Le nuove pensioni diminuiscono, aumenta l’età media di uscita dal lavoro e si riduce anche l’importo medio degli assegni liquidati. È la fotografia scattata dal Rendiconto sociale 2025 dell’Inps, che evidenzia gli effetti delle modifiche introdotte negli ultimi anni sul sistema previdenziale. Se la spesa complessiva continua a crescere, soprattutto per effetto dell’indicizzazione legata all’inflazione, i dati mostrano che sul fronte delle nuove uscite la dinamica si sta progressivamente raffreddando.
Meno pensioni liquidate e assegni più bassi
Nel 2025 l’Inps ha liquidato 834.658 pensioni previdenziali, circa 27 mila in meno rispetto al 2024 e ben al di sotto delle 878.369 del 2022. Il calo è riconducibile principalmente alla stretta sugli strumenti di pensionamento anticipato, che ha ridotto il numero delle nuove uscite.
Anche l’importo medio delle nuove pensioni risulta inferiore rispetto a quello delle prestazioni già in pagamento. Per un lavoratore dipendente del settore privato la pensione liquidata nel 2025 si è attestata in media a 1.289,5 euro mensili, contro i 1.537,5 euro delle pensioni già vigenti, con una differenza di 248 euro. Nel pubblico impiego il divario è più contenuto, pari a 76,3 euro, mentre tra i lavoratori autonomi la nuova pensione media è di 961,2 euro rispetto ai 1.078 euro delle prestazioni già erogate.
Per gli uomini che accedono alla pensione di anzianità la riduzione dell’assegno medio raggiunge 148 euro al mese. Rimane inoltre significativo il divario tra uomini e donne: nelle pensioni di vecchiaia gli assegni femminili risultano mediamente inferiori del 45%.
Sale l’età pensionabile e diminuiscono i pensionati
Un altro dato evidenziato dal Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps riguarda l’innalzamento dell’età media di pensionamento. Per le donne si passa dai 64,4 anni del 2022 ai 65,4 del 2025, mentre per gli uomini si sale da 63,7 a 64,1 anni.
Parallelamente continua a ridursi anche il numero complessivo dei pensionati. Nel 2025 risultano 15.435.694, contro i 16.454.684 del 2024. La spesa pensionistica, invece, cresce comunque fino a 325,067 miliardi di euro, rispetto ai 320,593 miliardi dell’anno precedente. L’incremento, pari all’1,4%, è attribuito soprattutto alla rivalutazione automatica degli assegni in base all’inflazione, mentre sul fronte delle nuove pensioni emerge un contenimento sia del numero delle uscite sia dell’importo medio delle prestazioni.
Crollano Quota 100 e Opzione donna
La contrazione delle nuove pensioni è legata anche al ridimensionamento dei principali strumenti di flessibilità in uscita. Nel 2025 i beneficiari di Quota 100, Quota 102 e Quota 103 con ricalcolo sono stati 5.643, contro i 112.982 registrati nel 2021 con la sola Quota 100. Anche Opzione donna ha subito una drastica riduzione: le prestazioni sono passate dalle 26.427 del 2022 alle 3.860 del 2025, dopo il restringimento dei requisiti di accesso.
I numeri mostrano come la stretta sulle pensioni anticipate abbia inciso direttamente sul contenimento delle nuove uscite, limitando la crescita della spesa futura, mentre sullo stock delle pensioni già in essere gli spazi di intervento restano inevitabilmente molto più limitati.
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La spesa sociale cresce, ma cambia composizione
Nel complesso le prestazioni istituzionali dell’Inps hanno raggiunto 425,613 miliardi di euro, con un aumento di oltre 8 miliardi rispetto al 2024 e di quasi 66 miliardi rispetto al 2021. Cambia però la composizione della spesa, con un peso crescente delle prestazioni assistenziali e sociali, passate da 583.628 liquidazioni nel 2022 a 650.803 nel 2025.
Tra queste continua a espandersi l’Assegno unico universale, che nel 2025 ha interessato 6,3 milioni di nuclei familiari, mentre la spesa è salita a 20,3 miliardi di euro. L’aumento incorpora però anche risorse che in passato venivano riconosciute attraverso le detrazioni fiscali per i familiari a carico.
Anche il sostegno al reddito registra un incremento, trainato soprattutto dalle indennità di disoccupazione, mentre sul fronte delle misure contro la povertà emerge un dato significativo: l’Assegno di inclusione, pur crescendo rispetto al 2024 fino a 5,612 miliardi, rimane ampiamente sotto gli 8,871 miliardi che il Reddito di cittadinanza assorbiva nel 2021. Anche il numero dei beneficiari risulta inferiore rispetto agli anni della precedente misura.
Crediti contributivi e controlli
Nel 2025 i crediti contributivi iscritti a bilancio ammontano a 125,767 miliardi di euro, dei quali il 79,4% è considerato inesigibile. Il Civ attribuisce la riduzione principalmente agli effetti delle diverse rottamazioni delle cartelle. Per coprire almeno in parte tali crediti, l’Istituto ha costituito un fondo di riserva pari a 99,873 miliardi, in aumento rispetto all’anno precedente.
Sul fronte della vigilanza diminuiscono le ispezioni e il numero degli ispettori, mentre aumenta il valore dell’evasione contributiva accertata. Il Consiglio di indirizzo e vigilanza osserva che l’assunzione di 355 nuovi ispettori rappresenta “certamente una prima risposta a una pesante emergenza ma rimane comunque necessario rivedere complessivamente il sistema e scegliere quale strada intraprendere in prospettiva, sempre nell’ottica di una collaborazione fra gli Enti, superando comunque questa fase di incertezza che penalizza l’attività di contrasto all’evasione contributiva e al lavoro irregolare che invece l’Istituto dovrebbe condurre con sempre maggiore capacità”.
Tempi di lavorazione in miglioramento
Il Rendiconto segnala anche un miglioramento nella qualità dei servizi. Secondo il Civ, i dati mostrano un andamento “tendenzialmente positivo“. I tempi medi per l’accertamento dell’invalidità civile scendono a 140 giorni, con una fase amministrativa ridotta a 15 giorni, mentre per la maggior parte delle pensioni i tempi di definizione non superano i 30 giorni.
Nel frattempo prosegue anche la riduzione del personale dell’Inps, che nel 2025 conta 24.521 dipendenti, rispetto ai 25.344 del 2024 e ai 26.687 del 2023.
Enrico Foscarini, 27 giugno 2026
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