Del Re, la casa sarà uno dei temi centrali della festa di Firenze Democratica?
«Sì, la prima iniziativa sarà dedicata alle politiche abitative pubbliche. È un tema che Firenze Democratica ha inserito fin dal proprio programma elettorale e sul quale continuiamo a confrontarci con esperti, associazioni e rappresentanti del mondo accademico. Il nostro obiettivo è far comprendere che, per aiutare le persone più bisognose e le fasce meno abbienti, il pubblico deve agire in prima persona e ampliare il patrimonio abitativo disponibile».
Qual è oggi la situazione delle case popolari a Firenze?
«Ci sono oltre 860 alloggi di edilizia residenziale pubblica vuoti. L’amministrazione comunale ha aumentato gli investimenti per le ristrutturazioni, ma non basta, anche perché i costi della manutenzione continuano a crescere. Il Comune spende inoltre più di mezzo milione di euro ogni anno per blindare gli immobili vuoti ed evitare le occupazioni abusive. Nel frattempo, sono circa tremila le persone in lista d’attesa per ottenere una casa popolare».
Il problema riguarda anche chi non può accedere all’edilizia popolare?
«Certamente. Esiste una fascia grigia composta da famiglie e persone che non hanno i requisiti per una casa popolare, ma che allo stesso tempo non riescono a sostenere i prezzi del libero mercato. A loro si aggiungono gli studenti, in particolare quelli fuori sede, che incontrano enormi difficoltà nel trovare una sistemazione a costi accessibili».
Che cosa potrebbe fare il Comune per gli alloggi studenteschi?
«La competenza è soprattutto della Regione e dell’Università, ma il Comune può partecipare ai bandi pubblici, direttamente oppure attraverso Casa Spa. È quanto accaduto per i nuovi studentati in fase di realizzazione alla caserma Lupi di Toscana e di San Salvi. Da allora, però, l’amministrazione non ha più partecipato a bandi per ampliare il numero degli alloggi pubblici destinati agli studenti. Gli ultimi due progetti sono proprio quelli che seguii io e prevedevano anche forme di abitare intergenerazionale tra giovani e anziani».
A San Salvi preoccupa anche il futuro della Rsa Le Civette.
«Siamo molto preoccupati per l’annunciata chiusura della struttura, che ospitava inizialmente circa quaranta persone. Dipendenti e familiari dovrebbero essere convocati il 15 settembre per ricevere una comunicazione definitiva. La nostra popolazione è sempre più anziana e, anziché ridurre i posti disponibili, dovremmo aumentarli, considerando le lunghe liste d’attesa e i costi elevatissimi delle strutture private».
Qual è il ruolo dell’amministrazione comunale in questa vicenda?
«È vero che la sanità è una competenza regionale, ma il Comune non può assistere in silenzio alla chiusura di una Rsa. Firenze presiede la Società della Salute e ha quindi un ruolo anche in materia sociosanitaria. Abbiamo depositato una mozione insieme ad altri gruppi consiliari affinché la Giunta si esprima e intervenga. Le Civette è una struttura pubblica e aveva anche tariffe più accessibili: la sua chiusura ci lascia profondamente perplessi».
Avete criticato il Comune anche per non aver partecipato ad alcune aste immobiliari.
«Sì, penso agli immobili del fallimento Le Quinte. L’asta era andata deserta per tre volte e successivamente gli edifici sono stati acquistati da un privato a cifre al metro quadrato che, da quanto abbiamo letto, erano particolarmente basse. Il Comune avrebbe potuto partecipare e acquisire direttamente quegli immobili. Invece continua a delegare ai privati le politiche abitative, limitandosi a chiedere il mantenimento di un canone calmierato».
Anche l’operazione alla caserma Lupi di Toscana non vi convince?
