Ora il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio ha messo un punto a una nuova fase della vicenda, respingendo le richieste degli eredi dei proprietari originari che chiedevano un risarcimento e contestavano il mancato intervento dell’amministrazione.
La storia riguarda un’area tra Frattocchie e Cava dei Selci, lungo la via Appia.
SU quel terreno il Comune di Marino realizzò negli anni passati un’opera pubblica destinata a diventare uno dei principali impianti sportivi della zona: il Palazzetto dello Sport Cava dei Selci.
Nonostante la trasformazione del terreno e il suo utilizzo pubblico, però, la situazione amministrativa e catastale era rimasta per anni irrisolta, dando origine a una lunga serie di controversie giudiziarie.
Un problema nato molti anni fa
La vicenda affonda le radici in un contenzioso iniziato diversi decenni fa.
Gli eredi dei proprietari hanno ricordato davanti ai giudici amministrativi che già nel 2005 la Corte d’Appello di Roma aveva stabilito che il terreno era stato occupato dal Comune di Marino senza un valido titolo.
In quella sentenza i giudici avevano definito l’occupazione come illegittima e avevano condannato l’amministrazione comunale a risarcire i proprietari per la perdita del bene e per il periodo di occupazione.
Da allora, però, secondo gli eredi, il problema non era stato completamente risolto.
Sebbene il terreno fosse ormai stato trasformato e utilizzato per finalità pubbliche, continuava infatti a risultare intestato ai privati nei registri.
Si era così creata una situazione paradossale: il Comune di Marino utilizzava da anni l’area sulla quale sorge il Palazzetto dello Sport di Cava dei Selci, ma dal punto di vista formale la proprietà risultava ancora riconducibile agli originari titolari.
Le richieste degli eredi e la diffida del 2023
Nel corso del tempo i familiari dei proprietari hanno inviato diverse richieste al Comune di Marino per ottenere una definizione definitiva della vicenda.
L’obiettivo era quello di regolarizzare la situazione giuridica del terreno e aggiornare gli atti pubblici affinché risultasse chiaramente il trasferimento della proprietà all’ente.
Secondo i ricorrenti, il mancato aggiornamento aveva creato una serie di problemi pratici. Tra questi le difficoltà legate alle successioni ereditarie e il coinvolgimento in ulteriori controversie civili riguardanti proprio quel terreno.
Nel dicembre 2023 gli eredi hanno quindi presentato una nuova diffida al Comune di Marino chiedendo di intervenire e di correggere definitivamente la situazione.
Non avendo ricevuto una risposta ritenuta soddisfacente, si sono rivolti al TAR del Lazio sostenendo che l’amministrazione fosse rimasta “in silenzio“. I provati avevano anchechiesto un risarcimento economico per i danni subiti.
La posizione del Comune di Marino
Durante il giudizio è però emerso un elemento decisivo.
Il Comune di Marino ha dimostrato di aver già approvato, nel novembre 2023, una Deliberazione con la quale aveva formalmente acquisito al patrimonio comunale le particelle catastali del terreno interessato dalla vicenda.
Secondo l’amministrazione, quindi, il procedimento di regolarizzazione era già stato concluso prima ancora che il ricorso arrivasse davanti ai giudici amministrativi.
Le successive operazioni di registrazione, trascrizione e aggiornamento catastale sarebbero state soltanto attività tecniche necessarie per dare esecuzione a quella decisione.
La decisione del Tribunale
Il Tribunale amministrativo ha condiviso questa ricostruzione.
Nella sentenza i giudici spiegano che:
“il ricorso contro il silenzio è stato notificato, in data 27/03/2024, quando tuttavia il Comune intimato aveva già adottato la deliberazione consiliare n. 62 del 21/11/2023, con cui ha formalmente acquisito al proprio patrimonio anche le particelle (nn. 776 e 1953) di cui è causa”.
In pratica, quando gli eredi hanno notificato il ricorso, nel marzo del 2024, il Comune aveva già adottato l’atto con cui acquisiva formalmente il terreno.
Per questo motivo il TAR ha ritenuto che non esistesse più alcuna inerzia amministrativa da accertare.
In sostanza, secondo il collegio, il Comune di Marino aveva già compiuto il passo decisivo richiesto dai proprietari.
Gli adempimenti successivi, compresa la voltura catastale, non erano sufficienti a dimostrare l’esistenza di un silenzio dell’amministrazione.
Da qui la dichiarazione di inammissibilità del ricorso.
Nessun risarcimento riconosciuto
I giudici hanno poi esaminato le richieste economiche avanzate dagli eredi.
I ricorrenti sostenevano che il ritardo nella sistemazione della proprietà avesse provocato conseguenze concrete, tra cui problemi nella gestione delle successioni e la necessità di affrontare una causa civile promossa da un terzo che rivendicava il terreno per usucapione.
Il Tribunale, però, ha ritenuto che non fosse stato dimostrato un rapporto diretto tra il comportamento del Comune di Marino e i danni lamentati.
Secondo la sentenza, le difficoltà legate all’accettazione dell’eredità derivavano da scelte autonome degli interessati, mentre il contenzioso sull’usucapione era stato determinato dall’iniziativa di un soggetto terzo.
Inoltre non sarebbero state fornite prove sufficienti per quantificare in modo preciso i danni richiesti.
Una vicenda che si chiude dopo anni
La decisione del TAR del Lazio rappresenta l’ultimo capitolo di una storia iniziata molti anni.
Una vicenda che aveva già portato a una condanna del Comune di Marino per l’occupazione illegittima del terreno. Una storia che successivamente si è concentrata sulla necessità di allineare la situazione amministrativa a quella reale.
Per i giudici, però, al momento della presentazione del ricorso, il Comune di Marino aveva già completato il passaggio fondamentale, acquisendo formalmente l’area al proprio patrimonio.
Per questo motivo non è stato riconosciuto alcun ulteriore diritto al risarcimento richiesto dagli eredi.
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StefanoCarugno
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