L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (l’Antitrust o Agcm) ha avviato un’indagine nei confronti di Apple Inc., Apple Distribution International Ltd e Apple Italia S.r.l. per verificare il rispetto degli obblighi di interoperabilità previsti dal Digital Markets Act (DMA) europeo. Al centro dell’istruttoria ci sono i sistemi operativi iOS e iPadOS, considerati dalla normativa comunitaria tra le piattaforme digitali soggette a regole particolarmente stringenti.
Secondo quanto comunicato dall’Autorità, il regolamento europeo impone ad Apple di garantire ai fornitori terzi di servizi cloud destinati ai consumatori “l’effettiva interoperabilità con i sistemi operativi iOS e iPadOS” e di assicurare “parità di accesso alle stesse componenti hardware e software che sono disponibili per il servizio iCloud di Apple”.
I dubbi dell’Antitrust su iCloud
L’Antitrust ritiene che possano emergere elementi di disparità tra il servizio iCloud e le piattaforme concorrenti. In particolare, l’Autorità sostiene che i fornitori di cloud storage alternativi potrebbero non avere accesso alle stesse funzionalità disponibili per il servizio sviluppato dalla stessa Apple.
Nel comunicato si legge infatti che i servizi concorrenti “non sembrano avere accesso alle stesse componenti utilizzate o comunque rese disponibili al servizio iCloud”. L’esempio indicato dall’Antitrust riguarda la possibilità di effettuare il backup completo dei dati presenti sul dispositivo. Secondo l’Autorità, Apple “non consente ai servizi per gli utenti finali di cloud storage alternativi di utilizzare le componenti di iOS e iPadOS che permettono di effettuare il backup integrale dei dati presenti sui dispositivi, consentito invece al servizio iCloud di Apple”.
L’indagine rappresenta un passaggio particolarmente significativo perché è la prima volta che l’AGCM esercita i poteri previsti dall’articolo 38 del DMA nell’ambito delle competenze attribuite dalla legislazione italiana. Il procedimento viene condotto in stretta collaborazione con la Commissione Europea, che resta l’unica autorità competente ad applicare formalmente il regolamento e ad adottare eventuali sanzioni.
Un nuovo capitolo nello scontro con Big Tech
L’iniziativa contro Apple si inserisce in un filone ormai consolidato dell’attività dell’Antitrust italiana nei confronti delle grandi piattaforme tecnologiche.
Solo pochi mesi fa, l’Antitrust aveva inflitto ad Apple una sanzione da 98 milioni di euro per presunto abuso di posizione dominante legato al sistema App Tracking Transparency, il meccanismo che richiede agli utenti di autorizzare il tracciamento pubblicitario da parte delle applicazioni. Secondo l’Autorità, le modalità di implementazione avrebbero favorito indirettamente l’ecosistema della stessa Apple rispetto agli sviluppatori terzi.
Ancora più rilevante è stato il caso Amazon, culminato con una sanzione da 1,1 miliardi di euro. In quell’occasione l’Antitrust contestò al colosso dell’e-commerce di aver favorito i venditori che utilizzavano il proprio sistema logistico, limitando la competitività di chi sceglieva canali alternativi.
Negli anni non sono mancati interventi anche nei confronti di Google e Meta. Il primo è stato sanzionato per la vicenda relativa all’integrazione dell’app Enel X con Android Auto, mentre il secondo è finito sotto la lente dell’Autorità nell’ambito delle trattative sui diritti musicali con la Siae.
Il ruolo dell’Italia nell’applicazione del Digital Markets Act
L’attivismo dell’Antitrust viene spesso interpretato come la volontà dell’Italia di assumere un ruolo di primo piano nell’attuazione delle nuove regole europee sui mercati digitali. L’obiettivo dichiarato è garantire maggiore contendibilità dei mercati e ridurre il potere esercitato dai cosiddetti gatekeeper, le grandi piattaforme che fungono da intermediari essenziali per sviluppatori, imprese e consumatori.
Secondo questa impostazione, l’apertura degli ecosistemi digitali consentirebbe a un numero maggiore di operatori di competere ad armi pari, evitando che il controllo di infrastrutture strategiche si trasformi in un vantaggio difficilmente colmabile per i concorrenti.
