SpaceX ha perso il 23% nelle ultime tre sedute



Wall Street ha iniziato male la settimana, la depressione del lunedì ha pesato soprattutto sui titoli delle società collegate all’intelligenza artificiale ed alle esplorazioni spaziali.

Il Nasdaq ha perso l’1,3% e l’indice Bloomberg Magnificent Seven oltre il 2%: Amazon e Alphabet hanno chiuso la seduta con ribassi di quasi il 5%.

SpaceX ha perso il 16% nel giorno dell’annuncio di un un collocamento di obbligazioni. Il titolo ha toccato quota154,60 dollari, il livello più basso dal primo giorno di quotazione, portando la perdita in tre giorni al 23% e bruciando oltre 600 miliardi di dollari di valore nello stesso periodo. La capitalizzazione di mercato della società si attesta ora poco sopra i 2 trilioni di dollari.

L'S&P 500 ha perso lo 0,4%, ha chiuso in rialzo il Dow Jones, +0,3%.

Wall Street sta cominciando a pensare in piccolo: ieri le small cap hanno rappresentato una nota positiva: l’indice Russell 2000 è salito dello 0,8%, nuovo massimo storico.

Ed Yardeni, presidente di Yardeni Research, scrive che, a differenza della bolla delle dot-com, caratterizzata dalla FOMO (Fear Of Missing Out, paura di perdere l'occasione), il ciclo attuale può essere meglio descritto dalla FEMO (Fabolous Earnings Momentum, ovvero un'eccezionale crescita degli utili). E questo non riguarda solo le mega-cap.

"Sebbene la qualità degli utili delle Magnificent-7 possa essere ridotta dal finanziamento circolare e dalle plusvalenze, questo non rappresenta un problema per gli utili delle Impressive-493, che sono cresciuti a un ritmo più sostenuto dalla metà del 2025", scrive. "Anche gli utili previsti per le SmallCap e le MidCap dell'S&P 600 sono cresciuti a ritmi più sostenuti nell'ultimo anno… Rimaniamo ottimisti sul mercato rialzista, con FEMO che si sta ora estendendo a tutta la struttura della capitalizzazione di mercato.”

Le borse dell’Europa dovrebbero aprire in ribasso, future del Dax di Francoforte -0,7%.

Ieri in Europa sono salite soprattutto le borse della Spagna (+1%) e della Gran Bretagna (+0,7%). In lieve calo il Ftse Mib di Milano, tra le migliori da inizio anno nel Vecchio Continente, con un rialzo del 17%.

Nel giorno dell’annuncio delle dimissioni del primo ministro Keir Starmer, il tasso di rendimento del governativo inglese ha seguito il trend generale ed è sceso di quattro punti base a 4,79%. La sterlina si è apprezzata su dollaro a 0,754.

Il cambio al 10 di Downing Street “è un fattore inequivocabilmente negativo per gli asset britannici. La fase di transizione aprirà inevitabilmente un periodo di incertezza che genererà forte nervosismo sui mercati. Una prolungata corsa alla leadership o un vuoto politico potrebbero mantenere sotto pressione i titoli di Stato e la valuta britannica nel breve termine, a prescindere da quella che sarà la sua effettiva linea programmatica” commentava ieri pomeriggio eBury.

Il nuovo premier Andy Burnham si colloca stabilmente sull'ala sinistra del Partito Laburista e il suo operato come sindaco della grande Manchester potrebbe anticipare un incremento della spesa pubblica, una maggiore pressione fiscale e un aumento delle emissioni di gilt. Si tratta di un “esperimento che il Regno Unito non può assolutamente permettersi in questo momento. Con un rapporto debito/PIL ai massimi dagli anni '60, una crescita anemica e costi del servizio del debito già esorbitanti, il ridotto spazio di manovra fiscale azzera i margini di errore, esponendo il Paese al rischio di una spirale perversa tra indebitamento e stagnazione”, prosegue il report.

La transizione da Starmer a Burnham dovrebbe comunque essere fluida, visto che Wes Streeting, fino a poco tempo fa considerato un potenziale rivale, ha dichiarato il suo sostegno a Burnham.

"Questo implica una transizione senza intoppi e, cosa ancora più importante, potrebbe aumentare le possibilità che Streeting ricopra un ruolo di primo piano nel governo come Cancelliere", ha affermato Pooja Kumra, stratega senior per i tassi di interesse nel Regno Unito e in Europa presso la Toronto Dominion Bank. "Considerato che Streeting è considerato fiscalmente conservatore, questa transizione potrebbe essere di supporto per i titoli di Stato britannici e per la sterlina."

Sebbene Burnham abbia parzialmente ritrattato la sua controversa affermazione secondo cui il Regno Unito non dovrebbe restare "in ostaggio" dei mercati obbligazionari, la memoria degli investitori è lunga. Ora l'attenzione a breve termine si concentra interamente sulla nomina del Cancelliere dello Scacchiere. Una linea di continuità con Rachel Reeves rappresenterebbe lo scenario ideale per i mercati.

Petrolio tipo WTI a 73 dollari il barile, -0,3%, ieri -2,7%.

Le scorte di gas naturale nell'Europa nord-occidentale si avviano verso il livello più basso da oltre un decennio, ma questo non dovrebbe compromettere la sicurezza energetica del continente nel prossimo inverno. È la tesi centrale di una nota pubblicata il 19 giugno da Samantha Dart e Laura Cyr, analiste di Goldman Sachs, che ridisegnano la mappa del rischio energetico europeo alla luce dei cambiamenti strutturali intervenuti dopo la crisi del 2022 e del recente accordo tra Washington e Teheran.

