Il pagamento delle pensioni di novembre slitta a lunedì 2 novembre, perché il primo del mese cade di domenica e coincide con la festività di Ognissanti. Ma la vera sorpresa per milioni di pensionati non riguarda la data: riguarda l’importo. A novembre si chiudono infatti le rate di addizionali Irpef e conguagli, e per molti il netto in pagamento sarà più basso rispetto ai mesi scorsi. Gli aumenti, invece, riguardano una platea molto ristretta.
Pensioni novembre 2026: pagamento il 2 novembre e perchè il netto può diminuire
Le pensioni Inps pagate in contanti agli sportelli di Poste Italiane e quelle accreditate su conto corrente, libretto o carta seguono il calendario dei giorni bancabili. Con il 1° novembre che cade di domenica, e con Ognissanti festivo, l’accredito arriva lunedì 2 novembre.
Si tratta di un semplice slittamento di calendario, senza alcun ritardo anomalo. Chi riceve la pensione su conto corrente la troverà disponibile da quel giorno. Per chi ritira in contanti alle Poste, resta in vigore lo scaglionamento alfabetico, che di solito viene comunicato dall’ufficio postale.
Il cedolino Inps della pensione di novembre è quello in cui terminano diverse trattenute rateizzate. Paradossalmente, la fine di una rata dovrebbe far salire il netto negli anni successivi, ma a novembre accade spesso il contrario: l’ultima rata può coincidere con trattenute aggiuntive o con importi diversi da quelli dei mesi precedenti. Ecco i cinque motivi principali.
1. Ultima rata delle addizionali regionale e comunale 2025
Le addizionali Irpef regionale e comunale relative al 2025 vengono trattenute a rate sulla pensione. A novembre si versa l’ultima rata. Per chi ha un’addizionale consistente, il peso sul cedolino è tangibile, e il dato va letto con attenzione: la chiusura del ciclo non significa un aumento immediato, perché subentrano altre voci.
2. Ultima rata dell’acconto comunale 2026
Oltre al saldo, viene trattenuto anche l’acconto dell’addizionale comunale 2026. Anche questo si esaurisce a novembre con l’ultima rata. Chi vive in comuni con aliquote più alte nota la differenza in modo più evidente.
3. Acconto Irpef per chi ha l’Inps come sostituto d’imposta nel 730
Per chi ha presentato il modello 730 e ha scelto l’Inps come sostituto d’imposta, può comparire un acconto Irpef. Si tratta di una trattenuta che incide direttamente sul netto e che molti pensionati non si aspettano, perché legata alla dichiarazione dei redditi e non a una novità del cedolino.
4. Chiusura della rateazione dei debiti del 730
Chi ha un debito risultante dal 730 e lo sta pagando a rate vede a novembre la chiusura della rateazione. L’ultima rata può avere un importo che pesa sul netto, e per questo l’assegno di novembre risulta più leggero per chi si trova in questa situazione.
5. Conguaglio 2025 fino a 18.000 euro annui: novembre è l’ultima rata
Per chi ha un conguaglio 2025 con reddito pensionistico fino a 18.000 euro annui e con più di 100 euro da versare, la trattenuta viene spalmata in più mesi e novembre è l’ultima rata. Chi rientra in questa fascia deve quindi mettere in conto un cedolino più basso per l’ultima volta.
Quando ripartono le trattenute e chi avrà aumenti e arretrati
Il calo di novembre non è definitivo, ma è bene sapere come si rimodula il calendario delle trattenute:
- il saldo delle addizionali riparte a gennaio 2027;
- l’acconto comunale riparte da marzo.
Questo significa che dicembre, e in parte i primi mesi del 2027, potranno offrire un netto più alto, prima che le trattenute ricomincino. Per pianificare le spese, conviene consultare il cedolino sul sito Inps o tramite l’app, dove sono indicate nel dettaglio tutte le voci.
Per quanto riguarda aumenti e arretrati, per i pensionati Inps non risultano aumenti a novembre. La notizia riguarda in realtà gli iscritti all’Enpam, la cassa previdenziale di medici e odontoiatri. Per il 2026, infatti, la rivalutazione è calcolata con un indice Istat pari a +1,4%. Viene applicata:
- al 75% per la parte di pensione fino a quattro volte il minimo, quindi un incremento effettivo del +1,05%;
- allo 0,70% sulla parte oltre soglia.
Per esempio, una pensione di 20.000 euro lordi l’anno, l’aumento è di circa +210 euro lordi annui. A questo si aggiungono circa 161 euro di arretrati, che spettano per i mesi già trascorsi del 2026 in cui la rivalutazione non era ancora stata applicata. Si tratta di importi lordi, quindi al netto delle trattenute fiscali la somma effettivamente percepita sarà inferiore.
Come controllare il proprio cedolino
Per capire se si rientra tra chi vedrà un importo più basso, il consiglio è di verificare il cedolino della pensione nell’area riservata Inps, accessibile con SPID, CIE o CNS. Nel dettaglio compaiono:
- le trattenute per addizionali regionali e comunali;
- l’eventuale acconto Irpef;
- le rate di conguaglio e rateazione del 730;
- la data di scadenza dell’ultima rata.
Chi ha dubbi può rivolgersi a un CAF, a un patronato o al proprio commercialista, che potranno spiegare l’origine di ogni voce.
Il pagamento delle pensioni di novembre arriva, dunque, il 2 novembre, ma per molti pensionati l’importo sarà più basso a causa della chiusura di rate e conguagli: addizionali 2025, acconto comunale 2026, acconto Irpef nel 730, rateazione dei debiti e conguaglio 2025. Gli aumenti riguardano invece una platea limitata, quella degli iscritti Enpam, con rivalutazione dell’1,05% e arretrati calcolati sull’indice Istat dell’1,4%. Il saldo delle addizionali riparte a gennaio 2027 e l’acconto comunale da marzo: un quadro da conoscere per non farsi trovare impreparati.
Dott.ssa Serena Benedetti
La dott.ssa Serena Benedetti è un’esperta previdenziale con oltre 15 anni di esperienza nel campo della consulenza e dell’assistenza previdenziale. Laureata in Economia e Commercio, ha dedicato la sua carriera all’analisi delle politiche pensionistiche e alla consulenza su temi legati al welfare e alla previdenza sociale. Grazie alla sua competenza, ha collaborato con diversi…
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