Zelensky in cerca di Patriot e Bibi al banco degli imputati: cosa aspettarsi a Washington



Amici, finché sconfitte non ci separino. È questa la linea impressa dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump che oggi ospita alla Casa Bianca i volti delle due principali guerre nel mondo. Da un lato, il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky, che avanza in Russia contro il gigante Putin, sempre più alle strette economicamente e nei sondaggi politici: a Washington cerca conferme, aiuti concreti e Patriot statunitensi per infliggere ulteriori colpi all’invasore. Dall’altro lato, l’alleato “Bibi”, alias il presidente israeliano Benjamin Netanyahu, il rappresentante dei conflitti in Medio Oriente: dalla Palestina all’Iran, in attesa di sapere se Trump continuerà a corrergli al fianco o se non gli volterà le spalle con un accordo iraniano e F35 alla nemica Turchia.

Il pretesto delle visite a Washington è il funerale di Lindsey Graham, il senatore repubblicano morto per un malore improvviso l’11 luglio, il giorno dopo aver incontrato a Kiev il presidente ucraino, di cui era un grandissimo sostenitore. Alla cerimonia nella Washington National Cathedral, è previsto un elogio funebre di Trump per il repubblicano che, dopo essere stato un acceso critico del tycoon, ne era diventato un grande alleato e amico.

Il presidente ucraino, ricevuto alle 15.30, è il primo. A seguire alle 17, il premier israeliano. Due incontri chiusi alla stampa, delicatissimi e imprevedibili, tengono il mondo, Unione europea inclusa, col fiato sospeso.

Zelensky, da “dittatore” a cercatore di Patriot

Dopo avergli dato del “dittatore, senza le carte in mano” per un accordo con la Russia, a febbraio 2025, Donald Trump accoglie sereno Zelensky: “Abbiamo sviluppato veramente una buona relazione, difficile crederci?”, ha scherzato in proposito il presidente Usa, durante l’incontro con Zelensky a luglio a margine del vertice Nato in Turchia, quando ha annunciato che gli Usa daranno all’Ucraina la licenza per produrre da soli i Patriot.

A far cambiare idea al tycoon, l’avanzamento nel conflitto bellico con la Russia da parte di Kiev, dimostratasi più all’avanguardia delle aspettative internazionali e divenuta, negli ultimi anni, il baluardo della difesa europea, esempio di come si combatte, o quanto meno sopravvive, ad un’invasione.

Trump, con la sua spiccata passione per i vincitori, ha visto accrescere così la propria stima nei confronti del presidente ucraino, spiega oggi una fonte dell’amministrazione al Wall Street Journal. Il giornale comunque sottolinea quanto questa appena trovata stima per Zelensky possa durare rimane una domanda aperta, con persone vicine al presidente che notano come le sue posizioni possano cambiare velocemente, ricordando come in passato Vladimir Putin si sia dimostrato particolarmente efficace nel fare pressioni su Trump.

Una proposta di sanzioni alla Russia

Il traguardo per Zelensky sarebbe ottenere un incontro al Congresso con i senatori, scrive The Hill, sottolineando che l’incontro avviene mente il Senato sta considerando la proposta di legge per imporre sanzioni più pesanti alla Russia che era stata scritta dallo stesso Graham ed ha un ampio sostegno bipartisan. Con la morte del senatore, anche Trump ha dato la sua benedizione alla legge, chiedendo però che vengano incluse anche sanzioni all’Iran e Hezbollah.

Bibi al banco

Con Bibi, i rapporti non sono così distesi. Il presidente Natanyahu, secondo il Times of Israel, pare abbia dovuto insistere per settimane per ottenere l’incontro alla Casa Bianca. L’ultimo risale allo scorso febbraio. I due avviarono congiuntamente lo scontro contro l’Iran, Ma l’opposizione del presidente israeliano al cessate il fuoco e al memorandum di intesa con l’Iran per la riapertura dello stretto di Hormuz avrebbero portato a momenti di vero e proprio scontro tra i due amici e alleati.

Se Zelensky era un “dittatore” prima e un amico oggi, Bibi paga lo scotto di essere stato un alleato prima e un “ingrato” e un “pazzo” dopo: “Senza di me, non ci sarebbe Israele”, aveva dichiarato a giugno Trump che anche ieri, parlando in vista dell’incontro di oggi, ha ribadito il concetto. “A Bibi dirò che se non fossi stato il presidente, l’Iran ora avrebbe armi atomiche e Israele sarebbe stato distrutto”, ha affermato il presidente intervistato da Axios.

La riapertura dello Stretto di Hormuz e gli F35 alla Turchia

Sul tavolo del confronto c’è il nodo che tiene sospeso il mondo intero e dal quale dipendono l’inflazione e l’economia anche dell’Unione europea: la riapertura dello Stretto di Hormuz. Con i raid sospesi contro l’Iran e apparenti negoziati in corso con Teheran, Trump crede che vi siano “buone possibilità” di raggiungere un accordo. In caso contrario? Il presidente Usa è pronto a riprendere a martellare l’Iran.

Intanto, Bibi gioca le sue carte. L’asso nella manica è la prova dell’avanzamento del programma nucleare di Theran, prove raccolte dall’intelligence israeliana, secondo la quale, il programma avanza sotto la direzione della nuova guida suprema Mojtaba Khamenei.

Ma anche gli avvertimenti pubblici che il premier israeliano ha mosso riguardo alla vendita da parte di Washington di F35 alla Turchia e, ai quali Trump ha risposto: “Nessuno mi dice quello che dovrei vendere. La Turchia non è un grande fan di Israele, non è un grande fan di Bibi. Ma con me sono grandi”.

Un mandato d’arresto internazionale: la posizione dell’Ue

L’Unione europea resta a guardare, almeno per il momento, gli esiti dei due incontri. L’ampio sostegno manifestato al presidente ucraino si è tradotto negli ultimi mesi con una Coalizione dei Volenterosi che ha trovato nella nuova leadership britannica di Brhunam ulteriore conferma.

Bruxelles, tra il 21esimo pacchetto di sanzioni alla Russia e le ingenti risorse elargite all’Ucraina, sa bene da che parte stare nella Storia. Si è detta pronta a insegnare tutto ciò che sa a Kiev e avanza con il programma Freyja, i prototipi di missili antibalistici europei che il presidente ucraino vorrebbe pronti entro la metà del 2027.

Su Benjamin Netanyahu, invece, pende un mandato d’arresto internazionale. La Commissione europea ha invitato i Paesi membri a “garantire piena cooperazione” con la Corte penale internazionale, “incluso attraverso la rapida esecuzione dei mandati d’arresto pendenti”. Nel mirino? Il doppio sorvolo dell’Italia e della Grecia per raggiungere la Casa Bianca da parte del premier israeliano: per il portavoce dell’esecutivo europeo Anouar El Anouni, tali casi specifici saranno analizzati dalla Corte. “Noi, come Ue, sosteniamo la Cpi e i principi stabiliti nello Statuto di Roma”, “rispettiamo l’indipendenza e l’imparzialità della Corte” e “siamo fortemente impegnati per la giustizia penale internazionale e la lotta contro l’impunità”, prosegue. Infine, El Anouni ha richiamato le conclusioni del Consiglio del 2023 in cui l’ente “invita gli Stati a garantire piena cooperazione con la Corte, incluso attraverso la rapida esecuzione dei mandati d’arresto pendenti”.


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