la nuova frontiera del ricatto e del riciclaggio


Yoshua Bengio, uno dei pionieri del deep learning, avverte che i sistemi di intelligenza artificiale evolvono più velocemente dei meccanismi di controllo. I rischi principali includono soprattutto gli usi criminali (armi biologiche, cyberattacchi, riciclaggio), la manipolazione delle democrazie e il rischio di perdita di controllo su macchine sempre più autonome. Nel campo del crimine organizzato, per secoli abbiamo immaginato i boss mafiosi arroccati nei loro territori, legati a vecchi codici d’onore e ai celebri pizzini. Oggi quella narrazione è definitivamente superata. Per capire come sta cambiando il volto della criminalità organizzata globale con l’arrivo dell’intelligenza artificiale, abbiamo rivolto alcune domande a Vincenzo Musacchio, professore di strategie di contrasto della criminalità organizzata, associato al RIACS presso la Rutgers University of Newark.

Professor Musacchio, partiamo dal controllo del territorio. Siamo abituati all’immagine del “picciotto” che minaccia l’imprenditore o incendia la saracinesca. Oggi è ancora così?
Il controllo del territorio non necessita più della presenza fisica. Per secoli il potere delle mafie si è basato su elementi radicalmente reali: l’intimidazione visibile, il silenzio, i messaggi cifrati su pezzi di carta e una rigida gerarchia familiare. Oggi la criminalità organizzata sta compiendo un salto di qualità tecnologico senza precedenti. Con i nuovissimi software si è in grado di clonare la voce di una persona con un campionamento audio di pochi secondi o di creare video deepfake iperrealistici. Le mafie hanno a disposizione lo strumento di ricatto definitivo. Possono clonare la voce e il volto di amministratori delegati o direttori di banca per autorizzare bonifici milionari, svuotando fondi sovrani o casse aziendali. Magistrati, politici, giornalisti scomodi o imprenditori che rifiutano di piegarsi possono essere neutralizzati attraverso la creazione di prove video o audio totalmente false ma indistinguibili dal vero, capaci di distruggerne la credibilità pubblica in pochi minuti. La paura non viaggia più solo sul filo del telefono o nel buio di una strada, ma si annida in un allegato video.

Il cuore pulsante di ogni organizzazione mafiosa è il denaro. Come sta cambiando il riciclaggio dei proventi illeciti con l’avvento dell’intelligenza artificiale?
Accumulare miliardi con il narcotraffico è inutile se quei capitali non sono ripuliti e immessi nell’economia legale. Fino a ieri, questa operazione richiedeva una fitta rete di professionisti compiacenti: banchieri, avvocati, commercialisti. Domani, basterà un’intelligenza artificiale generativa specializzata in ingegneria economico-finanziaria. Grazie a sistemi di machine learning capaci di analizzare in tempo reale i flussi finanziari globali e le falle normative di centinaia di giurisdizioni, le mafie possono creare migliaia di transazioni simultanee in criptovalute, convertite e scambiate attraverso bot automatizzati su piattaforme di finanza decentralizzata (DeFi). Questo rende il tracking umano o dei software antiriciclaggio tradizionali del tutto obsoleto. L’intelligenza artificiale genera automaticamente contratti, fatture per operazioni inesistenti e bilanci societari apparentemente impeccabili, tarati perfettamente per superare i controlli degli algoritmi di vigilanza delle banche centrali. Il riciclaggio si trasforma da un processo lento e rischioso a un flusso continuo, impercettibile e frazionato in micro-operazioni istantanee.»

Questo significa che le mafie non subiscono più l’iniziativa dello Stato, ma riescono in qualche modo a prevederla?
Sì, è così. Uno degli aspetti più inquietanti riguarda l’uso dell’intelligenza artificiale predittiva. Se le forze dell’ordine utilizzano algoritmi per mappare i crimini e prevenire i reati nelle città, le mafie fanno l’esatto contrario. Ricordiamo che i clan dispongono di risorse finanziarie quasi illimitate per arruolare i migliori scienziati informatici sul mercato. Alimentando i sistemi di intelligenza artificiale con dati storici sui sequestri, sulle rotte commerciali, sui turni delle pattuglie doganali e persino sulle sentenze dei giudici, i clan possono calcolare con precisione matematica le rotte di trasporto della droga a più basso rischio; i porti e gli hub logistici globali con i controlli doganali più vulnerabili in un determinato giorno dell’anno; i modelli di comportamento degli investigatori, ottimizzando i propri sistemi di sicurezza interna per evitare intercettazioni e pedinamenti. In questo scenario, la criminalità organizzata smette di reagire alle azioni dello Stato: le anticipa, riducendo il rischio operativo quasi a zero.