«Ci preoccupa l’accordo con Investire Sgr, l’unico fondo che si è presentato alla gara. Il privato realizzerà e gestirà gli alloggi a canone calmierato per quindici anni, ma successivamente potrà immetterli sul mercato a canone libero. Il fondo avrà inoltre un diritto sull’area per novant’anni. La caserma Lupi di Toscana doveva rappresentare la grande risposta di Firenze all’emergenza abitativa, con un nuovo quartiere dotato di case popolari, alloggi a prezzi accessibili, una scuola, spazi di aggregazione e verde urbano. Delegando l’operazione al privato, però, è inevitabile che prevalga la necessità di ottenere un ritorno economico dall’investimento».
Qual è la vostra posizione sugli affitti turistici brevi?
«Siamo favorevoli a una regolamentazione e abbiamo apprezzato la modifica della legge regionale promossa dall’assessore Leonardo Marras. Il sistema delle autorizzazioni consente ai Comuni di evitare che chi ha già destinato un immobile agli affitti turistici possa vantare una rendita di posizione permanente. Adesso, però, spetta ai Comuni applicare bene la normativa. A Firenze si continua a dire che chi ha svolto questa attività potrà proseguire per altri due o tre anni, senza chiarire cosa accadrà alla scadenza di questa sorta di moratoria e con grandi lacune sul fronte dei controlli».
Limitare gli affitti brevi può risolvere l’emergenza abitativa?
«È una misura necessaria, perché l’esplosione del fenomeno ha contribuito all’aumento dei canoni e dei valori immobiliari, oltre ad aver modificato l’identità del centro storico. Ma non è sufficiente. Il Comune non può limitarsi a imporre vincoli ai privati: deve investire direttamente nella casa pubblica. Firenze deve rimanere accessibile non soltanto ai turisti, ma anche a chi vuole viverci, lavorare e studiare, indipendentemente dalle proprie disponibilità economiche».
A breve ci sarà il consiglio straordinario su Montedomini, parlerete anche di questo alla festa?
«Sì, parleremo di politiche sociali perché sono fondamentali affinché una città sia davvero accogliente per tutti, ma nel dibattito pubblico se ne parla troppo poco. Il caso Montedomini dimostra che ci sono stati problemi, anche soltanto sotto il profilo dell’omesso controllo. Un piano casa avrebbe dovuto partire proprio dagli alloggi sfitti e vuoti di Montedomini, mettendoli a disposizione delle persone più bisognose».
Invece quegli immobili sono stati destinati agli affitti turistici.
«È una scelta che contestiamo. Gli alloggi vuoti sono stati affidati al mercato degli affitti turistici, con un intermediario privato che ricava una parte degli introiti: l’intero guadagno, quindi, non va neppure a Montedomini. Si sarebbe dovuto partire da quel patrimonio per costruire un vero piano casa rivolto alle persone in difficoltà».
Chi parteciperà agli incontri dell’11 e 12 settembre?
«L’iniziativa dedicata alla casa si terrà l’11 settembre alle 18 alle Murate. La professoressa Perrone illustrerà il modello di Vienna, dove da circa un secolo la casa viene considerata un’infrastruttura pubblica al pari del trasporto collettivo. Grazie a una strategia di lungo periodo, la città ha costruito un enorme patrimonio abitativo pubblico e sociale, utilizzando anche strumenti come la finanza etica. Il professor Claudio Pifferi interverrà invece sul tema degli alloggi per gli studenti».
«Avremo poi altre due importanti testimonianze: Cristiano Lucchi e Fatima Benji, dell’associazione Pantagruel, con i quali parleremo di politiche sociali. Vogliamo riportare al centro del confronto pubblico le risposte da offrire a famiglie, studenti, anziani e persone fragili. La festa di Firenze Democratica dell’11 e 12 settembre sarà un’occasione per discutere di una città dove il pubblico agisce per dare risposte ed eliminare quelle disuguaglianze, che sarà il tema trasversale di tutti i dibattiti».
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