Ore di confronto con il concreto rischio di far saltare il banco e che tutto si potesse risolvere con un nulla di fatto: nonostante un inizio in salita e rimandato dalla scorsa settimana, Iran e Stati Uniti hanno concluso nella notte la prima sessione di colloqui. Obiettivo: mettere un punto il più possibilmente definitivo al conflitto in Medio Oriente.
L’impianto mostra come i mediatori giunti da Pakistan e Qatar abbiano cercato di separare il livello politico-decisionale da quello puramente operativo. La creazione di scadenze fisse a breve termine dovrebbe servire a mantenere alta la pressione sui rispettivi apparati burocratici, riducendo il rischio che incidenti di percorso o dichiarazioni incendiarie possano far saltare l’intero tavolo prima del tempo.
La Casa Bianca non ha finora commentato la conclusione di questa prima fase: nelle ore antecedenti all’inizio formale dell’incontro, Fox News aveva riferito che Trump aveva avvertito gli iraniani che “non avranno più un Paese” se avessero tentato di chiudere nuovamente lo Stretto di Hormuz, minacciando anche il controllo americano del passaggio marittimo con possibili pedaggi.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Ismail Baghaei, ha annunciato che l’incontro in Svizzera ha portato a un accordo su passi importanti per avviare i negoziati verso un’intesa finale. Ha quindi dichiarato conclusa, in questa fase, l’attività delle squadre negoziali, mentre i team tecnici continueranno il loro lavoro. Baghaei ha sottolineato i progressi registrati sulla questione delle licenze per la vendita di petrolio e sul de scongelamento degli asset iraniani all’estero: “Si deve permettere l’esportazione di petrolio e il rilascio dei nostri beni congelati per poter entrare nella fase dei negoziati su un accordo definitivo”. Il portavoce ha inoltre riferito della creazione di un nuovo meccanismo, con la partecipazione dei mediatori, per supervisionare la fine della guerra in Libano.
Le prime informazioni rese note dai mediatori (il cui lavoro instancabile è stato elogiato dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi) riguardano la volontà di raggiungere una intesa su nucleare e Hormuz.
Accanto ai temi strategici di lungo periodo, il vertice ha affrontato alcune emergenze di sicurezza immediate: i mediatori hanno spiegato che “è stata creata una linea di comunicazione tra le parti al fine di evitare incidenti e problemi di comunicazione, con l’obiettivo di garantire il passaggio sicuro delle navi commerciali nello Stretto di Hormuz”.
Accordo definitivo entro 60 giorni
Teheran e Washington si sono accordate su “una tabella di marcia finalizzata a raggiungere un accordo definitivo entro 60 giorni, gettando così le basi per l’avvio immediato di nuovi colloqui tecnici”, hanno scritto i mediatori di Pakistan e Qatar in un comunicato congiunto. Uno dei punti chiave sarà la questione del programma nucleare iraniano. Nel testo del protocollo d’intesa già firmato, l’Iran promette che “non acquisirà né svilupperà armi nucleari”. L’accordo finale sarà ratificato da una risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Sicurezza (e pedaggio) dello Stretto di Hormuz
Le due parti hanno inoltre concordato di istituire una “linea di comunicazione (…) con l’obiettivo di garantire un passaggio sicuro alle navi commerciali nello Stretto di Hormuz”, una via marittima strategica attraverso la quale transita normalmente circa il 20 per cento degli idrocarburi mondiali. L’Iran ne aveva annunciato la chiusura dopo attacchi israeliani in Libano.
Secondo il protocollo d’intesa, il traffico commerciale dovrà essere completamente ripristinato entro 30 giorni dal completamento delle operazioni di sminamento dello stretto. Teheran, dal canto suo, non intende retrocedere dall’imposizione dei “diritti di pedaggio” per i servizi forniti lungo questa rotta, che “non tornerà alla situazione precedente alla guerra”, aveva avvertito il capo negoziatore iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf.
Araghchi: “Blocco revocato”
I negoziati dovrebbero proseguire per tutta la settimana. Araghchi ha dichiarato che ci sono stati progressi significativi: “La mediazione del Pakistan e del Qatar ha prodotto progressi importanti per mettere fine alla guerra in Libano”, ha scritto su X, aggiungendo che l’istituzione di una cellula di coordinamento per la de-escalation del conflitto in Libano rappresenta il “primo vero banco di prova”.
Araghchi ha inoltre evidenziato altri risultati raggiunti durante i negoziati svoltisi in Svizzera. “Le esportazioni di petrolio e di prodotti petrolchimici sono state esentate dalle restrizioni, il blocco è stato revocato, alcuni beni congelati sono stati sbloccati ed è stato avviato un importante piano di ricostruzione e sviluppo per l’Iran”, ha spiegato.
La questione della cessione delle zone pilota
I colloqui a livello di ambasciatori tra Israele e Libano, previsti in settimana, determineranno le “aree pilota” che saranno poste sotto il controllo militare esclusivo libanese, richiedendo quindi il ritiro delle Forze di difesa israeliane (Idf) da alcune di queste zone.
La fonte israeliana che ha dato questa informazione al quotidiano Haaretz ha affermato che alcune delle aree destinate a essere cedute all’esercito libanese non sono attualmente sotto il controllo israeliano e, pertanto, non richiederanno il ritiro delle Idf. Secondo la fonte, la condotta delle Forze armate libanesi nelle zone pilota, comprese quelle da cui Israele si ritirerà, sarà sotto la supervisione degli Stati Uniti. Non è noto se sia previsto un ritiro israeliano dal Castello di Beaufort.
La fonte ha inoltre affermato che il Dipartimento di Stato americano riconosce la posizione di Israele e che il governo libanese non è interessato a dare a Hezbollah una vittoria apparente. La fonte ha infine aggiunto che il Libano si oppone alla prospettiva del presidente americano Donald Trump di chiedere l’aiuto della Siria nella lotta contro Hezbollah. Secondo un diplomatico statunitense citato dal portale Axios, uno dei temi principali dei colloqui tra Stati Uniti e Iran in Svizzera è stato “il meccanismo di de-escalation in Libano e il rispetto del cessate il fuoco”.
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