AGI – Uno spaccato sugli scioperi. “Il 2025 consolida la parabola discendente della conflittualità: con 1.020 astensioni effettuate (dalle 1.129 del 2023 alle 1.080 del 2024), si registra una flessione del 5,5% rispetto al 2024 e una contrazione complessiva del 9,6% nel triennio. La contrazione non riguarda solo l’attuazione finale dello sciopero, ma riflette una generale, seppur lieve, riduzione dell’iniziativa conflittuale a monte, sebbene il calo delle proclamazioni totali (1.564) sia stato più contenuto (-5% nel triennio)”. È quanto si legge nella Relazione annuale della Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, riferita all’anno 2025, illustrata oggi dalla Presidente, Paola Bellocchi, nel suo intervento alla Sala della Regina di Palazzo Montecitorio.
“Spicca tuttavia il dato in controtendenza dello sciopero generale, le cui proclamazioni sono raddoppiate, passando dalle 17 dell’anno precedente alle 33 dell’anno in esame. Questo incremento, quasi interamente ascrivibile all’iniziativa di sigle minori e del sindacalismo di base, si è tradotto in 27 mobilitazioni effettivamente svolte, concentrate in 9 giornate complessive”.
Divergenza tra proclamazioni e attuazione
“Se si eccettua lo sciopero generale, emerge una significativa divergenza tra la fase dell’annuncio e quella dell’attuazione: a fronte di circa quattro proclamazioni quotidiane, meno di tre sfociano in un’astensione reale, portando il tasso di mancata attuazione al 34,8%. Tale scostamento – si evidenzia nella Relazione annuale – rappresenta il principale indicatore dell’efficacia del sistema di vigilanza e delle strategie di mobilitazione sindacale: quasi la metà degli scioperi non effettuati è infatti riconducibile all’attività diretta della Commissione attraverso indicazioni immediate e mediazioni, mentre l’altra metà deriva da revoche spontanee legate al successo delle negoziazioni o a residue strategie di visibilità sindacale”.
Conflittualità territoriale e nazionale
“La dinamica del conflitto varia sensibilmente in base alla sua dimensione: la conflittualità territoriale, alimentata da criticità aziendali o locali, si conferma il motore quotidiano della protesta – quasi 3 scioperi su 4 avvengono a livello locale, rappresentando il 72,5% delle astensioni totali – ma appare più fluida e soggetta a mediazioni, molto legata a variabili di contesto, con un tasso di attuazione del 61%. Al contrario, lo sciopero nazionale resta l’approdo di vertenze più rigide e difficili da comporre, con un indice di attuazione del 70% (su 383 proclamazioni di azioni, ben 269 sono state effettuate)”.
Andamento settoriale e geografico
“A livello settoriale, la riduzione appare strutturale in comparti come il credito (-69,2%), il ferroviario (-50,0%) e l’igiene ambientale (-33,3%), grazie alla chiusura dei cicli contrattuali, mentre si registra un inasprimento nei settori caratterizzati da outsourcing e rinnovi mancati, con picchi significativi nel metalmeccanico, nelle telecomunicazioni e nella vigilanza privata. A livello geografico, la protesta – si evidenzia – resta concentrata nelle aree a maggiore densità abitativa come Campania, Lombardia e Sicilia, con il Nord che guida complessivamente la quota più alta di conflittualità territoriale”.
Settore mobilità passeggeri
“Il settore della mobilità passeggeri (che comprende Trasporto Pubblico Locale, ferroviario, aereo e marittimo) continua a generare circa un terzo dell’intera attività conflittuale monitorata dalla Commissione. In pratica più di uno sciopero su tre si concentra in questi settori”.
Differenze interne al trasporto
“Tuttavia, le dinamiche interne al settore – si sottolinea nella Relazione del Garante degli scioperi – rivelano tendenze divergenti: mentre il trasporto ferroviario e quello aereo mostrano chiari segnali di raffreddamento (con una riduzione delle astensioni effettive pari, rispettivamente, al 50% e al 18% nel biennio), il Trasporto Pubblico Locale (TPL) si conferma il settore più critico. Alimentato da una dinamica quasi totalmente locale e frammentata, meno sensibile ai cicli di negoziazione nazionale, il TPL – sebbene gli scioperi siano rimasti pressoché stabili nel numero assoluto – ha registrato nel 2025 un netto incremento delle giornate interessate da astensioni, passate dalle 62 dell’anno precedente a 101, evidenziando una persistente difficoltà nella gestione delle relazioni industriali in questo ambito”.
Nuove forme di mobilitazione globale
“Il 2025 ha segnato l’affermazione di nuove forme di mobilitazione proiettate su uno scacchiere globale, che legano il diritto di sciopero a istanze di politica internazionale. Il dato più innovativo dell’anno in esame è la diffusione di scioperi di natura politica caratterizzati da una forte impronta transnazionale, in cui il conflitto in Palestina e la critica alla cosiddetta ‘economia di guerra’ sono emersi come potenti catalizzatori di mobilitazioni trasversali”. È quanto si legge nella Relazione annuale della Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, riferita all’anno 2025, illustrata oggi dalla Presidente, Paola Bellocchi, all’interno della Sala della Regina di Palazzo Montecitorio.
Scioperi selettivi nella logistica
“La tensione ideale legata ai drammatici eventi internazionali si è tradotta operativamente anche nella nuova frontiera degli scioperi selettivi nella logistica degli armamenti, mirati esclusivamente al carico e scarico di materiale bellico diretto verso aree di conflitto. Tali azioni, invocate come obiezione di coscienza contro l’economia di guerra, pongono in primo piano il conflitto tra i valori ideali individuali e l’impatto funzionale sull’intera rete infrastrutturale civile. Il blocco, ancorché circoscritto a una specifica spedizione militare, può infatti generare ripercussioni – si evidenzia – sull’operatività e la sicurezza della logistica nazionale, determinando ritardi e disservizi a catena per l’utenza ben oltre l’ambito della singola operazione contestata”.
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