji-Ioannou, il magnate britannico di origini greco-cipriote che ha fondato la compagnia nel 1995, detiene tuttora il 15,31% delle azioni, mentre il quartier generale resterà a Luton, la cittadina inglese nota per il suo aeroporto vicino a Londra. L’operazione dovrebbe essere completata entro la fine del primo trimestre del 2027.
Perché EasyJet ha detto sì a Wall Street
Dietro la cessione non c’è soltanto un’offerta generosa, ma un quadro industriale che negli ultimi trimestri si è fatto sempre più complicato. Il 2025 era stato un anno positivo: per l’anno finanziario 2025, terminato a settembre, i profitti erano aumentati del 9% raggiungendo 665 milioni di sterline, grazie al boom delle vendite dei pacchetti vacanza di easyJet Holidays, mentre i ricavi erano saliti dell’8,6% a 10,1 miliardi di sterline. Ma il 2026 ha portato venti contrari pesanti. Il primo semestre dell’anno fiscale 2026 si è chiuso con una perdita ante imposte di 552 milioni di sterline, contro i 394 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente, penalizzato — come spiega la stessa compagnia — dal conflitto in Medio Oriente, con conseguenti maggiori costi del carburante e una minore visibilità a lungo termine.
Il terzo trimestre, quello estivo, avrebbe dovuto essere il più redditizio dell’anno: invece l’utile prima delle imposte del gruppo si è attestato a 85 milioni di sterline, in calo del 70% rispetto ai 286 milioni generati nello stesso periodo del 2025. I costi del carburante hanno rappresentato un ostacolo pesante, aumentando di 105 milioni di sterline rispetto all’anno precedente, con i prezzi saliti fino a circa 1.800 dollari per tonnellata metrica ad aprile. Il CEO Kenton Jarvis ha riassunto la situazione senza troppi giri di parole: durante il trimestre la compagnia ha dovuto gestire l’impatto del conflitto in Medio Oriente e i suoi effetti sui prezzi del carburante e sulle tendenze di prenotazione.
In questo contesto, l’ingresso di un fondo con capitali profondi come Apollo diventa una via d’uscita strategica più che una resa: lo stesso amministratore delegato Kenton Jarvis ha dichiarato che “l’esperienza di Apollo nel settore dell’aviazione ne fa un partner solido mentre accelera i piani di crescita e continua a offrire valore ai clienti”, mentre dal fronte del fondo Alex van Hoek, responsabile del private equity europeo di Apollo, ha definito easyJet “un leader dell’aviazione europea” grazie alla forza del marchio, alla rete di collegamenti e al posizionamento competitivo. Uscire dal listino londinese, del resto, significa liberarsi dalla pressione trimestrale degli analisti e poter pianificare investimenti — flotta, digitalizzazione, espansione di easyJet Holidays — su orizzonti più lunghi.
I numeri dei passeggeri: la crescita c’è, ma il margine si assottiglia
Sul fronte del traffico, i dati raccontano una compagnia ancora in espansione ma con margini sempre più risicati. Nell’anno fiscale 2025 easyJet ha trasportato 93,4 milioni di passeggeri, in crescita rispetto agli 89,7 milioni dell’anno precedente. Nel trimestre chiuso a fine dicembre 2025 i passeggeri erano cresciuti del 7% su base annua, con un load factor salito al 90%, mentre nel primo semestre dell’anno fiscale in corso la crescita dei passeggeri si è attestata al +6% su base annua, con un fattore di carico migliorato di 2 punti percentuali, sempre al 90%.
Il terzo trimestre, però, ha mostrato una frenata: i ricavi trimestrali sono saliti a 2,98 miliardi di sterline (+2,2%), ma il numero di passeggeri si è attestato a 25,77 milioni, in calo dello 0,4%, con un load factor sceso all’88,9%, in calo di 1,3 punti percentuali. Un segnale che, unito al rincaro del carburante, ha eroso la redditività unitaria del gruppo proprio mentre la domanda di viaggi restava solida sulla carta. A tenere in equilibrio i conti ha pensato la divisione vacanze: easyJet Holidays ha generato un utile ante imposte di 84 milioni di sterline nel trimestre, un dato sostanzialmente stabile e in crescita del 7% al netto delle fluttuazioni valutarie, a conferma della resilienza di un modello di business a basso impiego di capitale.
Un precedente per tutto il settore aereo europeo
L’operazione Apollo-EasyJet non è un caso isolato, ma l’ennesimo tassello di un consolidamento che sta ridisegnando la mappa dell’aviazione europea, spesso con capitali americani in prima linea. Non è un caso che lo stesso Castlelake, il fondo che si è ritirato dalla corsa per easyJet, sia già presente nell’azionariato di un altro grande vettore continentale: per Sas, l’acquisizione da parte di Air France-KLM ha coinvolto anche un consorzio guidato proprio da Castlelake.
Ma è la natura stessa dell’operazione a rendere il caso EasyJet particolarmente delicato agli occhi dei regolatori di Bruxelles. Come ha osservato l’analista Dudley Shanley di Goodbody Stockbrokers, se l’operazione andasse in porto potrebbe costituire un importante precedente per le compagnie aeree europee, aprendo la porta ad acquisizioni da parte di società di private equity in un settore strettamente regolamentato dove le acquisizioni coinvolgono solitamente un altro vettore, spesso con il sostegno di un governo.
Non a caso Bruxelles ha avviato una revisione delle norme sulla proprietà delle compagnie aeree europee, perché la preoccupazione delle autorità è che il controllo effettivo dell’azienda finisca comunque al di fuori dell’Unione, anche quando la maggioranza formale dei diritti di voto resta agli investitori europei.
Per Apollo, che ha già investito o finanziato compagnie come Aeromexico, Atlas Air e Sun Country Airlines, oltre ad aver sostenuto Air France-KLM, Latam, Virgin Atlantic e SAS, l’operazione EasyJet rappresenta il tassello più ambizioso di una strategia di lungo corso nel settore aereo globale. E se il precedente dovesse consolidarsi, altri fondi di private equity potrebbero guardare con maggiore interesse ai vettori europei quotati, in un momento in cui il settore — schiacciato tra costi del carburante volatili, tensioni geopolitiche e la necessità di investimenti massicci per la transizione ambientale — fatica a garantire ai mercati borsistici la stabilità di rendimento che i grandi fondi possono invece offrire fuori dal listino.
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