Leggi anche:
Una regolazione che limita la libertà d’impresa
La vicenda, tuttavia, solleva interrogativi che vanno oltre il singolo caso Apple. La questione centrale riguarda il confine tra tutela della concorrenza e rispetto della libertà d’impresa.
L’ecosistema Apple, spesso definito un “giardino recintato”, è il risultato di investimenti miliardari, ricerca e sviluppo e di una precisa strategia industriale. Imporre l’apertura di determinate funzionalità ai concorrenti significa intervenire direttamente sulle modalità con cui un’impresa privata organizza e valorizza la propria tecnologia.
Da questa prospettiva, il mercato dispone già di uno strumento fondamentale di controllo: la libertà di scelta dei consumatori. Chi non condivide l’approccio di Apple può orientarsi verso altre piattaforme e altri sistemi operativi. La concorrenza, in quest’ottica, dovrebbe svilupparsi attraverso prodotti migliori e innovazione, non tramite obblighi imposti dall’autorità pubblica.
Il nodo europeo
Un’altra critica riguarda la strategia adottata dall’Europa nei confronti delle grandi aziende tecnologiche. Negli ultimi anni Bruxelles ha costruito un articolato sistema normativo per limitare il potere delle Big Tech americane, ma il continente continua a non esprimere operatori comparabili per dimensioni e capacità innovativa.
Il rischio è che la regolazione venga percepita come una risposta alla mancanza di campioni tecnologici europei, trasformando multe e procedimenti amministrativi in una forma indiretta di pressione nei confronti delle imprese che hanno avuto successo sui mercati globali.
In questo scenario, il dibattito non riguarda soltanto la concorrenza, ma anche la capacità dell’Europa di creare condizioni favorevoli alla nascita di nuove aziende innovative, riducendo ostacoli burocratici e fiscali che spesso frenano la crescita delle imprese tecnologiche.
Concorrenza o efficienza? Il paradosso del consumatore
La scuola economica di Chicago ha storicamente sostenuto che l’intervento antitrust debba essere valutato principalmente sulla base del benessere del consumatore. Se un servizio risulta efficiente, sicuro e apprezzato dagli utenti, la semplice presenza di una posizione dominante non rappresenta necessariamente un problema.
L’integrazione tra iPhone e iCloud costituisce proprio uno degli elementi che molti consumatori considerano un punto di forza dell’ecosistema Apple. Backup automatici, sincronizzazione immediata e protezione dei dati sono caratteristiche che derivano dall’elevato livello di integrazione tra hardware e software.
L’obbligo di estendere determinate funzionalità a soggetti terzi potrebbe favorire la concorrenza formale, ma al tempo stesso rischierebbe di ridurre alcuni vantaggi che gli utenti hanno scelto volontariamente acquistando prodotti Apple. Da qui nasce il paradosso: nel tentativo di aumentare la competizione, il regolatore potrebbe finire per indebolire proprio quell’efficienza che i consumatori premiano sul mercato.
La sfida dell’innovazione
Resta infine aperta una questione più ampia, che richiama le riflessioni di Friedrich Hayek sulla cosiddetta “pretesa della conoscenza”. I mercati tecnologici evolvono con una velocità tale da rendere estremamente difficile prevedere quali saranno le soluzioni migliori nel giro di pochi anni.
Quando la regolazione entra nei dettagli tecnici del funzionamento di una piattaforma, esiste il rischio che le imprese finiscano per progettare prodotti conformi alle aspettative dei regolatori piuttosto che alle esigenze dei consumatori. Una dinamica che potrebbe rallentare l’innovazione proprio nel momento in cui la competizione globale nel settore tecnologico si fa sempre più intensa.
L’indagine dell’Antitrust su Apple sarà dunque un banco di prova importante non solo per il DMA, ma anche per capire quale equilibrio l’Europa intenda perseguire tra concorrenza, innovazione e libertà economica nell’economia digitale del futuro.
Enrico Foscarini, 16 giugno 2026
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Enrico Foscarini
Source link



