3 scenari per la seconda parte del 2026



Oggi è una di quelle giornate di dati non esplosivi, ma che comunque ci aiutano a capire che aria tira tra Stati Uniti ed Europa. Negli USA uscirà la bilancia commerciale di maggio che, dopo mesi con deficit belli pesanti, gli analisti si aspettano un numero un po’ meno brutta (intorno ai -56/-60 miliardi). È uno di quei dati che ti dicono quanto l’America continua a tirare il resto del mondo e se la domanda interna sta tenendo o no. Se il deficit si riduce più del previsto, potrebbe essere un piccolo segnale che le cose si stanno un po’ riequilibrando. Se invece delude, rafforza l’idea che gli Stati Uniti restano una macchina da importazioni e consumi belli aggressivi.

In Europa il focus sarà sulla produzione industriale tedesca e su qualche numero francese e inglese (bilancia commerciale francese e i prezzi delle case in UK). La Germania è comunque sempre il termometro dell’Europa. Se la produzione industriale sorprende positivamente, si respirerebbe un po’ di sollievo e si penserebbe che il manifatturiero stia lentamente uscendo dal tunnel. Se invece arriva l’ennesima delusione, tornerebbe subito la solita domanda: “ma questa Europa quando riparte davvero?

Passata la prima metà dell’anno, riteniamo utile tornare ancora sulle attese per i prossimi sei mesi. Abbiamo elaborato i tre classici scenari: base, bull e bear per il resto del 2026, dando ad ognuno una probabilità. Vediamo uno ad uno.


Scenario base (60%). Nonostante un costante susseguirsi di rischi sui titoli dei giornali, i fondamentali dell’economia statunitense rimangono solidi e le prospettive di forte crescita sono intatte. Il mercato del lavoro è ancora lontano da una zona di recessione, nonostante il calo di giugno a 57k contro 129k di maggio ma con un tasso di disoccupazione in flessione al 4.2% dal 4,3% di maggio. I consumatori sono ancora in buona salute: i dati del Bank of America Institute mostrano una crescita della spesa con carte di credito e di debito del +5,1% anno-su-anno (YoY) a maggio, il ritmo più veloce degli ultimi quattro anni. I recenti picchi di petrolio e gas sembrano poco propensi a tradursi in una ripresa dell’inflazione a livello dell’intera economia, anche se pressioni sui prezzi persistenti e una solida crescita dell’occupazione potrebbero comunque lasciare spazio a limitati rialzi dei tassi da parte della Fed più avanti nell’anno.

Per i mercati il quadro è altrettanto costruttivo. Gli utili per azione (EPS) dell’S&P 500 sono previsti in crescita a doppia cifra su base annua, mentre i margini aziendali restano resilienti. È già ben avviato un ciclo pluriennale di investimenti in capitale (capex) guidato dalla tecnologia, e la continua adozione dell’AI dovrebbe fornire un significativo vento in poppa alla produttività nel tempo. In questo contesto, la partecipazione al mercato azionario potrebbe continuare ad ampliarsi, con un ulteriore miglioramento dei mercati emergenti (EM) e delle small- e mid-cap.

Scenario Bull (20%). rischi di upside rispetto al caso base si sono materializzati e lo scenario bull sembra guadagnando slancio. Le stime sia per il 2026 sia per il 2027 sono salite in modo significativo nelle ultime settimane, con revisioni superiori alla media storica. Anche l’allentamento delle tensioni geopolitiche ha migliorato notevolmente le prospettive. Profitti più robusti, produttività in miglioramento e una partecipazione più ampia sotto il livello dell’indice potrebbero contribuire a prolungare il ciclo anche nel caso bull, nonostante le valutazioni elevate. In questo scenario positivo, l’inflazione continuerebbe a raffreddarsi con il calo dei prezzi di petrolio e gas, consentendo alla Fed di mantenere una pausa prolungata o, al massimo, un solo potenziale rialzo dei tassi. Potrebbe emergere una curva dei rendimenti più ripida, accompagnata da aspettative di crescita più forti e da un quadro macroeconomico resiliente. Il ciclo di capex legato all’AI potrebbe inoltre accelerare ulteriormente, sostenendo il settore Technology e favorendo gli investimenti in data center, generazione di energia, ammodernamento delle reti elettriche, automazione industriale, aerospazio e difesa.

Scenario Bear (15%). Lo scenario bear merita di essere sempre monitorato con attenzione, anche se appare meno preoccupante rispetto all’inizio dell’anno. Se infatti diversi rischi si sono attenuati, almeno per il momento, rimangono latenti e pronti a materializzarsi. I progressi diplomatici verso la conclusione della guerra tra USA e Iran hanno ridotto la probabilità di un’escalation in un conflitto più ampio. Il conseguente calo dei prezzi di petrolio e gas ha contribuito ad alleviare uno dei punti di pressione più immediati per inflazione e fiducia dei consumatori. Anche altri potenziali shock non si sono di fatto materializzati: la più grande offerta pubblica iniziale della storia è stata assorbita senza difficoltà e il passaggio di consegne alla guida della Fed è stato relativamente fluido, nonostante il tono hawkish del nuovo presidente abbia suscitato qualche perplessità. Perché il caso bear torni a imporsi, servirebbe probabilmente un nuovo riaccendersi delle tensioni geopolitiche, una inversione al rialzo dei prezzi del petrolio e un’inflazione che si sposti ben al di sopra dell’obiettivo. Un rischio chiave sarebbe un forte aumento dei tassi determinato da una risposta politica più aggressiva, che potrebbe mettere sotto pressione le azioni, mettendo a rischio sia gli utili sia le valutazioni. Le prospettive di crescita verrebbero probabilmente messe in discussione in questo scenario, rischiando di far riemergere le preoccupazioni di stagflazione. Questa convergenza di fattori potrebbe riportare sotto i riflettori i timori di una bolla tecnologica e spostare la leadership di mercato verso i titoli difensivi.

Scenario molto avverso (5%). Improbabile, ma esiste. Questo scenario rimane il rischio di coda più estremo e richiederebbe la convergenza di risultati negativi su utili, geopolitica e macroeconomia tali da spingere l’S&P 500 in territorio di bear market. A nostro avviso, resta il percorso meno probabile.



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