CASTEL DEL PIANO. C’era un tempo in cui il medico di famiglia era davvero uno di famiglia. Conosceva i genitori e poi vedeva crescere i figli, sapeva quali malattie erano passate da quella casa e quali preoccupazioni vi erano rimaste, arrivava con la sua borsa quando qualcuno stava male e, quando non c’era più niente da guarire, continuava comunque a bussare alla porta.
Il dottor Aldo Donati apparteneva a quella generazione di medici.
È morto a 85 anni, lasciando un vuoto che a Castel del Piano va ben oltre quello professionale, perché per decenni Donati è stato semplicemente “il dottore” per generazioni di persone che a lui hanno affidato la propria salute e quella dei propri figli.
Disponibile, serio, preparato, con una capacità diagnostica che ancora oggi viene ricordata dai suoi pazienti. Ascoltava, visitava e spesso aveva già capito quale fosse il problema quando gli altri stavano ancora cercando le parole per raccontarglielo.
E soprattutto c’era.
Donati era originario di Montevarchi, ma la sua vita professionale e familiare sarebbe diventata profondamente amiatina.
Dopo la laurea in Medicina arrivò a Castel del Piano, dove cominciò a lavorare all’ospedale. Furono due anni importanti, ma il suo futuro sarebbe stato altrove, fuori dalle corsie e molto più vicino alla vita quotidiana delle persone.
Nel 1974 ebbe la possibilità di diventare medico di medicina generale e cominciò così una carriera destinata a durare oltre trent’anni.
Da quel momento il suo ambulatorio diventò un punto di riferimento per Castel del Piano, ma il lavoro di Donati non finiva certamente sulla porta dello studio. C’erano le visite domiciliari, le telefonate, le urgenze e soprattutto quella disponibilità che, in una comunità relativamente piccola, trasformava inevitabilmente il rapporto tra medico e paziente in qualcosa di molto più profondo.
Ha continuato a esercitare fino al 2010, quando è andato in pensione.
Il medico che arrivava quando suonavi
A raccontare chi fosse davvero Aldo Donati sono soprattutto le parole che in queste ore stanno comparendo nei ricordi di chi è stato suo paziente.
Non sono soltanto messaggi di condoglianze. Sono frammenti di una Castel del Piano che molti ricordano bene e di un modo di esercitare la medicina che oggi sembra appartenere a un’altra epoca.
«Il dottor Donati, sempre sorridente, ha fatto parte dell’infanzia mia e dei miei coetanei», ricorda una donna del borgo.
Poi arriva l’immagine che forse più di tutte racconta quegli anni: «Erano altri tempi, quando non esisteva la burocrazia di oggi, quando suonava al campanello e veniva a visitarci nelle nostre case».
Un medico che entrava nelle abitazioni, incontrava le famiglie nel loro ambiente quotidiano e riusciva a rendere meno pesante persino il momento della malattia.
«Con il suo fare garbato e professionale rendeva più semplice la cura e noi tutti gli abbiamo voluto davvero bene. Un grazie speciale».
«Dottore nella medicina e nello spirito»
C’è una parola che ritorna continuamente nei messaggi lasciati per Donati: umanità. «Una persona speciale da ringraziare per la dedizione al suo lavoro e per la sua umanità», scrive un altro ex paziente di Donati.
E altri ricordi raccontano la stessa disponibilità, arrivata fino ai momenti più difficili della vita dei suoi pazienti, quando il compito del medico non era più quello di guarire ma semplicemente quello di esserci.
Donati continuava ad andare nelle case «anche quando nulla più si poteva fare», per stare vicino alle persone che aveva seguito magari per una vita intera.
Una frase lasciata in queste ore riesce a condensare ciò che tanti suoi pazienti stanno cercando di dire: «Dottore nella medicina e nello spirito».
Perché Aldo Donati aveva costruito il proprio rapporto con Castel del Piano giorno dopo giorno, visita dopo visita, famiglia dopo famiglia. E quando per oltre trent’anni si entra nelle case delle persone nei momenti in cui sono più fragili, inevitabilmente si finisce per diventare parte della storia di quella comunità.
Il contributo alla nascita dell’Avis di Arcidosso
Il suo impegno non si era fermato alla professione. Donati aveva infatti contribuito anche alla fondazione della sezione Avis di Arcidosso, mettendo la propria esperienza e la propria sensibilità al servizio di un progetto che avrebbe continuato negli anni a promuovere la donazione del sangue sull’Amiata.
Un altro pezzo di quella medicina intesa non soltanto come mestiere, ma come servizio verso gli altri. Lo stesso principio che aveva accompagnato la sua lunga attività di medico di famiglia.
Cinquant’anni dalla laurea, l’ultimo riconoscimento
Nel 2024, mezzo secolo dopo aver conseguito la laurea in Medicina, per Aldo Donati era arrivato anche uno di quei riconoscimenti che permettono di voltarsi indietro e misurare il tempo trascorso.
L’Ordine dei medici lo aveva premiato per i 50 anni dalla laurea, celebrando una vita professionale trascorsa in larga parte al servizio della comunità amiatina.
Cinquant’anni dalla laurea e decenni durante i quali il dottor Donati aveva visto cambiare profondamente la medicina, gli strumenti diagnostici, le terapie e soprattutto il rapporto quotidiano tra medico e paziente.
Ma chi oggi lo ricorda non parla di tecnologie o di ricette.
Parla di un sorriso, di una porta alla quale bussava, della tranquillità che riusciva a trasmettere e della capacità di capire rapidamente che cosa non andasse.
Castel del Piano saluta il suo dottore
Anche l’amministrazione comunale ha voluto ricordare uno dei medici storici di Castel del Piano, sottolineando la «professionalità, umanità e dedizione» con cui ha accompagnato generazioni di cittadini e il ruolo di punto di riferimento che aveva saputo conquistarsi nella comunità.
«Il suo ricordo resterà vivo nei cuori di chi lo ha conosciuto e nei valori di cura e vicinanza che ha trasmesso», è il messaggio con il quale Castel del Piano saluta il medico.
Alla famiglia è arrivato il cordoglio della comunità e del Comune di Castel del Piano.
A piangerlo sono la moglie Paola e le figlie Elisa e Carlotta, insieme alle tante persone che in queste ore stanno riscoprendo un ricordo personale legato a lui.
Perché in oltre trent’anni di professione Aldo Donati non aveva soltanto compilato ricette e fatto diagnosi. Aveva visto bambini diventare adulti, conosciuto intere famiglie e attraversato insieme ai suoi pazienti malattie, guarigioni e momenti nei quali la medicina non poteva più fare molto, ma un medico poteva ancora fare tantissimo.
Poteva esserci. Ed è forse per questo che Castel del Piano oggi non saluta soltanto un professionista di 85 anni ma saluta il suo dottore.
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