Lunedì 15 giugno a Sassuolo arriva Michele de Pascale per parlare della sanità in Emilia-Romagna


SASSUOLO – Lunedì 15 giugno, alle ore 18.30, presso Tenuta Vandelli a Sassuolo, si terrà l’iniziativa pubblica “La sanità in Emilia-Romagna”, promossa dal Partito Democratico del Distretto Ceramico.

All’incontro parteciperà Michele de Pascale, presidente della Regione Emilia-Romagna, intervistato da Davide Berti, direttore della Gazzetta di Modena. Porteranno i saluti iniziali Filippo Simeone, coordinatore PD Distretto Ceramico, Luigi Tosiani, segretario regionale del PD Emilia-Romagna, e Matteo Mesini, sindaco di Sassuolo.

Come si legge nella nota del Pd, al centro del confronto, il futuro della sanità pubblica emiliano-romagnola, in una fase decisiva per il Servizio sanitario regionale: dalla tenuta dei conti al rafforzamento della medicina territoriale, dall’abbattimento delle liste d’attesa alla valorizzazione del personale sanitario, fino alla necessità di ripensare i servizi locali alla luce dei nuovi bisogni sociali, demografici e tecnologici”.

“La sanità pubblica è uno dei pilastri fondamentali della nostra comunità democratica – dichiara Filippo Simeone, coordinatore PD Distretto Ceramico –. Difenderla significa difendere una società in cui il diritto alla cura non dipende dal reddito, dal luogo in cui si vive o dalla possibilità di rivolgersi al privato. Per questo, l’incontro con il presidente de Pascale rappresenta un’occasione importante non solo per discutere dei risultati raggiunti dalla Regione, ma anche per riportare al centro le esigenze concrete del Distretto ceramico e della città di Sassuolo.”

Il dato politico più importante è che oggi la sanità regionale ha rimesso in ordine i propri conti. Dopo anni difficili, segnati dall’aumento dei costi e dalla crescita della domanda di cura, la Regione è riuscita ad azzerare il deficit sanitario e a salvaguardare il livello delle prestazioni. Dai 194 milioni di disavanzo del 2024 si è passati a una progressiva riduzione fino al pareggio, accompagnata da uno stanziamento straordinario di 500 milioni di euro per sostenere il sistema sanitario pubblico.

“Avere i conti in ordine non è un fatto puramente tecnico – prosegue Simeone –, ma la condizione necessaria per tornare a programmare, investire e immaginare la sanità del futuro. Chiudere la stagione del disavanzo significa poter aprire una fase nuova: non più rincorrere soltanto le emergenze, ma ridisegnare i servizi, rafforzare il territorio e costruire una sanità più moderna, più vicina e più capace di rispondere ai bisogni reali delle persone.”

In Emilia-Romagna questo significa continuare a investire sulla sanità pubblica, sulla non autosufficienza, sulla medicina territoriale e sulla riduzione delle liste d’attesa. Il Fondo regionale per la non autosufficienza, pari a circa 600 milioni di euro, resta il più alto in Italia, mentre sul fronte delle liste d’attesa il sistema sanitario pubblico regionale ha garantito nel 2025 oltre 535mila prestazioni nei fine settimana, insieme a più di 6,2 milioni di esami di laboratorio.

“Questi numeri raccontano una scelta politica precisa – sottolinea Simeone –: non arretrare sul pubblico, ma rafforzarlo. Le prestazioni aggiuntive, l’apertura delle agende, il lavoro nei weekend e la capacità di tenere insieme qualità e sostenibilità sono il segno di un sistema che, pur tra difficoltà enormi, continua a mettere al centro il diritto alla salute.”

Dietro questi risultati c’è anche il lavoro quotidiano di migliaia di professionisti della sanità pubblica: medici, infermieri, operatori sociosanitari, tecnici, amministrativi, lavoratrici e lavoratori che ogni giorno tengono in piedi il sistema.

“A loro va riconosciuto non solo un ringraziamento formale, ma un impegno concreto. La sanità pubblica si difende valorizzando chi la fa vivere ogni giorno: servono migliori condizioni di lavoro, personale, organizzazione e dignità professionale. Non esiste riforma credibile della sanità senza il pieno coinvolgimento di chi lavora nei reparti, negli ambulatori, nei servizi territoriali e nell’assistenza quotidiana ai cittadini.”

L’iniziativa sarà anche un momento per discutere delle priorità sanitarie di Sassuolo e dell’intero Distretto ceramico. Per il Partito Democratico è necessario rafforzare l’Ospedale di Sassuolo come presidio strategico e, allo stesso tempo, potenziare la sanità territoriale, i servizi di prossimità, la prevenzione e la presa in carico delle persone fragili, degli anziani e dei pazienti cronici.

“Oggi, proprio perché i conti della sanità regionale sono stati rimessi in ordine, possiamo e dobbiamo aprire una fase nuova anche a livello locale: più integrazione tra ospedale e territorio, più continuità assistenziale, più servizi vicini alle persone, più prevenzione, più capacità di seguire i pazienti cronici e fragili senza costringerli a percorsi complicati.”

Una parte decisiva di questa nuova programmazione riguarda anche l’innovazione tecnologica: “La telemedicina e le nuove tecnologie non devono essere viste come qualcosa di astratto o lontano. Possono diventare strumenti concreti per avvicinare la sanità alle persone, soprattutto agli anziani, ai fragili, a chi vive con patologie croniche o ha difficoltà a spostarsi. La sfida è costruire una sanità più accessibile, più semplice, più connessa e più capace di prevenire, accompagnare e curare.”

Il confronto si inserisce però in un quadro nazionale segnato da scelte insufficienti del Governo Meloni sul finanziamento della sanità pubblica e da una grave incertezza sulla riforma della medicina generale.

“Mentre le Regioni provano a tenere in piedi i servizi, il Governo continua a muoversi con una preoccupante inerzia sulla sanità pubblica. Le risorse nazionali restano insufficienti rispetto ai bisogni reali, le liste d’attesa vengono scaricate sui territori e la riforma dei medici di famiglia si è impantanata in uno stop-and-go che dimostra ancora una volta l’incapacità del Governo di programmare seriamente il futuro della medicina territoriale. Senza una vera riforma della medicina generale, senza medici di famiglia pienamente inseriti nelle Case della comunità e senza investimenti adeguati sul personale, la sanità di prossimità rischia di rimanere uno slogan.”

A seguire, è prevista la cena in vigna.

 

 

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