Secondo le stime della banca, gli stoccaggi di gas nell'area che include Regno Unito, Belgio, Francia, Paesi Bassi e Germania raggiungeranno al massimo il 74% della capacità prima dell'inverno — il dato più basso dal 2013 e ben al di sotto della media storica dell'88% registrata nel quadriennio pre-crisi. Il confronto con il passato, tuttavia, secondo le analiste è fuorviante: la soglia di riempimento necessaria a garantire un inverno confortevole si è strutturalmente ridotta, rendendo il 74% sostanzialmente equivalente all'88% di un tempo.

Il punto di partenza è geopolitico. L'accordo siglato tra Stati Uniti e Iran apre ora alla ripresa dei flussi energetici attraverso lo Stretto, consentendo a Goldman di mantenere invariata la propria previsione sul TTF per il secondo semestre 2026 a 41 euro per megawattora, in linea con i forward attuali.

La crisi energetica del 2022 ha innescato una distruzione permanente dei consumi: l'accelerazione nell'installazione di pompe di calore ha ridotto il fabbisogno residenziale per il riscaldamento, mentre la contrazione duratura delle attività industriali ad alta intensità energetica ha abbattuto la domanda industriale. Il risultato è un calo strutturale e persistente nei consumi di gas che, combinato con l'aumento significativo delle importazioni di GNL, ha ridisegnato i fondamentali del mercato. Offerta complessiva ancora sotto la media pre-crisi, ma domanda scesa ancora di più: questo il nuovo equilibrio su cui si regge la resilienza europea.

Con l'ulteriore espansione attesa dell'offerta globale di GNL nei prossimi anni, le analiste stimano che gli stoccaggi nord-europei potrebbero scendere fino al 70% entro fine ottobre 2028 — e tuttavia garantire comunque una protezione adeguata durante la stagione fredda. Il livello di riempimento a fine inverno previsto per quest'anno è di circa il 32%, sostanzialmente in linea con il 31% medio del periodo pre-crisi, a conferma che la soglia di partenza più bassa non si traduce in maggiore vulnerabilità.

Dollaro in apprezzamento generalizzato. Euro a 1,143, sui minimi degli ultimi tre mesi.

La combinazione di una Federal Reserve più restrittiva e di investimenti in intelligenza artificiale più consistenti e duraturi — che sta alimentando aspettative di tassi relativi più elevati — significa che il "premio dollaro” potrebbe avere spazio per ridursi, secondo Barclays.

Il cambiamento nell'asimmetria dei risultati per i tassi statunitensi e la riduzione del premio di rischio dollaro influenzano maggiormente le valute asiatiche, scrivono gli strateghi, tra cui Themistoklis Fiotakis.

Per trent'anni il capitale ha inseguito la leggerezza, questo trend si è invertito negli ultimi due-tre anni: Daniel Lurch, gestore del JSS Sustainable Equity – Strategic Materials di J. Safra Sarasin, dice che i soldi vanno verso il basso e verso il pesante: terra, miniere, metalli.

Delocalizzare, dematerializzare, digitalizzare, è stata questa la triade che ha definito il capitalismo globale dalla caduta del Muro in poi. Fabbriche spostate in Asia, catene di fornitura stirate fino all'inverosimile, valutazioni di borsa costruite su software e promesse di crescita. Poi è arrivato il 2022, con la crisi energetica, e poi le tensioni geopolitiche, e poi la corsa all'intelligenza artificiale — e il mondo ha scoperto, con una certa sorpresa, di aver bisogno di rame, di litio, di terre rare, di acciaio. Di tutte quelle cose pesanti e costose che sembravano relegate a un'epoca superata.
È su questa inversione che Lurch ha costruito la strategia HALO — Heavy Assets, Low Obsolescence — che privilegia le aziende con vantaggi competitivi fisici e beni tangibili destinati a durare decenni, non stagioni. A differenza di uno smartphone o di un chip, un cavo ad alta tensione o una turbina eolica non diventa obsoleto al prossimo aggiornamento software.

Quasi tutte le borse scendono. Peggiora nel finale il Kospi di Seul, in calo dell’8%.

Nikkei di Tokyo -2,2%, mentre lo yen è sempre più vicini ai minimi di sempre nei confronti del dollaro: stanotte c’è stata una telefonata tra il ministro delle Finanze giapponese e il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti.

L’Hang Seng di Hong Kong perde l’1,6%, da inizio anno il ribasso è dell’8,7%.

Stellantis. A maggio in Europa Occidentale (Ue, Paesi Efta e Regno Unito) sono state immatricolate 1.152.523 auto, il 3,6% in più rispetto allo stesso mese del 2025. Da inizio anno le auto vendute sono state 5.824.814, in crescita del 4,5% sullo stesso periodo dell'anno scorso.
Il gruppo Stellantis ha venduto in maggio 164.958 auto, il 2,3% in meno dello stesso mese del 2025, con una quota di mercato del 14,3% a maggio e del 15,5% da inizio anno, con 905.444 auto immatricolate in totale. Nel gruppo il marchio Fiat è quello che cresce di più con un +20,6% a maggio e un +27,6% nei primi cinque mesi dell’anno.

Prysmian ha ottenuto il notice to proceed per l'interconnessione elettrica con Tunisia. Il valore del contratto è pari a circa eur 460 milioni, e sarà incluso nel backlog di progetti di Prysmian.

Eni. Attraverso Azule Energy, la major ha reso noto di avere raggiunto la decisione finale di investimento per il progetto Greater PAJ, un importante sviluppo petrolifero offshore situato nei Blocchi 31 e 31/21 al largo dell’Angola.

Italgas. Il piano 2026-2032 uscito stamattina stima investimenti per 13 mld euro, +14,6% rispetto al precedente


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