#Finsubito news dalla rete – Papa Leone XIV: «Non si può parlare di Europa senza il cristianesimo»


«Non si può parlare di Europa senza il cristianesimo». Stamane, nell’ultimo giorno del suo viaggio in Francia, come abbiamo già avuto modo di segnalare su queste colonne segnato da un grande successo di partecipazione, Papa Leone XIV – visitando la sede dell’Unesco –, ha tenuto un altro discorso di rilievo, nel quale ha toccato numerosi temi che non possono non far riflettere; e lo ha fatto ricordando anche l’importanza del legame tra Europa e Cristianesimo. Ma andiamo con ordine. Il Santo Padre è stato chiamato ad intervenire ad un incontro intitolato Alle radici dell’Europa per la pace e l’unità.

Per affrontare questo argomento, riconosciuto che lo sviluppo storico dell’Europa non è sempre stato semplice («basta pensare alla presenza della cultura araba nella penisola iberica»), Papa Prevost è partito dal contributo di uno dei padri dell’Unione europea, il Venerabile Robert Schuman (1886-1963) nonché da san Benedetto (480-547). Proprio il contributo cristiano e monastico è stato indicato dal Papa come culla della civiltà europea: «L’aiuto ai poveri, ai malati, agli anziani; l’educazione dei bambini e le università; gli ospedali e la medicina; l’architettura e l’ingegneria; lo sviluppo delle scienze; il diritto e l’organizzazione delle città e degli stessi Stati: tanti ambiti, in Europa, sono stati profondamente influenzati da san Benedetto e dai suoi monaci! Senza questa coltivazione monastica, la civiltà europea così come la conosciamo non esisterebbe».

Di qui una affermazione molto chiara di Leone XIV – «Non si può quindi parlare dell’Europa senza menzionare il cristianesimo» -, poco dopo la quale è venuta anche una citazione di un altro padre nobile dell’Europa, Alcide De Gasperi (1881-1954), finalizzata a rimarcare come «anziché essere un criterio confessionale esclusivo, il riferimento al debito della cultura europea verso il cristianesimo permette di comprendere meglio quanto l’apertura al trascendente sia sempre una dimensione costitutiva della persona umana e una fonte viva di civilizzazione». Un richiamo molto netto e certo non indolore, per chi ritenga che il richiamo alle radici cristiane dell’Europa sia qualcosa di scomodo e da mettere da parte. L’Europa non è stata fatta solo da Roma e dai Lumi, segnala il Papa, ma anche – anzi, soprattutto – dalla civiltà cristiana. Non è un passaggio che si possa ritenere secondario.

Al contrario, Leone XIV segnala come senza il ritorno ai valori cristiani non si possa trovare alcuna fonte di quei diritti cui spesso ci si richiama: «Nel contesto multiculturale di oggi, l’affermazione dell’universalità di questi valori, essenziale per la sua sopravvivenza, passa anche attraverso una riscoperta delle proprie radici e attraverso l’apertura al dialogo con l’altro». Questa riscoperta della fonte dei diritti, ha evidenziato il Papa, è fondamentale anche perché oggi l’Europa «si trova di fronte a una nuova tappa della sua lunga storia di incontri, con l’arrivo sul continente di tanti uomini e donne in fuga da teatri di guerra e persecuzione, o in cerca di una vita migliore lontano dalla povertà e dalla miseria». Quindi il Papa ha sottolineato l’importanza di riconoscere la dignità dei migranti; ma lo ha fatto in modo tutt’altro che buonista.

Anzitutto, perché – come aveva già fatto in precedenza – Prevost, senza dimenticare l’impegno «contro i trafficanti», ha fatto presente anche l’importanza di impegnarsi con politiche «che permettano a ogni persona di vivere con dignità nella propria terra» (l’esatto contrario di quanto una visione immigrazionista predica); in secondo luogo, il Papa ha evidenziato che: «Tutto questo non sarebbe però ancora sufficiente: accogliere una persona significa integrarla come nella propria famiglia, offrendole la possibilità di sviluppare i suoi talenti, le sue capacità e sensibilità, ma anche di entrare nello spirito della casa che la accoglie». Il fatto che chi viene accolto debba «entrare nello spirito della casa che la accoglie» è un’altra critica ad un certo modello ingenuamente multiculturale.

Nel resto del suo intervento, il Papa è tornato a citare Schuman contro la guerra e – altra cosa che non piacerà ai piani alti dell’Unione europea (che Prevost ha, peraltro, citato appena due volte e freddamente, preferendo parlare di Europa) – contro «l’illusione del riarmo». Il Santo Padre ha anche chiarito che lavorare per la pace non significa essere ingenui sognatori, ma realisti. «È necessario», ha detto, «impegnarsi in un dialogo paziente, mostrare coraggio nella negoziazione ed essere pronti a sacrificare alcune posizioni per il bene superiore della pace. Certamente la ricerca della pace in Europa, così come nel resto del mondo, non deve essere confusa con un ingenuo irenismo». Anche qui, parole che non faranno piacere a chi, coltivando «l’illusione del riarmo», crede che saranno appunto gli armamenti più potenti quelli che porteranno la vera pace. Ma la pace e l’Europa, così come lo stesso diritto internazionale, non possono fondarsi sulla legge del più forte.

«L’Europa secondo Schuman si basa sul rispetto del diritto internazionale che, a differenza dei diritti nazionali», ha fatto infatti notare Leone XIV, «non può essere imposto con la forza da uno Stato, ma si fonda sul principio universalmente riconosciuto secondo cui pacta sunt servanda». In conclusione, quello di oggi del Papa è stato un altro discorso di grande spessore, nel quale non si sono fatti sconti alla cultura dominante sotto nessun punto di vista. Ma il passaggio più forte – e senza dubbio più scomodo – del ragionamento papale, resta senza dubbio quello con cui abbiamo aperto il nostro approfondimento: «Non si può parlare di Europa senza il cristianesimo». Che è esattamente quello che, da decenni, determinate élite fanno con ostinazione, riducendo l’Europa all’Unione europea – concetti simili ma non sovrapposti, come pure l’odierno discorso del Papa dimostra – e l’Unione europea ad una gigantesca ragnatela di poteri e potentati che del cristianesimo non sanno proprio che farsene. E si vede. (Vatican Media Live – YouTube, screenshot)

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