Ma questo non ha portato alcun vantaggio all’automobilista, visto che il torto era accaduto 12 anni fa e quindi la sentenza non può oggi sanare l’ingiustizia subita.
Un classico esempio di giustizia resa inutile a causa della sua lentezza. Al di là della soddisfazione di aver avuto ragione e il rimborso di alcune spese legali, l’automobilista non otterrà quindi giustizia nei fatti.
Tutto ha inizio nel 2014
Il provvedimento del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti aveva confermato la patente di categoria A e B, ma con una validità ridotta a soli due anni invece del periodo ordinario previsto.
La vicenda risale al 2014. Il conducente, assistito da un legale, aveva impugnato la decisione sostenendo che la limitazione temporale non fosse giustificata dalle sue condizioni di salute.
Il TAR del Lazio, pur non potendo più modificare concretamente la durata di quella patente perché il periodo interessato era ormai terminato, ha comunque accertato che il provvedimento era illegittimo e ha condannato il Ministero al pagamento delle spese di giudizio.
La patente rinnovata con validità ridotta
Al centro della causa c’era il rinnovo della patente effettuato dalla Commissione medica locale nel luglio 2014.
L’uomo aveva ottenuto la conferma dell’idoneità alla guida, ma con una scadenza fissata dopo soli due anni, fino al luglio 2016. Una decisione diversa rispetto alla durata ordinaria delle patenti, che aveva spinto l’automobilista a rivolgersi ai giudici amministrativi.
Secondo il ricorrente, la sua condizione fisica non avrebbe giustificato una limitazione così rilevante.
L’uomo aveva spiegato di avere una patologia conseguente a un incidente stradale, ma aveva sostenuto che il problema non impediva la guida e non era destinato a peggiorare.
Nel ricorso aveva evidenziato che la sua situazione non richiedeva l’utilizzo di protesi, dispositivi particolari o modifiche al veicolo.
I giudici bacchettano la Commissione medica per la patente
La questione centrale affrontata dai giudici non è stata la presenza della patologia, ma il modo in cui l’amministrazione aveva motivato la scelta di ridurre la validità della patente.
I giudici hanno rilevato che non erano state spiegate in modo adeguato le ragioni mediche alla base della decisione.
Secondo il Tribunale amministrativo, non era possibile ricostruire perché, a fronte di un giudizio positivo sull’idoneità alla guida, fosse stata imposta una revisione dopo soli due anni.
Nella sentenza il TAR sottolinea che, durante il processo, non è stato prodotto il documento originario con cui la Commissione medica locale aveva effettuato l’accertamento del 2014.
Al suo posto era stato depositato successivamente un parere della struttura sanitaria, ritenuto dai giudici un documento successivo rispetto alla valutazione iniziale.
Proprio questa mancanza, secondo il Tribunale, ha impedito di comprendere le motivazioni alla base della limitazione.
“Non si comprendono le ragioni della limitazione”
I giudici amministrativi hanno evidenziato che l’amministrazione non ha fornito elementi sufficienti per spiegare perché le condizioni fisiche dell’automobilista rendessero necessario un rinnovo così ravvicinato.
La sentenza afferma che il provvedimento risultava caratterizzato da un “deficit motivazionale”, cioè dalla mancanza di una spiegazione concreta e verificabile.
Il TAR ha quindi riconosciuto le ragioni dell’automobilista, stabilendo che la decisione amministrativa non fosse adeguatamente giustificata.
Nessun risarcimento per comportamento scorretto
L’automobilista aveva chiesto anche un risarcimento per il comportamento processuale dell’amministrazione, sostenendo che il Ministero avesse agito in modo ingiustificato.
Questa richiesta, però, non è stata accolta.
I giudici nella sentenza hanno spiegato che non sono emersi elementi sufficienti per attribuire al Ministero una condotta caratterizzata da malafede o grave scorrettezza.
Secondo i giudici, il precedente pronunciamento che aveva riguardato una situazione simile non dimostrava automaticamente una violazione intenzionale da parte dell’amministrazione.
Ministero condannato alle spese
La decisione del TAR del Lazio non ha comportato un nuovo rilascio della patente con una durata diversa, perché il periodo contestato era ormai terminato.
Il Tribunale ha però accertato l’illegittimità del provvedimento del 2014 e ha condannato il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti a rimborsare le spese di giudizio all’automobilista, liquidate in 2mila euro oltre agli accessori previsti.
Come e quando si rinnova la patente
Il rinnovo della patente categoria B (quella delle comuni automobili) dipende dall’età del conducente. SI rinnova:
- fino ai 50 anni di età, ogni 10 anni;
- tra i 50 e i 70 anni, ogni 5 anni;
- tra i 70 e gli 80 anni, ogni 3 anni;
- superati gli 80 anni, ogni 2 anni.
Con la legge in vigore ormai da qualche anno, la data di scadenza della patente corrisponde col nostro compleanno, così non è difficile ricordarla.
Si può procedere con il rinnovo non prima di 4 mesi alla scadenza. Devi effettuare una visita medica presso le strutture competenti. Per trovare i medici più vicini, puoi consultare il portale ufficiale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Il modo più facile resta comunque quello di recarsi presso un’agenzia, che vi guida in tutti i passaggi burocratici.
Quanto costa rinnovare la patente
Rinnovare una patente B costa mediamente tra 60€ e 130€. La spesa esatta dipende da dove scegli di effettuare la procedura.
Se fai tutto da te, puoi anche riuscire a chiudere con circa 60 euro di spesa, ma non è semplice la pratica. Per prenotare la visita medica alla ASL, ad esempio, puoi utilizzare il Portale dell’Automobilista.
Ci sono poi i costi fissi statali che ammontano a 26,20€ (10,20€ di diritti della Motorizzazione e 16€ di bollo), a cui vanno aggiunti 6,80€ per la spedizione assicurata della nuova patente, tutto pagabile tramite PagoPA.
Se ti rivolgi a una agenzia, diventa tutto molto più semplice, perché si preoccupano loro di tutti i passaggi. il costo oscilla mediamente tra i 100 e i 130 euro.
Quali multe per chi guida senza patente
Guidare con la patente scaduta comporta una multa da 158 € a 638 € e il ritiro immediato del documento (art. 126 del Codice della Strada).
Non è prevista la decurtazione di punti, ma in caso di incidente l’assicurazione può rivalersi su di te e rifiutarsi di pagare i danni.
Per tornare a guidare, devi quindi effettuare la visita medica per il rinnovo entro 10 giorni dal ritiro della patente.
Successivamente, devi presentare la ricevuta di rinnovo o la nuova patente al comando di Polizia per riottenere il documento originale.
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Bruno Fabbri
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