Clima, Legambiente: Basilicata tra le regioni più esposte all’erosione costiera. “Servono strategie strutturali, non interventi d’emergenza”


POTENZA – La crisi climatica continua a lasciare il segno anche lungo le coste italiane. Non solo ondate di calore e temperature record, ma un aumento costante di piogge intense, raffiche di vento, grandinate, trombe d’aria e mareggiate che stanno mettendo a dura prova il litorale del Paese. A lanciare l’allarme è il nuovo report di Legambiente “Spiagge. Gli impatti degli eventi meteo estremi e la gestione delle aree costiere italiane”, realizzato insieme all’Osservatorio Città Clima.

Secondo il dossier, tra il 2010 e il 2026 sono salite a 308 le località costiere italiane colpite da eventi meteorologici estremi, pari al 48% dei comuni costieri, per un totale di 1.073 episodi, il 38,6% dei 2.778 eventi censiti complessivamente nel Paese. Numeri in costante crescita rispetto agli anni precedenti: nel 2025 i comuni costieri interessati erano il 45,4%, nel 2024 il 41,2% e nel 2023 il 37,3%.

Basilicata tra le più colpite in rapporto alla costa

La Basilicata registra 11 eventi meteorologici estremi nel periodo preso in esame. Un dato contenuto in termini assoluti, ma che, rapportato alla limitata estensione del litorale regionale, colloca la regione tra quelle maggiormente esposte in Italia.

Gli eventi più frequenti sono stati gli allagamenti causati da piogge intense (404 casi), seguiti da trombe d’aria (286) e mareggiate (107). Particolarmente significativo l’incremento registrato negli ultimi cinque anni: le mareggiate sono aumentate del 550%, mentre le raffiche di vento sono cresciute dell’80%.

Erosione costiera: il primato negativo della Basilicata

Accanto agli eventi estremi, Legambiente richiama l’attenzione sull’erosione costiera, fenomeno aggravato dagli effetti della crisi climatica. Secondo i dati ISPRA, negli ultimi cinquant’anni l’Italia ha perso oltre 40 milioni di metri quadrati di spiagge, con conseguenze rilevanti sugli ecosistemi e sulla sicurezza delle aree costiere.

Per la Basilicata il quadro è ancora più preoccupante.

«La Basilicata è la regione con i più alti livelli di erosione costiera in Italia in proporzione alla lunghezza della costa bassa – sottolinea il presidente di Legambiente Basilicata, Antonio Lanorte –. Tra il 2006 e il 2019 il 51,6% del litorale è risultato in erosione, uno dei valori più elevati a livello nazionale».

Lanorte evidenzia inoltre come il divario tra costa in erosione (51,6%) e costa in avanzamento (25%) sia il più alto del Paese.

Metaponto tra le aree a maggiore rischio

Le criticità riguardano in particolare la piana di Metaponto, inserita dall’ENEA tra le 40 aree italiane a maggior rischio di inondazione. Secondo gli scenari elaborati al 2100, in assenza di interventi di mitigazione e adattamento, decine di chilometri quadrati potrebbero essere sommersi dall’innalzamento del livello del mare.

Per questo Legambiente chiede un cambio di approccio nella gestione delle coste lucane.

«È fondamentale approvare e attuare strumenti di pianificazione che riducano il rischio per cittadini, abitazioni e infrastrutture – afferma Lanorte – superando la logica degli interventi emergenziali e delle opere rigide che, finora, hanno prodotto benefici limitati e spesso temporanei».

L’associazione ritiene prioritario recuperare il naturale equilibrio del sistema costiero, limitando i prelievi di materiale litoide, ricostituendo le dune e rinaturalizzando le aste fluviali, affrontando il problema dell’erosione lungo l’intero percorso della sabbia, dalla montagna fino al mare.

Le perplessità sul progetto per Metaponto

Tra gli esempi più significativi del fenomeno viene indicato il litorale di Metaponto, interessato da anni da un progressivo arretramento della linea di costa.

Legambiente ribadisce le proprie riserve sul progetto regionale finanziato con 11 milioni di euro, ritenendo che gli interventi previsti – basati prevalentemente su barriere e opere rigide – rischino di risolvere solo situazioni localizzate, trasferendo il problema lungo altri tratti della costa.

Secondo l’associazione, la Regione Basilicata dovrebbe invece procedere all’aggiornamento del Piano delle Coste, introducendo una pianificazione fondata sul monitoraggio continuo della morfologia costiera, sulla tutela della biodiversità e sul ripristino dei processi naturali di trasporto e sedimentazione dei sedimenti.

Il ruolo della Posidonia

Nel report trova spazio anche il contributo di Sergio Cappucci (ENEA) ed Enzo Pranzini (Università di Firenze), che evidenziano il valore della Posidonia oceanica quale difesa naturale contro l’erosione.

Gli accumuli di posidonia e di altro materiale vegetale sulle spiagge rappresentano infatti una protezione efficace contro le mareggiate. Tuttavia, la pulizia meccanizzata degli arenili praticata durante la stagione estiva comporta spesso anche l’asportazione di sabbia, contribuendo ad accelerare i processi erosivi.

Per questo Legambiente rinnova la richiesta di una gestione più sostenibile della posidonia spiaggiata.

Concessioni balneari e Piano del Demanio Marittimo

L’associazione interviene infine sul tema delle concessioni balneari, chiedendo al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di accelerare l’emanazione delle linee guida per le gare previste dalla direttiva europea Bolkestein.

Pur prendendo atto della proroga delle concessioni esistenti fino al 30 settembre 2027, Legambiente ricorda che sarà la Regione Basilicata, competente sulla gestione del demanio marittimo, a predisporre i futuri bandi.

«È necessario – conclude Lanorte – definire finalmente un quadro normativo che premi la qualità dei progetti e la sostenibilità ambientale, garantendo al tempo stesso la libera fruizione delle spiagge. Occorre inoltre rendere operativo il Piano regionale di utilizzo del demanio marittimo, fermo dal 2005, evitando che la stagione dei bandi si traduca semplicemente nella sostituzione dei gestori senza modificare un modello ormai insostenibile sotto il profilo ambientale, sociale ed economico».


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