Nuovo, e forse atteso, colpo di scena, a distanza di 18 anni, sul caso del terribile omicidio di Chiara Poggi: il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha depositato il provvedimento per il via libera formale (scontato anche dopo l’ok della Procura generale) all’affidamento in prova ai servizi sociali per Alberto Stasi, che così può uscire dal carcere, dopo circa 10 anni e mezzo.
Stasi finirà infatti di scontare la propria condanna definitiva a 16 anni per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi fuori dal carcere di Bollate dove si è costituito il 12 dicembre 2015.
Cos’è l’affidamento in prova
Il via libera appena ottenuto dal Tribunale di Sorveglianza di Milano all’affidamento in prova è un diritto che spetta ai detenuti che hanno un residuo di pena inferiore ai quattro anni e che viene stabilito non solo per calcoli matematici (la decorrenza della pena, fissata al 31 ottobre 2029, per alcuni benefici potrà arrivare nel 2028), ma anche in base al comportamento del condannato che, se rispetta tutte le prescrizioni, arrivato al termine del periodo di affidamento, torna un uomo libero. Se invece non le rispetta, il magistrato di sorveglianza può decidere di revocare l’affidamento in prova e si potrebbero riaprire le porte del carcere.
Il comportamento di Stasi
Per Stasi il parere positivo è legato alla buona condotta, alle relazioni positive del carcere, all’aver accettato la condanna (anche continuando a dirsi innocente), al risarcimento che paga alla famiglia della vittima, all’assenza (o quasi) di interviste alla stampa.
Prima di questo ultimo passaggio, per Alberto Stasi c’è stato il lavoro esterno ottenuto con un’ordinanza del 24 gennaio 2023, i permessi premio a casa degli zii dal maggio 2024, quindi la semilibertà raggiunta l’11 aprile 2025 e richiesta quando erano già stati espiati i due terzi della pena.
Studio e lavoro hanno dettato per oltre dieci anni il ritmo di vita del quarantaduenne che ha prima aderito ad associazioni di volontariato, poi ha conquistato un contratto esterno come contabile e amministrativo in una società di gestioni finanziarie a Milano, dove – da quanto è dato sapere – avrebbe già preso casa.
I legali della famiglia di Chiara Poggi: “Questo non lo rende ancora un uomo libero e la condanna resta”
Ieri, dopo l’udienza, i legali della famiglia di Chiara Poggi, gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, hanno commentato la decisione del tribunale: “Stasi ha diritto, come ogni condannato, alla possibilità di beneficiare della misura alternativa dell’affidamento ai servizi sociali avendo un residuo pena inferiore ai quattro anni. Questo non lo rende ancora un uomo libero e la condanna resta, sia formalmente che sostanzialmente. A noi interessa che le sentenze abbiano accertato la verità sull’omicidio di Chiara, quanto al percorso rieducativo è il Tribunale di Sorveglianza a doverlo stabilire”.
Andrea Sempio esce dalla caserma dei Carabinieri Montebello di via Vincenzo Monti accompagnato dai suoi avvocati, Milano 13 Marzo 2025 (Ansa)
L’ iter dell’affidamento ai servizi sociali è del tutto slegato dal procedimento di revisione del processo e della condanna a 16 anni di reclusione per l’omicidio di Chiara Poggi. Delitto che, secondo la nuova inchiesta della Procura di Pavia, ha un altro responsabile: Andrea Sempio, storico amico del fratello della 26enne.
L’attesa della richiesta di revisione del processo che lo ha condannato
Dopo che i legali Giada Bocellari e Antonio De Rensis avranno depositato l’istanza, partirà il procedimento per la revisione del processo davanti alla Corte d’Appello di Brescia, in attesa anche delle mosse della Procura generale milanese, con la procuratrice Francesca Nanni e l’avvocato generale Lucilla Tontodonati, a cui i Pm pavesi hanno sollecitato la richiesta di revisione.
Davanti al Tribunale di Sorveglianza (presidente Marcello Bortolato) c’era anche l’ex bocconiano, da tre anni ormai anche contabile in una società finanziaria in centro a Milano. Ha risposto, come sempre accade in questi casi, alle domande dei magistrati che di solito vertono sulla vita in carcere, sul lavoro e sui comportamenti dietro le sbarre. A lui, in particolare, ne sono state poste pochissime e l’udienza a porte chiuse è durata circa mezz’ora.
Nel dettaglio, la buona condotta di Alberto Stasi, ora 42 anni
La Pg Marino, in passato, aveva già dato parere favorevole all’affidamento di Stasi ai servizi sociali, parlando a braccio e sottolineando la buona condotta del 42enne, le relazioni positive dell’equipe del carcere sul suo conto e, in particolare, dell’area educativa, ma anche il comportamento tenuto dal condannato dopo un’intervista televisiva del marzo dello scorso anno, per la quale la Procura generale milanese aveva chiesto di annullare con rinvio il provvedimento con cui Stasi aveva ottenuto la semilibertà nell’aprile 2025. La Cassazione, però, l’aveva confermata. Sempre la Pg ha messo in luce anche il fatto che l’ex bocconiano con rispetto si è presentato davanti ai magistrati, si è dimostrato pronto al confronto e ha avuto un atteggiamento pacato.
Tra l’altro, Stasi da allora non ha rilasciato più interviste e, sempre secondo il parere positivo, ha accettato la condanna, anche se ovviamente continua, come dall’inizio del giallo di Garlasco, a proclamarsi innocente. E con i proventi della sua attività lavorativa sta risarcendo i familiari di Chiara.
La nuova vita di Stasi
Quando sarà depositato il provvedimento, Stasi potrà continuare a lavorare e, come avviene in questi casi, per lui si affiancherà anche un percorso di volontariato. Il Tribunale indicherà le prescrizioni, come l’orario di rientro, il fatto che non potrà lasciare l’Italia, né rilasciare interviste. Tecnicamente non sarà libero. Finirà di scontare la pena in affidamento, misura alternativa al carcere che può essere revocata se non si rispettano indicazioni e prescrizioni.
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