Assistiamo anche a una mutazione geopolitica e strutturale di queste organizzazioni? C’è il rischio di una colonizzazione dell’economia lecita?
Sì, le mafie tradizionali — dalla ‘ndrangheta ai cartelli sudamericani, dalle triadi cinesi alle mafie russe — stanno stringendo alleanze strategiche con i maggiori esperti del cybercrimine. L’intelligenza artificiale permette di automatizzare gli attacchi informatici contro infrastrutture critiche come ospedali, reti elettriche e sistemi di trasporto per scopi estorsivi. Attraverso malware potenziati dall’intelligenza artificiale, in grado di mutare il proprio codice autonomamente per sfuggire agli antivirus — il cosiddetto polimorfismo algoritmico — mettono in ginocchio intere città o multinazionali, esigendo riscatti in criptovalute. Questo garantisce profitti immensi con un rischio di cattura fisico praticamente nullo: non c’è un covo da assaltare, non c’è un latitante da scovare in un bunker sotterraneo. L’obiettivo delle nuove mafie non è il caos, ma il controllo e la stabilità del proprio potere. L’intelligenza artificiale oggi offre la capacità di manipolare l’opinione pubblica su scala macroscopica attraverso fabbriche di bot intelligenti, capaci di orientare il dibattito politico e influenzare le elezioni per favorire candidati compiacenti o ricattabili. Infine, gli algoritmi di trading ad alta frequenza (HFT) alimentati da capitali mafiosi possono speculare sui mercati azionari, provocando il crollo di aziende sane per poi rilevarle a prezzi di saldo, completando l’opera di colonizzazione dell’economia legale.

Il quadro che dipinge è quasi apocalittico. Come può lo Stato evitare di perdere questa guerra?
Se le mafie acquisiranno la capacità di automatizzare il crimine, di ripulire il denaro istantaneamente e di proteggersi con algoritmi predittivi, la lotta alla criminalità organizzata basata sulle vecchie logiche — codici penali del secolo scorso, confini nazionali, tempi burocratici — è destinata a una inevitabile sconfitta. Per evitare che la tecnologia consegni alle mafie la patente di “invincibilità”, la risposta delle istituzioni deve essere radicale, immediata ed efficace. Dobbiamo sviluppare sistemi in grado di scovare le anomalie microscopiche lasciate dalle intelligenze criminali nei flussi finanziari e nei dati di rete. La magistratura e le forze di polizia di tutto il mondo devono poter scambiare dati alla velocità della luce, superando le lungaggini delle rogatorie internazionali. Occorre assolutamente blindare i sistemi informatici delle infrastrutture pubbliche e monitorare costantemente lo sviluppo del software nel dark web. L’intelligenza artificiale è il più potente strumento conoscitivo della storia umana. Chi la dominerà tra lo Stato e l’anti-Stato determinerà se le mafie rimarranno un fenomeno arginabile o se diventeranno, per la prima volta nella storia, un potere fluttuante, invisibile e realmente invincibile.

Vincenzo Musacchio, docente di strategie di contrasto alla criminalità organizzata, associato al Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies presso la Rutgers University of Newark, è noto per il suo impegno nella lotta alle mafie e per la sua attività di formazione in ambiti riguardanti la cultura della legalità. Ha insegnato diritto penale in diverse università italiane e presso l’Alta Scuola di Formazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri in Roma. Attualmente tiene corsi negli Stati Uniti, insegnando tecniche di indagine antimafia a membri delle forze di polizia, inclusa la Polizia Metropolitana di New York. È ricercatore indipendente e membro ordinario dell’Alta Scuola di Studi Strategici sulla Criminalità Organizzata del Royal United Services Institute (RUSI) di Londra. È stato allievo di Giuliano Vassalli e ha collaborato con Antonino Caponnetto. Concentra i suoi studi sulla criminologia delle organizzazioni mafiose e sul narcotraffico internazionale. È artefice di programmi educativi, come il progetto “Legalità Bene Comune” nelle scuole di ogni ordine e grado. Interviene regolarmente in trasmissioni televisive della RAI a livello nazionale come “Presa Diretta”, “Newsroom” e “Report” e su altre testate nazionali e locali per commentare vicende di mafia e criminalità. Ha scritto numerosi libri e articoli su temi di diritto penale e criminologia. Nel 2019 a Casal di Principe gli è stata conferita la Menzione Speciale al Premio Nazionale “don Giuseppe Diana” dai familiari del sacerdote assassinato dalla camorra. Il 27 dicembre 2022 il Presidente della Repubblica gli ha conferito l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Il suo lavoro contro le mafie gli ha causato minacce di morte, che non hanno comunque interrotto la sua attività antimafia.


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